Cosa sono stati i moti dell'Aquila del 1971?
I moti dell'Aquila furono una rivolta popolare scoppiata nella notte tra il 26 e il 27 febbraio 1971, dopo il voto dello statuto della nuova Regione Abruzzo. Il compromesso lasciava all'Aquila il titolo di capoluogo ma assegnava 7 assessorati su 10 a Pescara. In tre giorni furono assaltate le sedi dei partiti, con feriti e decine di arresti, ma senza morti.
Cosa sono stati i moti dell'Aquila del 1971? Documentario in italiano sulla rivolta per il capoluogo d'Abruzzo, esplosa il 26 febbraio 1971 per una vocale letta male.
Apri gli occhi all'Aquila la sera del 26 febbraio 1971: sciopero generale, neve sul Gran Sasso, il consiglio regionale vota lo statuto. Nel 1970 sono nate le Regioni e l'Abruzzo deve scegliere il capoluogo: L'Aquila, antica e di montagna, o Pescara, giovane, più grande e in crescita. Il compromesso lascia il titolo all'Aquila ma porta sette assessorati su dieci sulla costa. Quando il presidente del consiglio legge "all'Aquila e a Pescara" invece di "o", la galleria esplode. Poi tre giorni di barricate ai Quattro Cantoni, l'assalto alle sedi dei partiti, i lacrimogeni, i rinforzi da Roma. E il confronto con i moti di Reggio Calabria dello stesso periodo.
In breve: i fatti da sapere
- Le prime elezioni regionali nelle regioni a statuto ordinario si tennero il 7-8 giugno 1970: da lì partì la contesa per il capoluogo d'Abruzzo tra L'Aquila e Pescara.
- Il compromesso trovato dai partiti lasciava il capoluogo all'Aquila ma divideva gli assessorati: 7 a Pescara e 3 all'Aquila.
- La sera del 26 febbraio 1971 il presidente del consiglio regionale Emilio Mattucci lesse «a L'Aquila e a Pescara» invece di «a L'Aquila o a Pescara»: lo statuto passò con 38 voti favorevoli e 1 contrario, tra il lancio di monetine dal pubblico.
- Il 27 febbraio circa 4.000 manifestanti assaltarono le sedi di PSDI, DC, PLI, PSI, PSIUP e PCI; alle 10 la giunta comunale si dimise e nel pomeriggio fu devastata la casa del dirigente DC Luciano Fabiani, con 2.000 libri bruciati.
- Il capo della Polizia Angelo Vicari arrivò da Roma con nuovi reparti; il 28 febbraio la rivolta si spense, con diversi feriti e decine di arresti ma nessun morto.
- Il 31 marzo 1971 il consiglio regionale, riunito nel Forte Spagnolo, approvò definitivamente lo statuto con 37 voti favorevoli e 1 contrario; a luglio divenne legge dello Stato (legge 22 luglio 1971, n. 480).
- La formula contestata è sopravvissuta: lo statuto regionale successivo ribadisce che il capoluogo è L'Aquila e che Consiglio e Giunta «si riuniscono a L'Aquila o a Pescara».
I capitoli del video
- 0:00Ti svegli all'Aquila
- 0:46Due città, un capoluogo
- 1:53Il compromesso
- 2:44Una vocale
- 3:50La rivoluzziò
- 4:42La notte dei lacrimogeni
- 5:39Come a Reggio
- 6:21Il capoluogo diviso
- 6:57Torni a casa
Perché L'Aquila e Pescara si contendevano il capoluogo d'Abruzzo?
Con la nascita delle regioni a statuto ordinario, avviata dalla legge 16 maggio 1970 n. 281 e dalle prime elezioni regionali del 7-8 giugno 1970, ogni regione doveva scegliere il proprio capoluogo. In Abruzzo la partita era aperta.
L'Aquila aveva dalla sua la storia: città antica, sede di uffici, tribunali e istituzioni, centro amministrativo dell'Abruzzo interno. Pescara aveva i numeri: nata come città unica solo nel 1927 dall'unione di Pescara e Castellammare Adriatico, era cresciuta in fretta ed era diventata la città più popolosa e industrializzata della regione, cuore dei commerci sulla costa.
All'inizio il governo sembrò dare ragione all'Aquila, nominando commissario governativo il prefetto aquilano Luigi Petriccione. Ma a fine giugno 1970 Pescara visse le «notti dei fuochi», con cortei, copertoni in fiamme e scontri, e la trattativa si riaprì. Nella DC abruzzese, guidata da Remo Gaspari e Lorenzo Natali, nessuno volle esporsi apertamente. La soluzione arrivò da un incontro a Popoli tra i segretari provinciali DC dell'Aquila e di Pescara: capoluogo all'Aquila, ma 7 assessorati su 10 a Pescara.
Cosa successe la sera del 26 febbraio 1971?
Il 26 febbraio 1971 all'Aquila c'era il secondo sciopero generale in un mese (il primo era stato il 26 gennaio). La sera il consiglio regionale si riunì per votare lo statuto, con la galleria piena di studenti, operai e impiegati.
L'articolo 2 diceva che Consiglio e Giunta regionali si riunivano «a L'Aquila o a Pescara». Il presidente del consiglio, Emilio Mattucci, lo lesse con una «e» al posto della «o». Il consigliere DC Benucci tentò di correggerlo, ma per il pubblico quella vocale fu la prova che il capoluogo sarebbe stato svuotato. Partì il lancio di monetine verso i consiglieri.
Lo statuto fu comunque approvato con 38 voti favorevoli, 1 contrario (del MSI) e un astenuto. La folla fu allontanata facendole credere che la seduta fosse rinviata, e i consiglieri uscirono da una porta sul retro scortati dalla polizia. Nella notte, la notizia del voto si sparse per la città.
Quanto durarono i moti dell'Aquila e cosa venne distrutto?
La rivolta durò tre giorni, dal 26 al 28 febbraio 1971. Secondo la cronaca ANSA, verso le 3-4 del mattino del 27 furono erette barricate sulle strade per Roma, Pescara, Teramo e Avezzano, e ai Quattro Cantoni bruciò un grande cumulo di pneumatici. Alle 6 le campane e i clacson chiamarono la città in piazza.
Dalle 9, circa 4.000 persone assaltarono una dopo l'altra le sedi dei partiti: PSDI, DC (a Palazzo Ciolina e nella sede provinciale), PLI, PSI, PSIUP e infine il PCI in via Paganica, dato alle fiamme. Alle 10 il sindaco Tullio De Rubeis annunciò le dimissioni della giunta comunale; si dimise anche quella provinciale. Alle 16 fu devastata la casa di Luciano Fabiani, consigliere regionale e segretario provinciale DC: bruciarono 2.000 volumi della sua biblioteca.
La sera ci furono due assalti alla questura, lanci di sampietrini e molotov, cariche e lacrimogeni. Fu incendiato il posto dei carabinieri in piazza Duomo, poi un distributore di benzina e il negozio del commerciante pescarese Monti sul corso Vittorio Emanuele. Il 28 la situazione tornò sotto controllo.
Ci furono morti nei moti dell'Aquila?
No. Le cronache parlano di diversi feriti e decine di arresti, ma non di vittime: è una delle differenze principali rispetto ad altre rivolte di quegli anni. Non esistono cifre ufficiali precise né sui feriti né sui fermati.
Nel pomeriggio del 27 febbraio arrivarono da Roma reparti guidati dal capo della Polizia Angelo Vicari, che sostituì il questore Michele Introna e gestì la crisi con il prefetto Petriccione. Una volta chiaro che la situazione non richiedeva una repressione su vasta scala, le forze arrivate dalla capitale si ritirarono.
Il 1° marzo la città tornò alla normalità e il giorno dopo riaprirono le scuole. Il 7 marzo il PCI organizzò in piazza Duomo un comizio di Pietro Ingrao. Sul ruolo dei neofascisti le interpretazioni divergono: secondo alcuni il MSI alimentò la protesta come a Reggio, mentre molti testimoni ricordano una rivolta spontanea di gente comune.
Che differenza c'è tra i moti dell'Aquila e quelli di Reggio Calabria?
Le due rivolte nacquero dalla stessa domanda: quale città sarebbe stata il capoluogo della nuova regione. A Reggio Calabria la scelta di Catanzaro scatenò una rivolta durata da luglio 1970 a febbraio 1971, con morti, feriti e un leader politico riconoscibile. Finì con il «pacchetto Colombo»: giunta a Catanzaro, consiglio regionale a Reggio e promesse di investimenti industriali in gran parte mai realizzate.
All'Aquila la rivolta durò tre giorni e non ebbe un capo: fu una sollevazione di quartiere, trasversale ai partiti, che colpì soprattutto le sedi della DC e del PCI, considerati gli artefici del compromesso.
Il risultato fu simile: un capoluogo diviso tra due città. Dopo i moti il testo non cambiò di una parola. Lo statuto fu approvato definitivamente il 31 marzo 1971 nel Forte Spagnolo, scelto per motivi di sicurezza, e approvato con la legge 22 luglio 1971 n. 480. Anche lo statuto che lo ha sostituito, nel 2007, ripete che Consiglio e Giunta si riuniscono «a L'Aquila o a Pescara».
Cronologia
- Prime elezioni dei consigli regionali nelle regioni a statuto ordinario, compreso l'Abruzzo.
- A Pescara le «notti dei fuochi»: cortei e scontri per chiedere il capoluogo.
- Primo sciopero generale all'Aquila in difesa del capoluogo.
- Mattucci legge «e» al posto di «o»; lo statuto passa con 38 voti favorevoli e 1 contrario tra le proteste del pubblico.
- Barricate sulle strade d'accesso e falò di pneumatici ai Quattro Cantoni.
- Circa 4.000 manifestanti assaltano le sedi dei partiti; si dimettono le giunte comunale e provinciale.
- Assalti alla questura e alla prefettura, molotov e lacrimogeni; arrivano i reparti del capo della Polizia Angelo Vicari.
- La rivolta si spegne: diversi feriti, decine di arresti, nessun morto.
- Nel Forte Spagnolo il consiglio regionale approva definitivamente lo statuto con 37 sì e 1 no.
- Lo statuto della Regione Abruzzo è approvato con legge dello Stato n. 480.
Domande frequenti
Qual è il capoluogo dell'Abruzzo?
Il capoluogo dell'Abruzzo è L'Aquila, come stabilito dallo statuto regionale fin dal 1971. Lo stesso statuto prevede però che Consiglio e Giunta regionali si possano riunire a L'Aquila o a Pescara. Per questo molti uffici e assessorati regionali hanno sede a Pescara, mentre il Consiglio regionale si riunisce all'Aquila, nel Palazzo dell'Emiciclo.
Cosa significa «rivoluzziò»?
È il nome in dialetto aquilano con cui la città ricorda i moti del 26-28 febbraio 1971: la «rivoluzione» per difendere il ruolo di capoluogo. Il termine compare ancora oggi negli articoli dei giornali locali che ogni anno, a fine febbraio, ricordano l'anniversario della rivolta.
Chi era Emilio Mattucci?
Emilio Mattucci, di Atri, fu il primo presidente del Consiglio regionale dell'Abruzzo dopo le elezioni del giugno 1970. È ricordato perché la sera del 26 febbraio 1971, leggendo l'articolo sulle sedi dello statuto, disse «a L'Aquila e a Pescara» invece di «a L'Aquila o a Pescara», facendo esplodere la protesta del pubblico.
Perché Pescara è più grande dell'Aquila?
Pescara è una città giovane: nacque come comune unico nel 1927 dall'unione di Pescara e Castellammare Adriatico. Sulla costa, con commerci e industrie in crescita, si sviluppò in pochi decenni fino a diventare, già all'epoca dei moti del 1971, la città più popolosa e industrializzata della regione, molto più grande dell'Aquila.
Dove si votò lo statuto della Regione Abruzzo nel 1971?
Il primo voto, la sera del 26 febbraio 1971, si tenne all'Aquila nella sede della Provincia, presso il palazzo della Prefettura. Dopo i moti, l'approvazione definitiva del 31 marzo 1971 avvenne nel Forte Spagnolo, scelto perché più sicuro e adatto dal punto di vista logistico.
Chi fu preso di mira durante i moti dell'Aquila?
Soprattutto i partiti che avevano firmato il compromesso: le sedi di DC, PCI, PSI, PSIUP, PSDI e PLI furono assaltate e in parte incendiate. Furono colpite anche le case di alcuni politici, come quella del segretario provinciale DC Luciano Fabiani, e il negozio di un commerciante pescarese sul corso Vittorio Emanuele.
Dove vederlo oggi
Palazzo dell'Emiciclo, L'Aquila
Sede del Consiglio regionale dell'Abruzzo, con il colonnato neoclassico ricostruito dopo il terremoto del 2009.
Quattro Cantoni e corso Vittorio Emanuele, L'Aquila
L'incrocio dove la notte del 27 febbraio 1971 bruciarono i primi pneumatici e il corso dove furono devastati sedi di partito e negozi.
Piazza Duomo, L'Aquila
La piazza dove la sera del 27 febbraio fu incendiato il posto dei carabinieri e dove il 7 marzo parlò Pietro Ingrao.
Forte Spagnolo, L'Aquila
La fortezza cinquecentesca dove il 31 marzo 1971 il consiglio regionale approvò definitivamente lo statuto.


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