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1971

Moti dell'Aquila 1971: la rivolta per il capoluogo

Pubblicato il Durata 8:31 9 fonti

Cosa sono stati i moti dell'Aquila del 1971?

I moti dell'Aquila furono una rivolta popolare scoppiata nella notte tra il 26 e il 27 febbraio 1971, dopo il voto dello statuto della nuova Regione Abruzzo. Il compromesso lasciava all'Aquila il titolo di capoluogo ma assegnava 7 assessorati su 10 a Pescara. In tre giorni furono assaltate le sedi dei partiti, con feriti e decine di arresti, ma senza morti.

Cosa sono stati i moti dell'Aquila del 1971? Documentario in italiano sulla rivolta per il capoluogo d'Abruzzo, esplosa il 26 febbraio 1971 per una vocale letta male.

Apri gli occhi all'Aquila la sera del 26 febbraio 1971: sciopero generale, neve sul Gran Sasso, il consiglio regionale vota lo statuto. Nel 1970 sono nate le Regioni e l'Abruzzo deve scegliere il capoluogo: L'Aquila, antica e di montagna, o Pescara, giovane, più grande e in crescita. Il compromesso lascia il titolo all'Aquila ma porta sette assessorati su dieci sulla costa. Quando il presidente del consiglio legge "all'Aquila e a Pescara" invece di "o", la galleria esplode. Poi tre giorni di barricate ai Quattro Cantoni, l'assalto alle sedi dei partiti, i lacrimogeni, i rinforzi da Roma. E il confronto con i moti di Reggio Calabria dello stesso periodo.

In breve: i fatti da sapere

I capitoli del video

  1. 0:00Ti svegli all'Aquila
  2. 0:46Due città, un capoluogo
  3. 1:53Il compromesso
  4. 2:44Una vocale
  5. 3:50La rivoluzziò
  6. 4:42La notte dei lacrimogeni
  7. 5:39Come a Reggio
  8. 6:21Il capoluogo diviso
  9. 6:57Torni a casa

Perché L'Aquila e Pescara si contendevano il capoluogo d'Abruzzo?

Con la nascita delle regioni a statuto ordinario, avviata dalla legge 16 maggio 1970 n. 281 e dalle prime elezioni regionali del 7-8 giugno 1970, ogni regione doveva scegliere il proprio capoluogo. In Abruzzo la partita era aperta.

L'Aquila aveva dalla sua la storia: città antica, sede di uffici, tribunali e istituzioni, centro amministrativo dell'Abruzzo interno. Pescara aveva i numeri: nata come città unica solo nel 1927 dall'unione di Pescara e Castellammare Adriatico, era cresciuta in fretta ed era diventata la città più popolosa e industrializzata della regione, cuore dei commerci sulla costa.

All'inizio il governo sembrò dare ragione all'Aquila, nominando commissario governativo il prefetto aquilano Luigi Petriccione. Ma a fine giugno 1970 Pescara visse le «notti dei fuochi», con cortei, copertoni in fiamme e scontri, e la trattativa si riaprì. Nella DC abruzzese, guidata da Remo Gaspari e Lorenzo Natali, nessuno volle esporsi apertamente. La soluzione arrivò da un incontro a Popoli tra i segretari provinciali DC dell'Aquila e di Pescara: capoluogo all'Aquila, ma 7 assessorati su 10 a Pescara.

Cosa successe la sera del 26 febbraio 1971?

Il 26 febbraio 1971 all'Aquila c'era il secondo sciopero generale in un mese (il primo era stato il 26 gennaio). La sera il consiglio regionale si riunì per votare lo statuto, con la galleria piena di studenti, operai e impiegati.

L'articolo 2 diceva che Consiglio e Giunta regionali si riunivano «a L'Aquila o a Pescara». Il presidente del consiglio, Emilio Mattucci, lo lesse con una «e» al posto della «o». Il consigliere DC Benucci tentò di correggerlo, ma per il pubblico quella vocale fu la prova che il capoluogo sarebbe stato svuotato. Partì il lancio di monetine verso i consiglieri.

Lo statuto fu comunque approvato con 38 voti favorevoli, 1 contrario (del MSI) e un astenuto. La folla fu allontanata facendole credere che la seduta fosse rinviata, e i consiglieri uscirono da una porta sul retro scortati dalla polizia. Nella notte, la notizia del voto si sparse per la città.

Quanto durarono i moti dell'Aquila e cosa venne distrutto?

La rivolta durò tre giorni, dal 26 al 28 febbraio 1971. Secondo la cronaca ANSA, verso le 3-4 del mattino del 27 furono erette barricate sulle strade per Roma, Pescara, Teramo e Avezzano, e ai Quattro Cantoni bruciò un grande cumulo di pneumatici. Alle 6 le campane e i clacson chiamarono la città in piazza.

Dalle 9, circa 4.000 persone assaltarono una dopo l'altra le sedi dei partiti: PSDI, DC (a Palazzo Ciolina e nella sede provinciale), PLI, PSI, PSIUP e infine il PCI in via Paganica, dato alle fiamme. Alle 10 il sindaco Tullio De Rubeis annunciò le dimissioni della giunta comunale; si dimise anche quella provinciale. Alle 16 fu devastata la casa di Luciano Fabiani, consigliere regionale e segretario provinciale DC: bruciarono 2.000 volumi della sua biblioteca.

La sera ci furono due assalti alla questura, lanci di sampietrini e molotov, cariche e lacrimogeni. Fu incendiato il posto dei carabinieri in piazza Duomo, poi un distributore di benzina e il negozio del commerciante pescarese Monti sul corso Vittorio Emanuele. Il 28 la situazione tornò sotto controllo.

Ci furono morti nei moti dell'Aquila?

No. Le cronache parlano di diversi feriti e decine di arresti, ma non di vittime: è una delle differenze principali rispetto ad altre rivolte di quegli anni. Non esistono cifre ufficiali precise né sui feriti né sui fermati.

Nel pomeriggio del 27 febbraio arrivarono da Roma reparti guidati dal capo della Polizia Angelo Vicari, che sostituì il questore Michele Introna e gestì la crisi con il prefetto Petriccione. Una volta chiaro che la situazione non richiedeva una repressione su vasta scala, le forze arrivate dalla capitale si ritirarono.

Il 1° marzo la città tornò alla normalità e il giorno dopo riaprirono le scuole. Il 7 marzo il PCI organizzò in piazza Duomo un comizio di Pietro Ingrao. Sul ruolo dei neofascisti le interpretazioni divergono: secondo alcuni il MSI alimentò la protesta come a Reggio, mentre molti testimoni ricordano una rivolta spontanea di gente comune.

Che differenza c'è tra i moti dell'Aquila e quelli di Reggio Calabria?

Le due rivolte nacquero dalla stessa domanda: quale città sarebbe stata il capoluogo della nuova regione. A Reggio Calabria la scelta di Catanzaro scatenò una rivolta durata da luglio 1970 a febbraio 1971, con morti, feriti e un leader politico riconoscibile. Finì con il «pacchetto Colombo»: giunta a Catanzaro, consiglio regionale a Reggio e promesse di investimenti industriali in gran parte mai realizzate.

All'Aquila la rivolta durò tre giorni e non ebbe un capo: fu una sollevazione di quartiere, trasversale ai partiti, che colpì soprattutto le sedi della DC e del PCI, considerati gli artefici del compromesso.

Il risultato fu simile: un capoluogo diviso tra due città. Dopo i moti il testo non cambiò di una parola. Lo statuto fu approvato definitivamente il 31 marzo 1971 nel Forte Spagnolo, scelto per motivi di sicurezza, e approvato con la legge 22 luglio 1971 n. 480. Anche lo statuto che lo ha sostituito, nel 2007, ripete che Consiglio e Giunta si riuniscono «a L'Aquila o a Pescara».

Cronologia

  1. Prime elezioni dei consigli regionali nelle regioni a statuto ordinario, compreso l'Abruzzo.
  2. A Pescara le «notti dei fuochi»: cortei e scontri per chiedere il capoluogo.
  3. Primo sciopero generale all'Aquila in difesa del capoluogo.
  4. Mattucci legge «e» al posto di «o»; lo statuto passa con 38 voti favorevoli e 1 contrario tra le proteste del pubblico.
  5. Barricate sulle strade d'accesso e falò di pneumatici ai Quattro Cantoni.
  6. Circa 4.000 manifestanti assaltano le sedi dei partiti; si dimettono le giunte comunale e provinciale.
  7. Assalti alla questura e alla prefettura, molotov e lacrimogeni; arrivano i reparti del capo della Polizia Angelo Vicari.
  8. La rivolta si spegne: diversi feriti, decine di arresti, nessun morto.
  9. Nel Forte Spagnolo il consiglio regionale approva definitivamente lo statuto con 37 sì e 1 no.
  10. Lo statuto della Regione Abruzzo è approvato con legge dello Stato n. 480.

Domande frequenti

Qual è il capoluogo dell'Abruzzo?

Il capoluogo dell'Abruzzo è L'Aquila, come stabilito dallo statuto regionale fin dal 1971. Lo stesso statuto prevede però che Consiglio e Giunta regionali si possano riunire a L'Aquila o a Pescara. Per questo molti uffici e assessorati regionali hanno sede a Pescara, mentre il Consiglio regionale si riunisce all'Aquila, nel Palazzo dell'Emiciclo.

Cosa significa «rivoluzziò»?

È il nome in dialetto aquilano con cui la città ricorda i moti del 26-28 febbraio 1971: la «rivoluzione» per difendere il ruolo di capoluogo. Il termine compare ancora oggi negli articoli dei giornali locali che ogni anno, a fine febbraio, ricordano l'anniversario della rivolta.

Chi era Emilio Mattucci?

Emilio Mattucci, di Atri, fu il primo presidente del Consiglio regionale dell'Abruzzo dopo le elezioni del giugno 1970. È ricordato perché la sera del 26 febbraio 1971, leggendo l'articolo sulle sedi dello statuto, disse «a L'Aquila e a Pescara» invece di «a L'Aquila o a Pescara», facendo esplodere la protesta del pubblico.

Perché Pescara è più grande dell'Aquila?

Pescara è una città giovane: nacque come comune unico nel 1927 dall'unione di Pescara e Castellammare Adriatico. Sulla costa, con commerci e industrie in crescita, si sviluppò in pochi decenni fino a diventare, già all'epoca dei moti del 1971, la città più popolosa e industrializzata della regione, molto più grande dell'Aquila.

Dove si votò lo statuto della Regione Abruzzo nel 1971?

Il primo voto, la sera del 26 febbraio 1971, si tenne all'Aquila nella sede della Provincia, presso il palazzo della Prefettura. Dopo i moti, l'approvazione definitiva del 31 marzo 1971 avvenne nel Forte Spagnolo, scelto perché più sicuro e adatto dal punto di vista logistico.

Chi fu preso di mira durante i moti dell'Aquila?

Soprattutto i partiti che avevano firmato il compromesso: le sedi di DC, PCI, PSI, PSIUP, PSDI e PLI furono assaltate e in parte incendiate. Furono colpite anche le case di alcuni politici, come quella del segretario provinciale DC Luciano Fabiani, e il negozio di un commerciante pescarese sul corso Vittorio Emanuele.

Dove vederlo oggi

Palazzo dell'Emiciclo, L'Aquila

Sede del Consiglio regionale dell'Abruzzo, con il colonnato neoclassico ricostruito dopo il terremoto del 2009.

Quattro Cantoni e corso Vittorio Emanuele, L'Aquila

L'incrocio dove la notte del 27 febbraio 1971 bruciarono i primi pneumatici e il corso dove furono devastati sedi di partito e negozi.

Piazza Duomo, L'Aquila

La piazza dove la sera del 27 febbraio fu incendiato il posto dei carabinieri e dove il 7 marzo parlò Pietro Ingrao.

Forte Spagnolo, L'Aquila

La fortezza cinquecentesca dove il 31 marzo 1971 il consiglio regionale approvò definitivamente lo statuto.

Le foto vere

L'Aquila dall'alto con il Gran Sasso innevato
L'Aquila dall'alto con il Gran Sasso innevatoRamagliolo9 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Il Forte Spagnolo dell'Aquila dall'alto
Il Forte Spagnolo dell'Aquila dall'altoLIAP · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons
Palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale, L'Aquila
Palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale, L'AquilaRa Boe / Wikipedia · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
La spiaggia e il lungomare di Pescara dal Ponte del Mare
La spiaggia e il lungomare di Pescara dal Ponte del MareLuca Aless · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Piazza Duomo, L'Aquila, veduta aerea
Piazza Duomo, L'Aquila, veduta aereaLIAP · pubblico dominio · Wikimedia Commons
Il centro storico dell'Aquila con le gru della ricostruzione
Il centro storico dell'Aquila con le gru della ricostruzioneLasacrasillaba · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
L'isola Ferdinandea in eruzione, 1831, gouache di Camillo De Vito
L'isola Ferdinandea in eruzione, 1831, gouache di Camillo De Vitopubblico dominio · Wikimedia Commons
Palazzo Ciampella Ciolina nel centro dell'Aquila: le cronache collocano a «Palazzo Ciolina» una delle sedi della DC assaltate il 27 febbraio 1971
Palazzo Ciampella Ciolina nel centro dell'Aquila: le cronache collocano a «Palazzo Ciolina» una delle sedi della DC assaltate il 27 febbraio 1971Pietro · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Palazzo Cipolloni Cannella sul corso Vittorio Emanuele, dove la sera del 27 febbraio 1971 fu devastato il magazzino del commerciante pescarese Monti
Palazzo Cipolloni Cannella sul corso Vittorio Emanuele, dove la sera del 27 febbraio 1971 fu devastato il magazzino del commerciante pescarese MontiPietro · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Corso Umberto I a Pescara, la città della costa che nel 1970-71 contese all'Aquila il ruolo di capoluogo
Corso Umberto I a Pescara, la città della costa che nel 1970-71 contese all'Aquila il ruolo di capoluogoLuca Aless · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Fonti per approfondire

  1. Wikipedia, Moti dell'Aquila
  2. ANSA Abruzzo, cronaca del 26 e del 27 febbraio 1971
  3. Il Capoluogo (ilcapoluogo.it), "L'Aquila 26 febbraio 1971: la rivoluzziò"
  4. L'Aquila Blog (laquilablog.it), "I moti dell'Aquila del febbraio 1971"
  5. Wikipedia, Palazzo dell'Emiciclo
  6. l'Unità, 2 aprile 1971, p. 6: «Dopo l'approvazione dello Statuto regionale» (voto definitivo del 31 marzo 1971)
  7. Il Centro, «La battaglia per il capoluogo che si scatenò nel febbraio 1971»
  8. Statuto della Regione Abruzzo, testo approvato dal Consiglio regionale (art. 1, comma 3: capoluogo e sedi)
  9. Wikipedia, Moti di Reggio (per il confronto con la rivolta calabrese)

Trascrizione completa

0:00Ti svegli all'Aquila

Apri gli occhi. Fa freddo, l'aria sa di legna bruciata e di neve. Sopra i tetti, bianco nel buio, c'è il Gran Sasso. Sei all'Aquila, ed è la sera del ventisei febbraio millenovecentosettantuno. In città è stato proclamato lo sciopero generale. Anna, studentessa di vent'anni, e suo padre Mario, impiegato al Comune, stanno andando verso il palazzo dove si riunisce il consiglio regionale. Stasera si vota lo statuto dell'Abruzzo. Tra poche ore questa città tranquilla di montagna sarà piena di barricate e fumo. E tutto partirà da una sola vocale, letta male.

0:46Due città, un capoluogo

Nel millenovecentosettanta nascono le Regioni, e anche l'Abruzzo deve scegliere il suo capoluogo. L'Aquila lo è da secoli, per storia e tradizione: una città antica, di uffici e di chiese, stretta tra le montagne. Ma sulla costa c'è Pescara. È più giovane, cresce in fretta, ha più abitanti, commerci e industrie. E i pescaresi pensano che il capoluogo debba stare dove l'Abruzzo lavora e si muove. Pescara, come città unica, è nata da poco: nel millenovecentoventisette, dall'unione di Pescara e Castellammare Adriatico. In pochi decenni è diventata il centro dei commerci della regione. A fine giugno del millenovecentosettanta, a Pescara, scoppiano le notti dei fuochi: cortei, copertoni in fiamme, sassaiole, arresti. La città chiede il capoluogo, e la trattativa si riapre.

1:53Il compromesso

Dopo mesi di discussioni si trova un compromesso. L'Aquila resta capoluogo, ma consiglio e giunta potranno riunirsi anche a Pescara. E dei dieci assessorati, sette andranno a Pescara, tre all'Aquila. All'Aquila molti la vivono come un furto. Il titolo resta, ma il potere vero, gli uffici e il lavoro, se ne vanno sulla costa. Mario lo dice a cena: così la città si svuota. Per Pescara, invece, è un riconoscimento giusto: la regione, dicono, va governata anche da dove si muove l'economia. Il compromesso porta la firma di democristiani e comunisti insieme.

2:44Una vocale

Nella galleria del pubblico ci sono studenti, operai, impiegati. Seguono il voto riga per riga, perché ogni parola di quello statuto decide il futuro della loro città. Sei in galleria anche tu, schiacciato contro la ringhiera. In aula il presidente del consiglio, Emilio Mattucci, legge l'articolo sulle sedi. Il testo dice che consiglio e giunta si riuniscono all'Aquila o a Pescara. Lui legge: all'Aquila e a Pescara. Una sola vocale. Ma per il pubblico è la conferma di tutto. Volano monete verso i consiglieri, qualcuno prova a entrare in aula. I consiglieri si rifugiano nell'ufficio del prefetto. Verso le undici e mezza di sera arrivano i rinforzi, e i carabinieri sgomberano l'aula. Lo statuto passa con trentotto voti a favore e uno contrario. Fuori, la città non dorme.

3:50La rivoluzziò

Ti sveglia il rumore dei clacson. Alle quattro del mattino ai Quattro Cantoni bruciano i primi copertoni. Le strade per Roma, Pescara, Teramo e Avezzano vengono bloccate. Le campane e i clacson chiamano la gente in piazza. Alle nove circa quattromila persone assaltano le sedi dei partiti, uno dopo l'altro: democristiani, comunisti, socialisti, liberali. Alle dieci la giunta comunale si dimette. Nel pomeriggio tocca alla casa di un consigliere regionale. Nel rogo finisce la sua biblioteca: duemila libri. Anna guarda il fumo e fa un passo indietro. Era venuta a protestare. Non a questo.

4:42La notte dei lacrimogeni

La sera è guerriglia. Lacrimogeni da una parte, bottiglie incendiarie dall'altra. Viene attaccata la questura, e il posto dei carabinieri in piazza Duomo va a fuoco. Brucia anche un distributore di benzina, e poi il negozio di un imprenditore pescarese. In quelle ore la rabbia colpisce anche chi, in città, viene dalla costa. Da Roma arrivano altri reparti, con il capo della polizia Angelo Vicari. Ci sono decine di feriti e decine di arresti. A differenza di altre rivolte di quegli anni, non ci sono morti. Il ventotto febbraio, piano piano, torna la calma. La città si sveglia tra vetri rotti e muri anneriti. Molti politici restano nascosti per giorni.

5:39Come a Reggio

In quegli stessi mesi, a Reggio Calabria, un'altra città ha perso la sfida per il capoluogo e si è ribellata. Là la rivolta è durata più di sette mesi. Qui, tre giorni. La domanda però è la stessa: che cosa resta a una città antica, se il potere se ne va altrove? E la risposta si somiglia: un capoluogo diviso, con sedi in due città. Con una differenza. A Reggio la rivolta ha avuto un capo e una bandiera. All'Aquila, chi c'era ricorda solo gente comune: studenti, operai, impiegati, di ogni idea.

6:21Il capoluogo diviso

Il trentuno marzo il consiglio regionale conferma lo statuto, riunito per sicurezza dentro il Forte Spagnolo. A luglio diventa legge dello Stato. Non cambia una parola. L'Aquila resta capoluogo di nome. Ma gran parte degli uffici e degli assessorati si sposta a Pescara, che è già la città più grande della regione, con il doppio degli abitanti dell'Aquila, e continua a crescere. La rivolta, alla fine, non ha cambiato niente.

6:57Torni a casa

Oggi la giunta regionale ha una sede all'Aquila e una a Pescara. Il consiglio si riunisce all'Aquila, nel Palazzo dell'Emiciclo, con il suo colonnato neoclassico, ricostruito dopo il terremoto. Il capoluogo diviso del millenovecentosettantuno esiste ancora. Se vai all'Aquila, cammina dai Quattro Cantoni a piazza Duomo, e poi sali al Forte Spagnolo. Dopo il terremoto del duemilanove il centro è stato in gran parte ricostruito, e in parte è ancora in cantiere. E quella notte del millenovecentosettantuno, gli aquilani la chiamano ancora la rivoluzziò. Anna e Mario non sono mai esistiti, ma persone come loro sì. Se sei dell'Aquila o di Pescara, e in famiglia qualcuno ricorda quei tre giorni, raccontacelo nei commenti. Iscriviti. La prossima volta la Macchina del Tempo ti porta nel mare di Sicilia, sull'Isola Ferdinandea: l'isola che apparve dal mare e poi sparì.

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