Cosa successe a Pontelandolfo e Casalduni nel 1861?
Il 14 agosto 1861 i bersaglieri del Regio Esercito incendiarono per rappresaglia Pontelandolfo e Casalduni, nel Sannio, su ordine del generale Enrico Cialdini. Pochi giorni prima, l'11 agosto, briganti e abitanti avevano ucciso una quarantina di soldati del tenente Bracci. Le vittime civili sono discusse: 13 secondo i registri parrocchiali, centinaia secondo stime prive di riscontro documentale.
Cosa successe davvero a Pontelandolfo e Casalduni nell'agosto del 1861? Documentario in italiano sull'eccidio di Pontelandolfo, i due paesi del Sannio incendiati per rappresaglia pochi mesi dopo la nascita del Regno d'Italia.
Apri gli occhi a Pontelandolfo, vicino a Benevento, la mattina del 7 agosto 1861. Nel Sud appena unito nascono le bande del brigantaggio. Quel giorno la banda di Cosimo Giordano entra in paese: stemmi dei Savoia abbattuti, archivi bruciati, prigioni aperte. L'11 agosto, vicino a Casalduni, la colonna del tenente Bracci (una quarantina di soldati e quattro carabinieri) viene circondata e quasi tutti vengono uccisi. Da Napoli il generale Enrico Cialdini ordina la rappresaglia: all'alba del 14 agosto i bersaglieri di Pier Eleonoro Negri entrano a Pontelandolfo e le case vengono incendiate, mentre Casalduni, avvisata in tempo, si svuota. Poi la domanda più discussa: quanti morti? I registri parrocchiali studiati da Davide Fernando Panella contano 13 vittime civili, altre fonti 17, le stime più alte arrivano a 400 e fino a 1.000. E la memoria contesa: le parole di Giuseppe Ferrari in Parlamento, la legge Pica, le scuse di Giuliano Amato nel 2011.
Le cifre contese sono riportate come tali, con chi le sostiene: né agiografia risorgimentale né propaganda.
In breve: i fatti da sapere
- Il 7 agosto 1861 la banda dell'ex sergente borbonico Cosimo Giordano occupò Pontelandolfo con l'appoggio di parte degli abitanti: furono issati gli stemmi borbonici e uccisi alcuni sostenitori del nuovo governo.
- L'11 agosto 1861 il reparto del tenente Cesare Augusto Bracci, una quarantina di soldati e 4 carabinieri, fu circondato e ucciso presso Casalduni: 45 morti secondo alcune fonti, 42 secondo i dati ufficiali.
- Il generale Enrico Cialdini, luogotenente del re a Napoli, ordinò di incendiare i due paesi e di fucilare gli abitanti, «meno i figli, le donne e gli infermi».
- All'alba del 14 agosto 1861 circa 400 bersaglieri del colonnello Pier Eleonoro Negri entrarono a Pontelandolfo, mentre il reparto del maggiore Carlo Melegari trovò Casalduni quasi deserta.
- I registri dei morti della parrocchia dell'Annunziata, studiati da Davide Fernando Panella, contano 13 vittime civili; le stime di 400 o 1.000 morti non hanno conferme nei documenti.
- Il 2 dicembre 1861 il deputato Giuseppe Ferrari, che aveva visitato Pontelandolfo il 1° novembre, denunciò i fatti alla Camera citando l'uccisione di Concetta Biondi.
- Il 14 agosto 2011, per i 150 anni dell'Unità, Giuliano Amato chiese scusa a Pontelandolfo a nome del comitato per le celebrazioni.
I capitoli del video
- 0:00Ti svegli a Pontelandolfo
- 0:51Il Sud appena unito
- 1:49Il sette agosto
- 2:42L'undici agosto
- 3:27L'ordine
- 4:15Quattordici agosto
- 5:12Casalduni
- 5:39Quanti morti?
- 6:54Dopo
- 7:45La memoria contesa
- 8:35Torni a casa
Cosa successe a Pontelandolfo e Casalduni nell'agosto 1861?
Nell'estate del 1861 il Regno d'Italia, proclamato il 17 marzo, era ancora fragile nel Mezzogiorno. Pontelandolfo, paese di circa 5.000 abitanti in provincia di Benevento, era da giorni senza autorità quando, il 7 agosto, arrivò la banda di Cosimo Giordano, ex sergente dell'esercito borbonico originario di Cerreto. Una parte della popolazione si unì ai briganti: furono abbattuti gli stemmi dei Savoia, chiesto al parroco un Te Deum per il re in esilio, saccheggiate case di liberali e uccisi alcuni uomini legati al nuovo governo.
L'11 agosto un reparto mandato in ricognizione, guidato dal tenente Cesare Augusto Bracci, con una quarantina di soldati e quattro carabinieri, fu accerchiato vicino a Casalduni e massacrato per ordine del capobanda Angelo Pica. Le fonti parlano di 45 morti, o 42 secondo i dati ufficiali.
La risposta arrivò tre giorni dopo. All'alba del 14 agosto due reparti marciarono sui paesi: i bersaglieri del colonnello Pier Eleonoro Negri su Pontelandolfo, quelli del maggiore Carlo Melegari su Casalduni. I briganti se n'erano già andati. A Pontelandolfo gli abitanti furono sorpresi nel sonno, ci furono fucilazioni e le case vennero incendiate; Casalduni, avvisata in tempo, era quasi vuota, ma fu data alle fiamme anche lei.
Perché Cialdini ordinò la rappresaglia su Pontelandolfo?
Nell'estate del 1861 il generale Enrico Cialdini era luogotenente del re a Napoli e, come ricorda il Dizionario Biografico degli Italiani Treccani, aveva concentrato nelle sue mani i poteri militari e civili. Contro il brigantaggio usava presidi nei centri principali, colonne mobili contro le bande più grandi e rappresaglie molto dure, pensate per togliere ai briganti l'appoggio dei paesi.
La strage dei soldati di Bracci, con i corpi straziati secondo le cronache dell'epoca, provocò rabbia nell'esercito. Cialdini ordinò di incendiare Pontelandolfo e Casalduni e di fucilare gli abitanti, con l'eccezione di bambini, donne e malati. La frase che la tradizione gli attribuisce, «di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra», non è documentata nelle sue parole esatte.
Dopo l'azione il colonnello Negri gli inviò un telegramma rimasto famoso: «Ieri mattina all'alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni». Un bersagliere della colonna, Carlo Margolfo, descrisse nel suo diario fucilazioni, incendi e saccheggi. Pochi giorni dopo, il 16 agosto, Cialdini presentò le dimissioni da luogotenente per altri motivi, poi le ritirò; a metà ottobre 1861 la luogotenenza fu abolita.
Quanti morti ci furono a Pontelandolfo?
È la domanda più discussa. Le cifre vanno da poche unità a mille, e dipendono dalle fonti usate.
- 13 vittime civili: è il dato dei registri dei morti della parrocchia della Santissima Annunziata, compilati dai canonici Pietro Biondi e Michelangelo Caterini e studiati dal ricercatore locale Davide Fernando Panella. Riportano 12 morti il 14 agosto e una tredicesima il giorno dopo. Una lettera di Carolina Lombardi del 3 settembre 1861, ritrovata nel 2016, parla di «circa 13 persone».
- 17 morti: contando anche le persone uccise dai briganti nei giorni dell'occupazione.
- Centinaia di vittime: alcune ricostruzioni parlano di 164 morti; altre arrivano a 400, cifra ripresa anche da giornalisti come Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella.
- 1.000 morti: stima diffusa da stampa e divulgazione sensazionalistica, giudicata priva di fondamento.
Chi sostiene le cifre più alte ricorda che molti potrebbero essere morti nelle case in fiamme senza essere registrati. Chi le contesta osserva che nessun documento le conferma e che i registri furono compilati da sacerdoti presenti in paese. Va ricordato che tra le vittime di quei giorni ci sono anche i soldati della colonna Bracci, uccisi l'11 agosto.
Cos'era il brigantaggio postunitario?
Con brigantaggio postunitario si indica la guerriglia che insanguinò il Mezzogiorno continentale negli anni successivi alla caduta del Regno delle Due Sicilie. Nelle bande confluivano ex soldati borbonici sbandati, contadini senza terra delusi dalla mancata divisione dei demani, fuorilegge comuni e sostenitori di Francesco II, che dal suo esilio a Roma sperava in una restaurazione.
Lo Stato rispose con l'esercito. Il 15 agosto 1863 la legge Pica affidò ai tribunali militari il giudizio sui briganti e sui loro complici nelle province dichiarate «in stato di brigantaggio». Verso la metà degli anni Sessanta le grandi bande furono in gran parte sconfitte. Il numero dei morti di quegli anni, tra briganti, soldati e civili, è ancora oggetto di discussione.
Lo storico Carmine Pinto dell'Università di Salerno, nel libro La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti 1860-1870 (Laterza, 2019), descrive quel conflitto come una vera guerra combattuta nel primo decennio unitario, in cui si decise il successo dell'unificazione.
Perché Pontelandolfo è diventato un simbolo?
Per oltre un secolo Pontelandolfo è rimasto quasi assente dai libri di scuola. Già nel 1861, però, il deputato milanese Giuseppe Ferrari visitò il paese il 1° novembre e il 2 dicembre ne parlò alla Camera, raccontando tra l'altro la morte di Concetta Biondi, una giovane del paese, la cui vicenda è giunta in versioni diverse.
Negli ultimi decenni il paese è diventato un simbolo conteso. Per una parte della divulgazione meridionalista e neoborbonica è l'emblema di un Sud conquistato con la forza; per altri studiosi è un episodio grave ma circoscritto della guerra al brigantaggio, poi ingigantito. La storica Silvia Sonetti, nel libro L'affaire Pontelandolfo. La storia, la memoria, il mito (1861-2019) (Viella, 2020), ricostruisce la vicenda su nuove fonti d'archivio e analizza come sia diventata un mito politico e mediatico.
Già il 14 agosto 1973 il gruppo Stormy Six tenne un concerto a Pontelandolfo con una canzone dedicata alla strage. Il 14 agosto 2011, per i 150 anni dell'Unità, Giuliano Amato, presidente del comitato per le celebrazioni, porse le scuse agli abitanti. Sul numero delle vittime gli storici discutono ancora; che i due paesi furono incendiati per rappresaglia non lo nega nessuno.
Cronologia
- Proclamazione del Regno d'Italia; Francesco II di Borbone è in esilio a Roma.
- La banda di Cosimo Giordano occupa Pontelandolfo con l'appoggio di parte degli abitanti.
- Il reparto del tenente Bracci viene accerchiato e ucciso presso Casalduni: 42-45 morti.
- I bersaglieri di Negri incendiano Pontelandolfo; il reparto di Melegari incendia Casalduni, quasi deserta.
- Negri telegrafa a Cialdini: «Ieri mattina all'alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni».
- Il deputato Giuseppe Ferrari visita Pontelandolfo.
- Ferrari denuncia i fatti alla Camera dei deputati.
- La legge Pica affida ai tribunali militari i processi per brigantaggio.
- Giuliano Amato, per il comitato dei 150 anni dell'Unità, chiede scusa a Pontelandolfo.
Domande frequenti
Dove si trova Pontelandolfo?
Pontelandolfo è un comune collinare della provincia di Benevento, in Campania, nell'area del Sannio. Casalduni, l'altro paese incendiato il 14 agosto 1861, si trova a pochi chilometri di distanza nella stessa provincia. Nel 1861 Pontelandolfo contava circa 5.000 abitanti, in gran parte contadini, pastori e artigiani.
Chi era Concetta Biondi?
Concetta Biondi era una giovane di Pontelandolfo, ricordata come una delle vittime del 14 agosto 1861. La sua morte fu citata dal deputato Giuseppe Ferrari nel discorso alla Camera del 2 dicembre 1861, ma è stata tramandata in versioni diverse, alcune romanzate. Oggi una piazzetta del paese porta il suo nome.
Cosa scrisse il colonnello Negri a Cialdini?
Dopo la rappresaglia il colonnello Pier Eleonoro Negri telegrafò al generale Cialdini: «Ieri mattina all'alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni». Secondo varie ricostruzioni il messaggio aggiungeva che i paesi bruciavano ancora. Il testo è diventato uno dei documenti più citati sulla vicenda.
Cos'era la legge Pica?
La legge Pica, del 15 agosto 1863 (n. 1409), prende il nome dal suo proponente, il deputato Giuseppe Pica. Nelle province dichiarate infestate dal brigantaggio affidava ai tribunali militari il giudizio sulle bande armate e sui loro complici, e permetteva al governo di imporre il domicilio coatto, fino a un anno, a vagabondi, sospetti e camorristi. Nata come misura temporanea, fu poi prorogata.
Chi era Cosimo Giordano?
Cosimo Giordano era un ex sergente dell'esercito borbonico originario di Cerreto, nel Sannio, diventato capobanda dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie. Il 7 agosto 1861 guidò l'occupazione di Pontelandolfo, l'episodio da cui partì la catena di violenze culminata nell'incendio del paese il 14 agosto.
Pontelandolfo si studia a scuola?
Per molto tempo l'episodio è stato quasi assente dai manuali scolastici, che trattavano il brigantaggio in termini generali. Dal 150° anniversario dell'Unità, nel 2011, Pontelandolfo è diventato molto più noto grazie alle scuse ufficiali, a libri, documentari e studi come quelli di Silvia Sonetti e Carmine Pinto, che lo inquadrano nella guerra al brigantaggio.
Dove vederlo oggi
Centro storico di Pontelandolfo (BN)
Il paese incendiato il 14 agosto 1861, con la stele in memoria delle vittime, la piazzetta dedicata a Concetta Biondi e la chiesa dell'Annunziata.
Casalduni (BN)
L'altro paese incendiato per rappresaglia, nei cui pressi l'11 agosto 1861 fu ucciso il reparto del tenente Bracci; in paese ci sono un monumento e una lapide in memoria della strage.
.jpg?width=640)



.jpg?width=640)





