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1972

Bronzi di Riace: la scoperta del 1972 e i misteri

Pubblicato il Durata 10:08 8 fonti

Come sono stati trovati i Bronzi di Riace?

I Bronzi di Riace furono scoperti il 16 agosto 1972 dal sub romano Stefano Mariottini, in apnea a pochi metri di profondità e a circa 200-300 metri dalla costa di Riace Marina, in Calabria. Denunciò il ritrovamento il 17 agosto e il 21-22 agosto i sommozzatori dei Carabinieri riportarono a riva le due statue greche del V secolo a.C., oggi al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

Come sono stati trovati i Bronzi di Riace? Documentario in italiano sulla scoperta del 16 agosto 1972, il restauro e i misteri ancora aperti.

Apri gli occhi a Riace Marina, il giorno dopo Ferragosto del 1972. A pochi metri di profondità il sub Stefano Mariottini vede una spalla scura spuntare dalla sabbia: sembra il braccio di un uomo, invece è bronzo. Il 21 e il 22 agosto i sommozzatori dei Carabinieri recuperano due guerrieri greci del V secolo a.C., alti quasi due metri, con occhi di calcite, labbra di rame e denti d'argento. Poi otto anni di restauro tra Reggio Calabria e Firenze, la lana di pecora e la paglia trovate nella terra di fusione, le file di ore a Firenze e al Quirinale, il ritorno a Reggio del 3 agosto 1981 voluto anche da Pertini.

E i misteri: chi li ha fatti (Fidia? Pitagora di Reggio?), chi rappresentano, dove sono finiti scudi, lance ed elmi, come sono arrivati sul fondale e se esiste davvero un terzo bronzo.

In breve: i fatti da sapere

I capitoli del video

  1. 0:00Ti svegli a Riace Marina
  2. 0:58Qualcosa spunta dalla sabbia
  3. 1:43Il recupero
  4. 2:46Due guerrieri di bronzo
  5. 3:38Otto anni di restauro
  6. 4:37Tutti in fila
  7. 5:28Il ritorno a Reggio
  8. 6:03Chi sono?
  9. 6:54I misteri del fondale
  10. 7:59Cinquant'anni di Bronzi
  11. 8:52Torni a casa

Come sono stati trovati i Bronzi di Riace?

La mattina del 16 agosto 1972 Stefano Mariottini, un sub romano in vacanza in Calabria, si immerse in apnea davanti a Riace Marina, sulla costa ionica. Su un fondale sabbioso vide spuntare una spalla scura: pensò a un cadavere, poi toccò il metallo e capì che era una statua. Poco più in là ce n'era una seconda.

Le misure del ritrovamento non sono mai state del tutto univoche: nella denuncia del 17 agosto Mariottini indicò circa 10 metri di profondità e 300 metri dalla riva, in un racconto del 2009 parlò di circa 6 metri, mentre altri studi indicano circa 220 metri dalla costa.

Il recupero avvenne in condizioni di emergenza: i sommozzatori dei Carabinieri di Messina imbracarono le statue con funi e palloni gonfiati d'aria, sollevando la statua B il 21 agosto e la statua A il 22 agosto (la A ricadde una volta sul fondo prima di arrivare a riva). Nel 1973 una campagna diretta dall'archeologo Nino Lamboglia, dal 28 agosto al 4 settembre, scavò un'area di 26 per 6,5 metri: trovò 28 anelli di piombo e un frammento dell'impugnatura di uno scudo, ma nessun relitto. Lo stesso centro di Albenga rilevò che il punto esatto del ritrovamento non era stato fissato con precisione.

Chi rappresentano i Bronzi di Riace e chi li ha scolpiti?

Non esiste un'iscrizione né una fonte antica che li descriva, quindi ogni identificazione è un'ipotesi. Su una cosa la maggior parte degli studiosi concorda: sono originali greci del V secolo a.C., con la statua A più antica (intorno al 460 a.C.) e la B più recente (intorno al 430 a.C.), come riassume la voce dell'Enciclopedia dell'Arte Antica Treccani.

Le proposte principali:

  • Paolo Moreno (1998): Tideo e Anfiarao, eroi dei Sette contro Tebe, opera di Agelada il Giovane e di Alcamene.
  • Daniele Castrizio: i fratelli nemici Eteocle e Polinice, sempre dal ciclo tebano; nel 2019 ha attribuito il gruppo a Pitagora di Reggio.
  • Vinzenz Brinkmann e Ulrike Koch-Brinkmann (2016): Eretteo ed Eumolpo, re leggendari di Atene ed Eleusi.
  • Attribuzioni a Fidia o alla sua bottega, a Mirone, ad Alcamene o a Onata di Egina.

Tra i monumenti di provenienza ipotizzati ci sono il donario degli Ateniesi a Delfi per la vittoria di Maratona, il donario degli Achei a Olimpia e il monumento degli Eroi Eponimi nell'agorà di Atene. Nessuna di queste ipotesi è stata dimostrata.

Da dove vengono i Bronzi di Riace?

Gli indizi più concreti vengono dalla terra di fusione, l'argilla rimasta dentro le statue dopo la colata. Per Paolo Moreno e per altri studi (Guerrini, 2014) quella della statua A sarebbe compatibile con l'area di Argo, nel Peloponneso, mentre quella della B potrebbe venire dall'Attica. Uno studio di Jones e colleghi del 2016 ha invece escluso Atene e Corinto, lasciando aperta l'Argolide.

Resta il mistero di come siano finite davanti a Riace. L'Enciclopedia dell'Arte Antica riporta due ipotesi: le statue furono gettate in mare per alleggerire una nave durante una tempesta, oppure la nave affondò e le onde le spinsero verso riva. Rotta, data e storia precedente restano sconosciute.

Dal 2025 la procura di Siracusa indaga su un'ipotesi alternativa: che le statue siano state trovate prima nei fondali di Brucoli, in Sicilia, e poi spostate a Riace per essere vendute illegalmente. L'ipotesi si basa su analisi delle terre di saldatura e su testimonianze tardive, ma è contestata da diversi archeologi e, secondo Il Post, non ci sono elementi sufficienti per confermarla.

Come sono fatti i Bronzi di Riace?

Le statue furono realizzate con la tecnica della cera persa, fuse in più parti e poi saldate. Sono cave, con pareti spesse circa 12 millimetri nella A e 9 nella B. Dentro è rimasta per secoli la terra di fusione: nel restauro del 1992-1995 a Reggio ne furono tolti 72 kg dalla statua A e 56 kg dalla B, e il lavoro fu completato nel 2009-2013.

I dettagli sono stati realizzati con materiali diversi dal bronzo:

  • occhi in calcite bianca per la sclera e pasta vitrea per l'iride;
  • labbra, ciglia e capezzoli in rame, più rossastro;
  • denti in lamina d'argento, visibili nella bocca socchiusa della statua A.

La statua B ha anche una storia di riparazioni antiche: il braccio destro e probabilmente parte del sinistro furono rifatti già in età antica, forse ellenistico-romana, e sono stati riconosciuti grazie a una lega diversa. Entrambe reggevano uno scudo con il braccio sinistro e una lancia con la destra: questi elementi, come gli elmi, sono andati perduti.

Dove si vedono i Bronzi di Riace e come sono protetti?

I Bronzi sono esposti al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, in piazza De Nava. Dopo il primo restauro a Firenze (gennaio 1975-1980) e le mostre di Firenze e del Quirinale, tornarono a Reggio nel 1981 e da allora non hanno più lasciato la città.

Tra il 2009 e il 2013, durante i lavori al museo, furono restaurati in un laboratorio allestito a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria: tra gennaio e luglio 2010 quasi 80.000 persone li videro al lavoro. Rientrarono al museo nella notte del 21 dicembre 2013.

Oggi poggiano su basi antisismiche in marmo di Carrara progettate dall'ENEA, provate su tavole vibranti con copie a grandezza naturale: sfere permettono lo scorrimento orizzontale, cilindri e pistoni assorbono le oscillazioni verticali. La sala ha un sistema di controllo e filtrazione dell'aria e vi si accede passando da una stanza filtro. Fuori dalla Calabria sono state esposte solo copie, come le ricostruzioni a colori del Liebieghaus di Francoforte e le copie mostrate al Colosseo nel 2022.

Cronologia

  1. Stefano Mariottini scopre le due statue in apnea davanti a Riace Marina.
  2. Mariottini denuncia il ritrovamento alla Soprintendenza di Reggio Calabria.
  3. I sommozzatori dei Carabinieri recuperano la statua B (21 agosto) e la statua A (22 agosto).
  4. Campagna di Nino Lamboglia sul fondale: 28 anelli di piombo, nessun relitto.
  5. Le statue partono per il centro di restauro di Firenze.
  6. Prima esposizione al pubblico a Firenze: circa 250.000 visitatori nel primo mese.
  7. Mostra al Quirinale (circa 300.000 visitatori in dodici giorni) e ritorno definitivo a Reggio Calabria.
  8. Nuovo restauro a Reggio: rimossi 72 kg di terra di fusione dalla A e 56 kg dalla B.
  9. Restauro a Palazzo Campanella durante i lavori al museo; rientro il 21 dicembre 2013 su basi antisismiche.
  10. Cinquantenario della scoperta, celebrato con iniziative per tutto l'anno.

Domande frequenti

Dove si trovano oggi i Bronzi di Riace?

I Bronzi di Riace sono esposti al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, in piazza De Nava, in una sala dedicata con controllo dell'aria e basi antisismiche. Sono lì stabilmente dal ritorno da Firenze e Roma nel 1981, con l'eccezione del periodo 2009-2013 trascorso nel laboratorio di Palazzo Campanella, sempre a Reggio.

Quanto sono alti i Bronzi di Riace?

La statua A, detta «il giovane», è alta circa 1,98 metri e la statua B, detta «il vecchio», circa 1,97 metri, senza contare i perni che le fissavano alla base. Sono statue cave: le pareti di bronzo sono spesse circa 12 millimetri nella A e 9 nella B, e per decenni hanno conservato all'interno decine di chili di terra di fusione.

Chi ha trovato i Bronzi di Riace?

Li ha trovati Stefano Mariottini, un sub romano che il 16 agosto 1972 si immergeva in apnea davanti a Riace Marina. Il giorno dopo denunciò la scoperta alla Soprintendenza. Nella denuncia parlò di «un gruppo di statue», frase che ha alimentato per decenni l'ipotesi di altri bronzi mai recuperati.

Quanti anni hanno i Bronzi di Riace?

Hanno circa 2.450-2.500 anni. Gli studiosi li datano al V secolo a.C.: la statua A intorno al 460 a.C. e la statua B intorno al 430 a.C. La differenza di qualche decennio tra le due statue è uno dei motivi per cui alcuni studiosi pensano a due botteghe o a due momenti diversi.

Esiste un terzo Bronzo di Riace?

Non ci sono prove. L'ipotesi nasce dalla denuncia di Mariottini, che parlava di «un gruppo di statue», e dal fatto che furono trovati solo un frammento di scudo e 28 anelli di piombo. La campagna di Lamboglia del 1973 non individuò né altri bronzi né il relitto di una nave.

Perché i Bronzi di Riace sono chiamati «il giovane» e «il vecchio»?

Sono soprannomi popolari nati dall'aspetto delle due statue: la A, con la bocca socchiusa che mostra i denti d'argento, sembra più giovane; la B ha un'espressione più matura. Il soprannome coincide anche con la datazione: la A è considerata più antica (circa 460 a.C.) della B (circa 430 a.C.). In ambito scientifico si usano solo le sigle A e B.

Dove vederlo oggi

Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

La sala dei Bronzi, con le due statue sulle basi antisismiche, e le collezioni sulla Magna Grecia.

Riace Marina, Riace (RC)

La spiaggia della costa ionica davanti alla quale, a poche centinaia di metri dalla riva, furono trovate le statue.

Palazzo Campanella, Reggio Calabria

La sede del Consiglio regionale della Calabria che tra il 2009 e il 2013 ospitò il laboratorio di restauro aperto al pubblico.

Le foto vere

Testa e spalla della statua A dei Bronzi di Riace, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria
Testa e spalla della statua A dei Bronzi di Riace, Museo Archeologico Nazionale di Reggio CalabriaBenjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Volto della statua A con gli occhi di calcite e i denti d'argento
Volto della statua A con gli occhi di calcite e i denti d'argentoBenjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Barba e labbra di rame della statua B
Barba e labbra di rame della statua BSailko · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Panorama di Firenze con il Duomo e Palazzo Vecchio
Panorama di Firenze con il Duomo e Palazzo VecchioPROPOLI87 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Testa della statua B, frontale
Testa della statua B, frontaleBenjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Piazza del Quirinale e facciata del Palazzo, Roma
Piazza del Quirinale e facciata del Palazzo, RomaLuca Aless · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Statua B vista di spalle, testa e spalle (31a, ritagliata)
Statua B vista di spalle, testa e spalle (31a, ritagliata)Benjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria con la Sicilia oltre lo Stretto
Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria con la Sicilia oltre lo StrettoBenjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Testa della statua B, dettaglio
Testa della statua B, dettaglioBenjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Gruppo dei Dioscuri da Locri nella sala del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria
Gruppo dei Dioscuri da Locri nella sala del Museo Archeologico Nazionale di Reggio CalabriaBenjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Palazzo Piacentini, sede del Museo Archeologico Nazionale, su piazza De Nava
Palazzo Piacentini, sede del Museo Archeologico Nazionale, su piazza De NavaEnric · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
La sala dei Bronzi di Riace con le basi antisismiche
La sala dei Bronzi di Riace con le basi antisismicheBenjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Spiaggia di Riace Marina, agosto 2025 (34a, ritagliata)
Spiaggia di Riace Marina, agosto 2025 (34a, ritagliata)Marcuscalabresus · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Veduta aerea dell'Aquila con i monti sullo sfondo, 2008
Veduta aerea dell'Aquila con i monti sullo sfondo, 2008LIAP · pubblico dominio · Wikimedia Commons
Tracce di peli animali nella terra di fusione estratta dalla statua A, uno degli indizi studiati per capire dove e come furono fuse le statue
Tracce di peli animali nella terra di fusione estratta dalla statua A, uno degli indizi studiati per capire dove e come furono fuse le statueFoto E. Formigli (caricata da inharecherche) · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons
Il braccio sinistro della statua A, che in origine reggeva uno scudo andato perduto
Il braccio sinistro della statua A, che in origine reggeva uno scudo andato perdutoSailko · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Ricostruzione sperimentale a colori dei Bronzi di Riace, realizzata dal progetto di ricerca sulla policromia del Liebieghaus di Francoforte
Ricostruzione sperimentale a colori dei Bronzi di Riace, realizzata dal progetto di ricerca sulla policromia del Liebieghaus di FrancoforteAquaplaning · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Fonti per approfondire

  1. Wikipedia, Bronzi di Riace
  2. Wikipedia, Riace bronzes
  3. Il Post, 16 agosto 2022 (cinquant'anni dalla scoperta); StrettoWeb 2022 (Pertini e il ritorno a Reggio); Famiglia Cristiana (3 agosto 1981)
  4. Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria
  5. E. La Rocca, M. Micheli, M. Vidale, «Riace, Bronzi di», Enciclopedia dell'Arte Antica, Treccani (1996)
  6. Treccani, Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco, «I guerrieri venuti dal mare: i Bronzi di Riace»
  7. Il Post, «L'indagine che ipotizza una storia molto diversa sui Bronzi di Riace» (18 maggio 2025)
  8. Finestre sull'Arte, «16 agosto 1972-2022: gli intricati 50 anni contemporanei dei Bronzi di Riace»

Trascrizione completa

0:00Ti svegli a Riace Marina

Apri gli occhi. Senti il sole già caldo, l'odore di sale e di fichi maturi. Dietro la spiaggia cantano le cicale. Sei a Riace Marina, sulla costa ionica della Calabria, ed è il sedici agosto millenovecentosettantadue. Oggi, a poche centinaia di metri da questa spiaggia, qualcuno troverà due uomini di bronzo. È il giorno dopo Ferragosto. Sulla spiaggia ci sono ombrelloni, famiglie, qualche barca tirata a riva. Mimmo, tredici anni, aiuta il nonno Vincenzo a sistemare le reti. Il mare è calmo e trasparente. A duecento, forse trecento metri dalla riva, un sub venuto da Roma si immerge in apnea. Non lo sa ancora, ma sta per fare una delle scoperte archeologiche più famose del secolo.

0:58Qualcosa spunta dalla sabbia

Si chiama Stefano Mariottini. A pochi metri di profondità, sei, forse dieci, vede qualcosa che spunta dalla sabbia: una spalla scura. Sembra il braccio di un uomo. Per un attimo pensa a un cadavere. Si avvicina e la tocca. Non è carne: è metallo. È la spalla di una statua. E poco più in là, sotto la sabbia, c'è la sagoma di un'altra. Il giorno dopo, il diciassette agosto, Mariottini denuncia la scoperta alla Soprintendenza. Scrive di un gruppo di statue. È una frase che, anni dopo, farà nascere un mistero.

1:43Il recupero

Il ventuno agosto i sommozzatori dei Carabinieri legano la prima statua con le funi e la sollevano con un pallone gonfiato d'aria. Il giorno dopo tocca alla seconda. Sulla spiaggia si raduna mezzo paese. Mimmo e il nonno si fanno largo tra la folla. Anche tu sei lì, con i piedi nell'acqua. Quando i due giganti escono dal mare, coperti di incrostazioni, qualcuno si fa il segno della croce. Le chiamano statua A e statua B. Più tardi avranno anche un soprannome: il giovane e il vecchio. Ma per tutti diventeranno semplicemente i Bronzi di Riace. Le statue vengono portate a Reggio Calabria, al Museo Nazionale. In paese se ne parla per settimane. Mimmo racconta a tutti di averle viste uscire dal mare, e il nonno lo ripete ogni sera in piazza.

2:46Due guerrieri di bronzo

Nel millenovecentosettantadue nessuno li vede come li vediamo oggi. Dopo più di duemila anni in mare sono coperti da una crosta di sabbia, alghe e conchiglie. Per ridare loro l'aspetto originale serviranno anni. Ma sotto quella crosta ci sono due guerrieri in piedi, alti quasi due metri. Hanno la barba folta, i muscoli tesi, il peso appoggiato su una gamba sola. Sono opere greche, fuse nel bronzo con la tecnica della cera persa. Avvicinati. Da vicino sono ancora più incredibili. Gli occhi sono di calcite bianca e pasta vitrea, le labbra di rame. La statua A ha la bocca socchiusa, e dentro si vedono i denti: sono d'argento.

3:38Otto anni di restauro

Il primo restauro si fa a Reggio, ma mancano mezzi e laboratori attrezzati. Così, nel gennaio del millenovecentosettantacinque, le statue partono per Firenze, verso uno dei migliori centri di restauro d'Italia. Lì i restauratori lavorano per più di cinque anni. Tolgono le incrostazioni con bisturi e piccoli strumenti, millimetro dopo millimetro, finché il bronzo torna a mostrare la sua superficie. Dentro, le statue sono cave, con pareti di bronzo spesse circa un centimetro. E dentro resta ancora la terra di fusione, l'argilla usata dagli antichi artigiani. Analizzandola, gli studiosi trovano una sorpresa: nella statua A c'è lana di pecora, nella B paglia e foglie. Due ricette diverse, forse due botteghe diverse.

4:37Tutti in fila

Il quindici dicembre millenovecentottanta i Bronzi vengono esposti per la prima volta al pubblico, a Firenze. Doveva essere una mostra breve. Succede qualcosa che nessuno si aspetta. Si formano file lunghissime. Se fossi a Firenze quell'inverno, faresti ore di fila al freddo. Nel primo mese entrano duecentocinquantamila persone. La mostra viene prolungata fino al giugno del millenovecentottantuno, e i Bronzi finiscono sulle copertine e in televisione. Poi vanno a Roma, al Quirinale. In dodici giorni li vedono trecentomila persone. Due statue ripescate davanti a un paese della Calabria sono diventate un fenomeno nazionale.

5:28Il ritorno a Reggio

C'è chi vorrebbe tenerli a Firenze, o a Roma. Interviene perfino il presidente Pertini: i Bronzi devono tornare nella loro casa, il museo di Reggio. E il tre agosto del millenovecentottantuno tornano. Il primo giorno sono più di ventimila in fila. Da quel momento Reggio ha un simbolo nuovo. I due guerrieri finiscono sulle cartoline, nelle vetrine, nelle case. Per molti reggini diventano quasi di famiglia.

6:03Chi sono?

Ma chi sono, davvero? Su una cosa molti studiosi sono d'accordo: sono opere greche del quinto secolo avanti Cristo. La statua A forse intorno al quattrocentosessanta, la B qualche decennio dopo. Chi li ha fatti? C'è chi dice Fidia, il più grande di tutti. C'è chi dice Pitagora di Reggio, uno scultore che lavorava proprio qui, sullo Stretto. Sarebbe una storia perfetta. Ma nessuna prova, per ora, la conferma. E chi rappresentano? Eroi di Atene, guerrieri della saga dei Sette contro Tebe, re leggendari come Eretteo ed Eumolpo. Ogni studioso ha la sua teoria, e ognuna ha qualche indizio a favore.

6:54I misteri del fondale

Poi ci sono i pezzi mancanti. Le statue reggevano uno scudo con il braccio sinistro e una lancia con la mano destra, e forse portavano un elmo. In mare se n'è trovato solo un pezzo dell'impugnatura di uno scudo. Nel millenovecentosettantatré l'archeologo Nino Lamboglia esplora il fondale per otto giorni. Trova ventotto anelli di piombo, forse di una vela. Ma di una nave affondata, nessuna traccia sicura. Allora come sono finiti lì? Forse una nave in tempesta ha gettato il carico per non affondare. Forse è naufragata. Sono ipotesi: le prove, per ora, non bastano per scegliere. E c'è chi pensa a un terzo bronzo. Nel duemilacinque un giornalista ha ripreso quella frase della denuncia: un gruppo di statue. Nel duemilaventiquattro Mariottini ha smentito. E nello stesso anno sono ripresi i lavori sul fondale.

7:59Cinquant'anni di Bronzi

Negli anni i Bronzi vengono restaurati di nuovo. Dal duemilanove al duemilatredici, mentre il museo è chiuso per lavori, stanno in un laboratorio a Palazzo Campanella. Per alcuni mesi il pubblico può guardarli al lavoro: entrano quasi ottantamila persone. Il ventuno dicembre duemilatredici tornano al museo, in piedi su basi antisismiche. Nel duemilaventidue compiono cinquant'anni dalla scoperta, e Reggio li festeggia con mostre, convegni e iniziative per tutto l'anno. Nessuno sa come si chiamassero, né chi li abbia fatti. Ma in cinquant'anni hanno cambiato l'immagine di una città, e hanno portato moltissime persone a scoprire la Magna Grecia.

8:52Torni a casa

Oggi i Bronzi sono al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, in piazza De Nava. Per entrare nella loro sala si passa da una piccola stanza filtro, che protegge l'aria. Poi te li trovi davanti. E a Riace Marina il mare è sempre lo stesso: calmo, trasparente, con le famiglie sotto gli ombrelloni. Chissà se, là sotto, c'è ancora qualcosa da trovare. Mimmo e il nonno Vincenzo non sono mai esistiti, ma quel giorno sulla spiaggia c'erano persone come loro. Tu li hai visti dal vivo, i Bronzi? Raccontacelo nei commenti. Iscriviti. La prossima volta la Macchina del Tempo ti porta all'Aquila, nei moti del millenovecentosettantuno, dove una sola vocale letta male incendia una città.

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