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1970

Moti di Reggio 1970: la rivolta per il capoluogo

Pubblicato il Durata 12:04 13 fonti

Cosa furono i moti di Reggio Calabria del 1970?

I moti di Reggio furono la rivolta popolare scoppiata a Reggio Calabria il 14 luglio 1970 contro la scelta di Catanzaro come capoluogo della nuova Regione Calabria. Durarono fino al febbraio 1971, con barricate, attentati e cinque morti in città. Finirono con il pacchetto Colombo: giunta a Catanzaro, consiglio regionale a Reggio e la promessa di un centro siderurgico a Gioia Tauro.

I Moti di Reggio Calabria del 1970-1971: documentario in italiano sulla rivolta per il capoluogo della Calabria, da luglio 1970 a febbraio 1971.

Apri gli occhi a Sbarre, rione popolare di Reggio, nell'estate del 1970. Nascono le Regioni e la Calabria deve scegliere il suo capoluogo: Reggio è la città più grande, ma il consiglio regionale si riunisce a Catanzaro. Il 14 luglio Reggio si ferma. Poi il Comitato d'azione, il "Boia chi molla", il treno deragliato a Gioia Tauro, la Repubblica di Sbarre, i soldati, il pacchetto Colombo e, il 23 febbraio 1971, i blindati nelle strade. Cinque morti a Reggio, centinaia di feriti e di arresti, e una città che ancora oggi ne discute.

Raccontiamo i fatti e le letture diverse, senza schierarci: la protesta popolare, il ruolo dell'estrema destra, le promesse mancate del centro siderurgico, il porto di Gioia Tauro che nacque al suo posto e la Liquichimica di Saline Joniche, costruita e mai entrata in produzione.

In breve: i fatti da sapere

I capitoli del video

  1. 0:00Ti svegli a Reggio
  2. 1:06Una regione, tre città
  3. 2:02Il rapporto alla città
  4. 2:53Boia chi molla
  5. 3:51Il treno di Gioia Tauro
  6. 5:03La Repubblica di Sbarre
  7. 6:12I morti
  8. 7:34Le promesse
  9. 8:28I blindati
  10. 9:04Quello che resta
  11. 10:27Torni a casa

Perché scoppiò la rivolta di Reggio Calabria?

Nel 1970 nascono le Regioni a statuto ordinario, previste dalla Costituzione dal 1948. Le prime elezioni regionali si tengono a giugno, e ogni Regione deve scegliere il proprio capoluogo. In Calabria la contesa è antica: secondo lo storico Luigi Ambrosi, la disputa tra le città era iniziata già nel 1947, quando le Regioni erano solo un progetto della Costituente.

Reggio è la città più grande, con circa 160.000 abitanti, ma Catanzaro è al centro della regione e gode di appoggi politici forti; Cosenza punta invece all'università. Quando il 13 luglio 1970 il nuovo consiglio regionale si riunisce per la prima volta a Catanzaro, a Reggio la decisione sembra già presa altrove.

La protesta non nasce da un partito: i promotori sono esponenti locali della Democrazia cristiana, alla guida di Comune e Provincia, affiancati da partiti laici, Msi, Cisl, Uil, associazioni cattoliche e Chiesa. Pci, Psi e Cgil reggini, invece, non aderiscono. Dietro la questione del capoluogo c'erano anche la povertà e la paura di restare tagliati fuori da posti di lavoro e investimenti pubblici.

Chi guidava i moti di Reggio: popolo o estrema destra?

È la domanda su cui si discute ancora. Dopo le prime settimane la guida della protesta passa al Comitato d'azione per Reggio capoluogo, guidato da Ciccio Franco, sindacalista della Cisnal vicino al Msi, che lancia il motto Boia chi molla.

Gli studi più recenti descrivono un movimento interclassista e ideologicamente trasversale: in piazza c'erano giovani, studenti, operai, impiegati. Una cellula comunista dei ferrovieri scrisse alla direzione del Pci, dopo tre mesi, che in piazza non c'erano solo pochi fascisti ma anche giovani e operai di sinistra. Secondo un rapporto del prefetto del 1972, il 47% degli arrestati e denunciati aveva meno di 25 anni e il 10% meno di 18.

È però accertato l'intervento di gruppi della destra extraparlamentare (Avanguardia nazionale, Fronte nazionale, Ordine nuovo) e, in misura minore, di gruppi anarchici e della sinistra extraparlamentare. Le indagini hanno riscontrato anche il contributo della 'ndrangheta in diversi attentati con esplosivo. Per molti storici la rivolta fu insieme protesta popolare e terreno di azione dell'estrema destra.

Quanti morti ci furono nella rivolta di Reggio?

A Reggio la rivolta causò cinque morti, tre civili e due appartenenti alle forze dell'ordine:

  • Bruno Labate, ferroviere di 46 anni, il 15 luglio 1970, dopo gli scontri alla stazione;
  • Angelo Campanella, autista di 45 anni dell'azienda municipale dei trasporti, ucciso da un colpo d'arma da fuoco il 17 settembre 1970;
  • Vincenzo Curigliano, agente di 47 anni, morto d'infarto durante un assalto alla questura a dicembre;
  • Antonio Bellotti, agente di 19 anni, colpito da una pietra e morto a Messina il 16 gennaio 1971;
  • un barista di 25 anni, ucciso da un proiettile vagante il 17 settembre 1971, durante un corteo in ricordo di Campanella.

Alcune fonti parlano di sei morti, contando diversamente le vittime. A queste si aggiungono i 6 morti del treno deragliato a Gioia Tauro il 22 luglio 1970 e i cinque giovani anarchici morti in un incidente stradale il 26 settembre 1970. I feriti furono centinaia; per gli arresti e le denunce le fonti parlano di centinaia o migliaia di casi.

Cosa fu la strage di Gioia Tauro?

Il 22 luglio 1970, intorno alle 17, la Freccia del Sud Palermo-Torino deragliò poco prima della stazione di Gioia Tauro. Morirono 6 persone; per i feriti le fonti danno cifre diverse, tra 54 e 77. Le vittime venivano dalla Sicilia.

Per oltre vent'anni fu considerato un incidente: le prime perizie parlarono di un guasto o di un errore, e l'inchiesta si chiuse nel 1974 senza colpevoli. Nel 1993 il collaboratore di giustizia Giacomo Lauro raccontò che sui binari era stato messo dell'esplosivo da persone legate ad Avanguardia nazionale e al Comitato d'azione. Nel 2001 la Corte d'Assise di Palmi individuò tre esecutori, tutti già morti; i mandanti non sono mai stati scoperti.

Oggi quel deragliamento è ricordato come la strage di Gioia Tauro, e ogni 22 luglio le vittime vengono commemorate.

Come finì la rivolta e perché la Calabria ha due sedi?

Il governo inviò a Reggio migliaia di militari. Il 16 ottobre 1970 il presidente del Consiglio Emilio Colombo promise che sul capoluogo avrebbe deciso il Parlamento; il 12 febbraio 1971 arrivò la proposta finale, il pacchetto Colombo. Il 16 febbraio il consiglio regionale la approvò: Catanzaro ebbe il titolo di capoluogo e la sede della giunta, Reggio la sede del consiglio regionale. Il 23 febbraio 1971 i mezzi corazzati dei carabinieri smantellarono le ultime barricate di Sbarre e Santa Caterina.

Lo statuto regionale del 1971 fissò la divisione: capoluogo e giunta a Catanzaro, consiglio a Reggio. La regola è rimasta nello statuto del 2004: ancora oggi il consiglio si riunisce a Palazzo Campanella, a Reggio.

Il pacchetto prometteva anche il quinto centro siderurgico a Gioia Tauro, con 7.500 posti, mai realizzato, e la Liquichimica di Saline Joniche, inaugurata nel 1974 e mai entrata in produzione. Alle politiche del 7 maggio 1972 Ciccio Franco fu eletto senatore con il Msi, che a Reggio superò il 40%; restò in Senato fino alla morte, nel 1991.

Cronologia

  1. Prime elezioni dei consigli regionali delle Regioni a statuto ordinario.
  2. Il sindaco Pietro Battaglia tiene in piazza il 'rapporto alla città'.
  3. Prima seduta del consiglio regionale della Calabria a Catanzaro.
  4. Sciopero generale a Reggio: corteo, occupazione della stazione e primi scontri.
  5. Muore il ferroviere Bruno Labate, prima vittima della rivolta.
  6. Deragliamento della Freccia del Sud a Gioia Tauro: 6 morti.
  7. Arresto di Ciccio Franco; nella stessa giornata viene ucciso l'autista Angelo Campanella.
  8. Emilio Colombo promette che sul capoluogo deciderà il Parlamento.
  9. Il consiglio regionale approva il pacchetto Colombo.
  10. I mezzi corazzati entrano a Sbarre e Santa Caterina: fine della rivolta.

Domande frequenti

Qual è il capoluogo della Calabria?

Il capoluogo della Calabria è Catanzaro, dove hanno sede il presidente e la giunta regionale. Il consiglio regionale ha invece sede a Reggio Calabria, a Palazzo Campanella. La divisione risale al compromesso del febbraio 1971 che chiuse i moti di Reggio ed è scritta ancora oggi nello statuto regionale.

Cosa significa 'Boia chi molla'?

È un motto che significa più o meno 'è un vigliacco chi si arrende'. Di memoria dannunziana e poi usato dal fascismo, fu rilanciato nel 1970 da Ciccio Franco e diventò lo slogan della rivolta di Reggio, scritto su muri e striscioni. Ancora oggi è associato soprattutto all'estrema destra.

Chi era Ciccio Franco?

Francesco 'Ciccio' Franco era un sindacalista della Cisnal, vicino al Movimento sociale italiano, e fu il leader più noto del Comitato d'azione per Reggio capoluogo. Arrestato nel settembre 1970 e scarcerato a dicembre, nel 1972 fu eletto senatore e restò in Senato fino alla morte, nel 1991. A Reggio gli è intitolata l'arena sul lungomare.

Cos'era la Repubblica di Sbarre?

Era il nome con cui il rione popolare di Sbarre, a sud del centro di Reggio, si proclamò simbolicamente indipendente durante la rivolta, difeso da barricate di autobus, pali e copertoni. Anche il quartiere di Santa Caterina si diede un nome simile, il Granducato. Le barricate furono smantellate dai blindati il 23 febbraio 1971.

Ci furono rivolte simili in altre regioni?

Sì, anche se meno lunghe. Nel 1971 a L'Aquila ci furono disordini legati alla rivalità con Pescara sulle sedi della nuova Regione Abruzzo; oggi le istituzioni regionali sono divise tra le due città, con L'Aquila capoluogo. Secondo gli storici, la nascita delle Regioni, pensata per avvicinare le istituzioni ai cittadini, in alcune zone del Sud accese invece rivalità antiche tra città.

Cosa resta oggi della Liquichimica di Saline Joniche?

Restano gli edifici abbandonati e la grande ciminiera, sulla costa ionica a sud di Reggio. Lo stabilimento fu inaugurato nel 1974 ma non entrò mai in produzione: centinaia di operai assunti finirono in cassa integrazione, alcuni per oltre vent'anni, senza aver mai prodotto nulla.

Dove vederlo oggi

Palazzo Campanella, Reggio Calabria

La sede del consiglio regionale della Calabria, frutto del compromesso che chiuse la rivolta.

Lungomare Falcomatà e Arena dello Stretto 'Ciccio Franco', Reggio Calabria

L'anfiteatro sul mare intitolato al leader della rivolta, sul lungomare dove ogni 14 luglio si ricordano le vittime.

Rione Sbarre, Reggio Calabria

Il quartiere della Repubblica di Sbarre e delle ultime barricate del febbraio 1971.

Ex Liquichimica, Saline Joniche (Montebello Jonico)

La fabbrica del pacchetto Colombo mai entrata in produzione, con la ciminiera ancora in piedi.

Le foto vere

Volantino "Repubblica di Sbarre Centrali"
Volantino "Repubblica di Sbarre Centrali"pubblico dominio · Wikimedia Commons
Lungomare Falcomatà
Lungomare FalcomatàBenjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Viadotto Bisantis, Catanzaro
Viadotto Bisantis, CatanzaroBenjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Ciminiera ex Liquichimica Biosintesi, Saline Joniche
Ciminiera ex Liquichimica Biosintesi, Saline JonicheJacopo Werther · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
Panorama di Saline Joniche con l'ex Liquichimica
Panorama di Saline Joniche con l'ex LiquichimicaJacopo Werther · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Palazzo Campanella, sede del consiglio regionale della Calabria a Reggio
Palazzo Campanella, sede del consiglio regionale della Calabria a ReggioSalvatore Migliari · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons
L'Arena dello Stretto, intitolata a Ciccio Franco, sul lungomare di Reggio Calabria
L'Arena dello Stretto, intitolata a Ciccio Franco, sul lungomare di Reggio CalabriaAldo fiorenza · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Il porto di Gioia Tauro visto dal Monte Sant'Elia, 2016: nacque nell'area destinata al centro siderurgico mai costruito
Il porto di Gioia Tauro visto dal Monte Sant'Elia, 2016: nacque nell'area destinata al centro siderurgico mai costruitoJacopo Werther · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Fonti per approfondire

  1. Wikipedia, Moti di Reggio
  2. Wikipedia, Reggio revolt
  3. Wikipedia, Strage di Gioia Tauro
  4. Wikipedia, Pacchetto Colombo
  5. Fatti per la storia, La rivolta di Reggio Calabria
  6. Il Reggino, La scintilla della rivolta popolare
  7. Collettiva, Bruno Labate la prima vittima
  8. Il Post, L'assurda storia di un'azienda in cassa integrazione per oltre 20 anni
  9. Luigi Ambrosi, Regionalizzazione e localismo. La rivolta di Reggio Calabria del 1970 e il ceto politico calabrese, «Storicamente», 6 (2010), copia ICSAIC
  10. Consiglio regionale della Calabria, Relazione generale sullo Statuto nel 1971
  11. Consiglio regionale della Calabria, Statuto della Regione Calabria (L.R. 25/2004, testo coordinato)
  12. Senato della Repubblica, scheda di Francesco Franco, VI legislatura
  13. Shipping Italy, Record di container trasbordati al porto di Gioia Tauro nel 2024

Trascrizione completa

0:00Ti svegli a Reggio

Apri gli occhi. Senti odore di gelsomino e di mare, e da lontano il fischio di un treno. Dalla finestra vedi lo Stretto e, di fronte, la Sicilia. Sei a Reggio Calabria, ed è la mattina del quattordici luglio millenovecentosettanta. Fa già caldo. Ma per strada non c'è il solito traffico. I negozi hanno le serrande abbassate, gli autobus sono fermi. Oggi in città è sciopero generale. Sei ospite di Teresa, sarta nel rione di Sbarre, e di suo figlio Enzo, vent'anni, studente. Stamattina Enzo ha fretta: vuole andare in piazza, con tutti gli altri. Nessuno lo sa ancora, ma questa protesta durerà più di sette mesi. Ci saranno barricate, bombe, morti, e alla fine i mezzi corazzati per le strade. È la rivolta di Reggio, una storia che l'Italia ha quasi dimenticato.

1:06Una regione, tre città

Nel millenovecentosettanta nascono le Regioni ordinarie, previste dalla Costituzione da più di vent'anni. A giugno si vota per la prima volta. E ogni regione ora ha bisogno di un capoluogo. In Calabria le candidate sono tre: Reggio, Catanzaro e Cosenza. Reggio è la più grande, con circa centosessantamila abitanti. Catanzaro ne ha la metà, ma sta al centro della regione, e da tempo in molti la indicano come capoluogo. A Reggio si racconta che la partita si è chiusa a Roma, con un accordo tra due politici cosentini, il democristiano Misasi e il socialista Mancini: il capoluogo a Catanzaro, l'università a Cosenza. E a Reggio, niente. È così, almeno, che la città lo vive.

2:02Il rapporto alla città

Il cinque luglio il sindaco democristiano Pietro Battaglia parla in piazza davanti a migliaia di persone. Lo chiama rapporto alla città. Dice che Reggio non accetterà decisioni prese dall'alto. Il tredici luglio il nuovo consiglio regionale si riunisce per la prima volta, a Catanzaro. Il giorno dopo a Reggio è sciopero generale: la gente occupa la stazione. La sera la polizia la sgombera con la forza, e i feriti sono decine. Il giorno dopo arriva il primo morto. Si chiama Bruno Labate, ha quarantasei anni, è un ferroviere iscritto alla Cgil. Lo trovano privo di sensi dopo gli scontri. Come sia morto, non è mai stato chiarito del tutto.

2:53Boia chi molla

A fine luglio nasce il Comitato d'azione per Reggio capoluogo. Dentro ci sono persone molto diverse: un ex partigiano, un industriale, un armatore. Ma la voce più forte è quella di Ciccio Franco, sindacalista della Cisnal, vicino al Movimento Sociale. Franco rilancia un vecchio motto, di memoria dannunziana e poi usato dal fascismo: Boia chi molla. In pochi giorni è su muri e striscioni in tutta la città. Diventa il grido stesso della rivolta. La sinistra prende le distanze, i partiti di governo esitano, e la piazza resta al comitato. Per alcuni è una rivolta di popolo, nata dalla rabbia di una città povera. Per altri è una rivolta guidata dall'estrema destra. Per molti storici, era tutte e due le cose.

3:51Il treno di Gioia Tauro

Il ventidue luglio, poco dopo le cinque del pomeriggio, la Freccia del Sud, il treno da Palermo a Torino, corre vicino alla stazione di Gioia Tauro, a una cinquantina di chilometri da Reggio. All'improvviso, alcune carrozze deragliano. Tu la notizia la senti alla radio, in cucina da Teresa. Muoiono sei persone, i feriti sono più di settanta. Le vittime venivano da Palermo, Bagheria, Catania, Agrigento e Casteltermini. All'inizio si parla di un guasto, o di un errore dei ferrovieri. Nel millenovecentosettantaquattro l'inchiesta si chiude senza colpevoli. Per più di vent'anni, quello di Gioia Tauro resta un incidente. Poi, nel millenovecentonovantatré, un collaboratore di giustizia racconta un'altra storia: sui binari c'era dell'esplosivo. Nel duemilauno la Corte d'Assise di Palmi indica tre esecutori legati all'estrema destra, tutti già morti. I mandanti non sono mai stati individuati.

5:03La Repubblica di Sbarre

In città si alzano le barricate: autobus di traverso, pali, copertoni che bruciano. Il rione di Sbarre si proclama Repubblica di Sbarre. Santa Caterina diventa il Granducato. Tra luglio e febbraio si contano trentatré blocchi stradali, quattordici blocchi ferroviari e tredici attentati con esplosivo. Per giorni i treni per la Sicilia restano fermi. Anche tu passi una notte sulla barricata di Sbarre. Fa freddo, si dorme a turno, ogni rumore di motore fa alzare tutti. Enzo passa le notti sulla barricata con i ragazzi del quartiere. Teresa gli porta pane e acqua, e ogni sera gli chiede di tornare a casa. Lui risponde che lo fa per Reggio. Dall'altra parte c'è Giorgio, ventun anni, agente arrivato dal Nord. Non aveva mai visto lo Stretto. Dorme in caserma, mangia in piedi, e tra uno scontro e l'altro scrive lettere a casa.

6:12I morti

La rivolta lascia a Reggio cinque morti. Il diciassette settembre Angelo Campanella, quarantacinque anni, autista dell'azienda dei trasporti, colpito da un'arma da fuoco sul ponte del Calopinace. Un anno dopo, nello stesso giorno, durante un corteo che lo ricorda, un proiettile vagante uccide un giovane barista di venticinque anni che passava di lì. Muoiono anche due uomini delle forze dell'ordine. A dicembre Vincenzo Curigliano, quarantasette anni, ha un infarto durante un assalto alla questura, la sera in cui Ciccio Franco esce dal carcere. E Antonio Bellotti, diciannove anni, colpito alla testa da una pietra mentre il suo reparto lascia Reggio in treno. Muore quattro giorni dopo, a Messina, il sedici gennaio. E ci sono morti più difficili da raccontare. Il ventisei settembre cinque giovani anarchici muoiono in un incidente stradale vicino a Frosinone. Andavano a Roma, e secondo i loro compagni portavano documenti sulla rivolta e sul treno di Gioia Tauro. Quei documenti non sono mai stati ritrovati.

7:34Le promesse

Il governo manda l'esercito: circa quattromilacinquecento soldati. Il sedici ottobre il presidente del Consiglio Emilio Colombo promette che sul capoluogo deciderà il Parlamento. Per qualche settimana la città respira. Il dodici febbraio del millenovecentosettantuno arriva la proposta finale, ricordata come pacchetto Colombo. A Catanzaro la giunta regionale, a Reggio il consiglio. Il capoluogo, di fatto, viene diviso in due. E per il lavoro, una promessa enorme: il quinto centro siderurgico d'Italia, nella piana di Gioia Tauro, con settemilacinquecento posti. Il sedici febbraio il consiglio regionale approva. Ma una parte della città non ci sta.

8:28I blindati

Il ventitré febbraio i mezzi corazzati dei carabinieri entrano a Sbarre e a Santa Caterina e travolgono le ultime barricate. Per i reggini, ancora oggi, sono i carri armati in città. Teresa guarda dalla finestra i blindati che passano. Giorgio è su uno di quei mezzi, e non guarda le finestre. Enzo stavolta è a casa, seduto in cucina, in silenzio. La rivolta finisce così, dopo un inverno intero, senza un vero vincitore.

9:04Quello che resta

Alle elezioni del millenovecentosettantadue il Movimento Sociale a Reggio supera il quaranta per cento, e Ciccio Franco diventa senatore. Per la sinistra è la prova che la rivolta era nera. Per molti reggini è il voto di una città che si era sentita abbandonata. Oggi, sul lungomare, un anfiteatro porta il suo nome. Il centro siderurgico di Gioia Tauro non verrà mai costruito. Ma per preparare l'area vengono espiantati centinaia di migliaia di ulivi e agrumi, e il borgo di Eranova, circa duecento famiglie, viene raso al suolo. Un'altra fabbrica del pacchetto, invece, viene costruita davvero: la Liquichimica di Saline Joniche, a sud di Reggio. È inaugurata nel millenovecentosettantaquattro, ma non entra mai in produzione. Centinaia di operai assunti finiscono subito in cassa integrazione, alcuni per più di vent'anni. La sua ciminiera è ancora lì. Al posto dell'acciaieria nasce un porto, che resta quasi vuoto per anni. Poi, nel millenovecentonovantacinque, arriva la prima nave portacontainer. Oggi Gioia Tauro è il primo porto italiano per i container.

10:27Torni a casa

Oggi il consiglio regionale della Calabria si riunisce a Reggio, a Palazzo Campanella. La giunta sta a Catanzaro. La regione ha ancora due sedi, proprio come fu deciso nel millenovecentosettantuno. Se passeggi a Sbarre o sul lungomare, qualcuno che c'era ti racconterà la sua versione, e non sarà mai uguale a quella del vicino. Ogni anno, il quattordici luglio, davanti a un monumento sul lungomare, c'è chi ricorda le vittime dei moti. E il treno di Gioia Tauro, oggi, è ricordato come una strage. Teresa, Enzo e Giorgio non sono mai esistiti. Ma persone come loro sì, da tutte e due le parti della barricata. Se sei di Reggio, o in famiglia qualcuno c'era, raccontaci nei commenti cosa ricorda di quei mesi. Iscriviti. La prossima volta la Macchina del Tempo ti porta sulla costa ionica della Calabria, sotto il mare di Riace, dove due guerrieri di bronzo aspettano da duemilacinquecento anni: i Bronzi di Riace.

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