Come si viveva negli anni '20 in Italia?
Nell'Italia degli anni Venti la maggior parte delle persone viveva in campagna, la speranza di vita era di circa 50 anni e nel 1921 il 31% degli italiani dai sei anni in su era analfabeta. In città si abitava spesso in case di ringhiera con il bagno in comune, ci si spostava in tram o in bicicletta e un'auto costava circa due anni di stipendio.
Come si viveva negli anni '20 in Italia, vita quotidiana nel 1925: documentario in italiano sull'Italia di cento anni fa.
Apri gli occhi a Milano nel 1925, in una casa di ringhiera con il bagno in comune sul ballatoio e l'acqua alla fontanella. Vivi una giornata intera nell'Italia degli anni Venti: il tram e le biciclette, la Fiat 509 comprata a rate, il pranzo nella gamella, le donne in fabbrica, la prima radio, il cinema muto con il pianista in sala, gli emigranti al porto di Genova, il silenzio della dittatura che inizia, la domenica del Giro d'Italia e del charleston.
Con i numeri veri: nel 1921 più di un italiano su tre non sapeva leggere né scrivere e la speranza di vita era di circa cinquant'anni.
In breve: i fatti da sapere
- Al censimento del 1921 gli analfabeti dai sei anni in su erano il 31%: il 7% in Piemonte e il 9% in Lombardia, il 53% in Calabria.
- La Fiat 509, presentata nell'ottobre 1924, costava 18.500 lire e fu la prima auto italiana venduta a rate, tramite la SAVA: 5.000 lire di anticipo e 24 rate mensili.
- Le trasmissioni radiofoniche regolari iniziarono il 6 ottobre 1924 con l'Unione Radiofonica Italiana, da Roma.
- Una legge del 22 novembre 1925 ammise alcune donne al voto amministrativo, ma l'abolizione dei consigli comunali elettivi la rese inutile: le italiane votarono per la prima volta il 10 marzo 1946.
- L'Immigration Act firmato negli Stati Uniti a fine maggio 1924 limitò gli ingressi al 2% di ogni nazionalità presente nel censimento del 1890.
- Secondo le stime, l'influenza spagnola del 1918-1919 uccise in Italia tra 375.000 e 600.000 persone.
- Il discorso di Mussolini alla Camera del 3 gennaio 1925 è considerato l'inizio della dittatura.
I capitoli del video
- 0:00Ti svegli nel 1925
- 0:52Chi sono gli italiani
- 1:30Le cicatrici
- 1:50La città che corre
- 2:33A tavola
- 3:04Le donne
- 3:34La voce nell'aria
- 4:11Il cinema muto
- 4:46Chi parte
- 5:25Il silenzio
- 6:01La domenica
- 6:31Il futuro nel cielo
- 6:51Quello che resta
Quanti italiani sapevano leggere e scrivere negli anni '20?
Secondo l'Enciclopedia Treccani, al censimento del 1921 gli analfabeti dai sei anni in su erano il 31%: quasi un italiano su tre. Era un grande progresso rispetto al 74,7% del primo censimento del Regno (1861) e al 48,5% del 1901, e nel 1927 una stima del Ministero dell'istruzione scendeva al 25%.
Il dato nazionale nascondeva però un divario enorme tra Nord e Sud:
- Venezia Tridentina 2%, Piemonte 7%, Lombardia 9%, Liguria 10%;
- Calabria 53%, Basilicata 52%, Puglia, Sicilia e Sardegna 49%.
Per ridurlo, la legge Corbino del 28 agosto 1921 creò l'Opera contro l'analfabetismo, che affidava l'istruzione degli adulti ad associazioni culturali incaricate regione per regione, soprattutto nel Mezzogiorno. Chi non sapeva leggere dipendeva dagli altri per un giornale, una lettera dall'America o le didascalie dei film muti.
Anche la salute era fragile: la speranza di vita alla nascita era di circa 50 anni, soprattutto perché molti bambini morivano nei primi anni di vita.
Quanto costava un'auto negli anni '20?
L'automobile era un lusso. La Fiat 509, presentata al Salone di Parigi nell'ottobre 1924 e poi in grande stile alla Fiera Campionaria di Milano nell'aprile 1925, costava 18.500 lire nella versione berlina.
La vera novità era il modo di pagarla. La SAVA, una società di vendita rateale, cedeva le vetture a prezzo di listino con un anticipo di 5.000 lire alla consegna e 24 rate mensili, per un totale di circa 19.000 lire. Fu la prima auto italiana comprata a rate su larga scala.
La 509 aveva un motore di 990 cm³ e raggiungeva i 78 km/h. Fu la prima Fiat prodotta in oltre 90.000 esemplari. Nel 1928 i prezzi della gamma andavano da 14.500 lire per la spider a 19.500 per la berlina Weymann.
Per la maggior parte delle famiglie, però, i mezzi restavano il tram, la bicicletta e le gambe. Per strada le poche automobili convivevano con carretti e cavalli.
Quando arrivò la radio in Italia?
Il 6 ottobre 1924, alle nove di sera, l'Unione Radiofonica Italiana (URI) iniziò le trasmissioni regolari dalla stazione di Roma. La prima voce fu quella della musicista Ines Viviani Donarelli, che salutò gli ascoltatori. Nel 1927 all'URI subentrò l'EIAR, che ebbe il monopolio delle trasmissioni fino al 1944.
Nei primi anni la radio era un oggetto costoso e raro. Gli apparecchi erano cassette di legno con le valvole spesso a vista, un'antenna esterna e un altoparlante a tromba, simile a quella dei grammofoni, a volte a «collo di cigno». Lo Science Museum di Londra conserva un altoparlante a tromba in legno del 1925 prodotto dalla Amplion.
Durante gli anni Venti l'altoparlante a cono sostituì progressivamente la tromba. Per questo la scena descritta nel video, con i vicini radunati davanti alla finestra di chi possedeva una radio, è plausibile: ascoltare era spesso un'esperienza collettiva.
Le donne potevano votare negli anni '20?
No, salvo una parentesi rimasta sulla carta. La legge 22 novembre 1925, n. 2125 intitolata «Ammissione delle donne all'elettorato amministrativo», aprì alle donne il voto, cioè per i comuni e le province. Pochi mesi dopo, però, le riforme del 1926 sostituirono i sindaci e i consigli eletti con i podestà nominati dal governo: le elezioni comunali scomparvero e la legge non fu mai applicata.
Il diritto di voto arrivò solo dopo la caduta del fascismo:
- il 1 febbraio 1945 un decreto concesse il voto alle donne con almeno 21 anni;
- il 10 marzo 1946 le italiane votarono per la prima volta, alle elezioni amministrative in 5.722 comuni; circa duemila donne furono elette nei consigli comunali;
- il 2 giugno 1946 votarono al referendum su Repubblica e Monarchia e per l'Assemblea Costituente.
Negli anni Venti, intanto, molte donne lavoravano nelle manifatture, alle macchine da cucire o come sigaraie, spesso fin da bambine, e a casa le aspettava un secondo lavoro.
Perché nel 1925 tanti italiani emigravano?
Per decenni milioni di italiani erano partiti per le Americhe. Negli anni Venti la strada verso gli Stati Uniti si restrinse quasi del tutto. L'Immigration Act, approvato dalla Camera il 12 aprile 1924 e firmato a fine maggio, fissò un tetto di 150.000 ingressi annui con quote nazionali pari al 2% delle persone di ogni nazionalità residenti negli USA nel censimento del 1890: un anno scelto proprio perché precedente alle grandi ondate di immigrati slavi e italiani.
Gli emigranti si rivolsero allora all'Argentina, al Brasile e alla Francia. Dal porto di Genova partivano i piroscafi transatlantici; oggi il terzo piano del Galata Museo del Mare ospita la sezione MEM - Memoria e Migrazioni, con la ricostruzione degli ambienti di bordo e oggetti come bauli, lettere e passaporti.
Sulle famiglie pesavano ancora le ferite recenti: la Grande Guerra, finita nel novembre 1918, e la «spagnola», che secondo le stime uccise in Italia tra 375.000 e 600.000 persone. Le cifre sono incerte perché l'obbligo di denuncia arrivò solo nel 1919 e molte morti furono registrate come polmoniti.
Cronologia
- L'influenza spagnola uccide in Italia tra 375.000 e 600.000 persone, secondo le stime.
- Censimento: gli analfabeti dai sei anni in su sono il 31%.
- Negli Stati Uniti viene firmato l'Immigration Act, che riduce drasticamente gli ingressi dall'Italia.
- L'Unione Radiofonica Italiana inizia le trasmissioni regolari da Roma.
- La Fiat 509 viene presentata al Salone di Parigi; ad aprile 1925 arriva alla Fiera Campionaria di Milano.
- Discorso di Mussolini alla Camera sul delitto Matteotti: inizia la dittatura.
- Alfredo Binda, 22 anni, vince il suo primo Giro d'Italia.
- Legge sul voto amministrativo per alcune donne, mai applicata per l'arrivo dei podestà.
- Il dirigibile Norge di Umberto Nobile sorvola il Polo Nord.
- Esce La canzone dell'amore, il primo film sonoro italiano.
Le vostre memorie
Sotto il video molti spettatori hanno raccontato quello che hanno vissuto o sentito in famiglia. Ne riportiamo alcuni, con le loro parole.
mio nonno era tornato dalla grande guerra e iniziava lavorare come palombaro nel mentre mia nonna partoriva 10 figli, io se fossi nato in quell'epoca suppongo, così come ho fatto in questa epoca, sarei andato via per vedere altri luoghi del mondo.
Hai un ricordo da condividere? Scrivilo nei commenti del video: i più significativi finiscono qui.
Cosa ci hanno fatto notare gli spettatori
Le ricostruzioni con l'IA possono sbagliare dettagli d'epoca. Queste sono le segnalazioni ricevute e cosa abbiamo verificato.
Il tram con il pantografo
La segnalazione: Uno spettatore nota che il tram all'inizio del video ha un pantografo moderno, mentre all'epoca i tram milanesi prendevano corrente con una lunga asta, chiamata familiarmente perteghetta.
La verifica: Confermato: i tram urbani di Milano usavano l'asta di presa (trolley) e la conversione al pantografo iniziò solo nell'agosto 1972, per concludersi nel 1979. Nel 1925 un tram con pantografo è un anacronismo.
Le antenne televisive sul tetto
La segnalazione: Nella scena del capitolo Il silenzio, sul tetto di un palazzo si vedono due antenne televisive.
La verifica: Confermato: in Italia le trasmissioni televisive regolari della RAI iniziarono il 3 gennaio 1954, quindi nel 1925 sui tetti non potevano esserci antenne TV.
La radio e l'altoparlante a tromba
La segnalazione: Uno spettatore sostiene che il radioricevitore mostrato sia degli anni Cinquanta e che l'altoparlante a corolla sia in realtà la tromba di un grammofono.
La verifica: Vero solo in parte: l'aspetto dell'apparecchio può essere anacronistico, ma gli altoparlanti a tromba erano proprio il tipo diffuso per le radio degli anni Venti; lo Science Museum di Londra ne conserva uno Amplion del 1925.
La divisa dei carabinieri
La segnalazione: Secondo uno spettatore i carabinieri della scena in tipografia indossano una divisa ottocentesca, che negli anni Venti sarebbe stata usata solo per parate e cerimonie.
La verifica: Non confermato: secondo il sito dell'Arma, una circolare del 7 giugno 1923 ripristinò le uniformi di panno turchino scuro dell'anteguerra, e per carabinieri e sottufficiali l'uniforme ordinaria era l'abito a code, con lo stesso taglio della grande uniforme ma senza guarnizioni rosse.
Domande frequenti
Quanti morti fece la spagnola in Italia?
Secondo le stime, l'influenza spagnola del 1918-1919 uccise in Italia tra 375.000 e 600.000 persone, una delle mortalità più alte d'Europa. Il numero esatto non si conosce: l'obbligo di denunciare i casi di influenza arrivò solo nel 1919 e molte morti per complicazioni polmonari non furono registrate come influenza. Arrivò mentre la Grande Guerra stava finendo.
Cos'è una casa di ringhiera?
È un tipo di casa popolare diffuso nell'Ottocento nelle città del Nord, soprattutto a Milano e Torino: un edificio di solito di non più di tre piani attorno a un cortile, con un lungo ballatoio comune, la ringhiera, da cui si entra nei singoli appartamenti. I servizi igienici erano in comune. Molte esistono ancora, ad esempio sui Navigli e in corso Garibaldi a Milano.
Chi era Alfredo Binda?
Alfredo Binda, nato a Cittiglio, in provincia di Varese, l'11 agosto 1902, è considerato uno dei ciclisti più forti di sempre, soprannominato l'Imbattibile. Nel 1925, a 22 anni, vinse il suo primo Giro d'Italia. In carriera conquistò cinque Giri d'Italia, tre campionati del mondo su strada, quattro Giri di Lombardia e due Milano-Sanremo.
Quando arrivò il cinema sonoro in Italia?
Negli anni Venti i film erano muti: le battute comparivano su cartelli e in sala un pianista o una piccola orchestra suonava dal vivo. La canzone dell'amore di Gennaro Righelli, tratto da una novella di Pirandello, fu presentata al Supercinema di Roma il 7 ottobre 1930 ed è tradizionalmente considerata il primo film sonoro italiano; studi recenti attribuiscono però il primato a Sei tu l'amore?.
Cosa si mangiava negli anni '20 in Italia?
Per la maggior parte delle famiglie il cibo era semplice e ripetitivo. A mezzogiorno gli operai mangiavano dalla gamella portata da casa: minestra, pane, un pezzo di formaggio. In campagna la base era la polenta, a pranzo e a cena, e la carne si vedeva soprattutto la domenica. Senza frigorifero, il ghiaccio arrivava con il carretto e gli avanzi finivano in cantina.
Dove vederlo oggi
MAUTO - Museo Nazionale dell'Automobile, Torino
Nella collezione c'è una Fiat 509 A, l'auto simbolo degli anni Venti venduta a rate.
Galata Museo del Mare, sezione MEM - Memoria e Migrazioni, Genova
La sezione sull'emigrazione italiana, con la ricostruzione degli ambienti di bordo e oggetti degli emigranti.
Case di ringhiera di corso Garibaldi e dei Navigli, Milano
Esempi ancora abitati delle case a ballatoio in cui vivevano le famiglie operaie milanesi.


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