Cosa furono i moti di Reggio Calabria del 1970?
I moti di Reggio furono la rivolta popolare scoppiata a Reggio Calabria il 14 luglio 1970 contro la scelta di Catanzaro come capoluogo della nuova Regione Calabria. Durarono fino al febbraio 1971, con barricate, attentati e cinque morti in città. Finirono con il pacchetto Colombo: giunta a Catanzaro, consiglio regionale a Reggio e la promessa di un centro siderurgico a Gioia Tauro.
I Moti di Reggio Calabria del 1970-1971: documentario in italiano sulla rivolta per il capoluogo della Calabria, da luglio 1970 a febbraio 1971.
Apri gli occhi a Sbarre, rione popolare di Reggio, nell'estate del 1970. Nascono le Regioni e la Calabria deve scegliere il suo capoluogo: Reggio è la città più grande, ma il consiglio regionale si riunisce a Catanzaro. Il 14 luglio Reggio si ferma. Poi il Comitato d'azione, il "Boia chi molla", il treno deragliato a Gioia Tauro, la Repubblica di Sbarre, i soldati, il pacchetto Colombo e, il 23 febbraio 1971, i blindati nelle strade. Cinque morti a Reggio, centinaia di feriti e di arresti, e una città che ancora oggi ne discute.
Raccontiamo i fatti e le letture diverse, senza schierarci: la protesta popolare, il ruolo dell'estrema destra, le promesse mancate del centro siderurgico, il porto di Gioia Tauro che nacque al suo posto e la Liquichimica di Saline Joniche, costruita e mai entrata in produzione.
In breve: i fatti da sapere
- La rivolta iniziò con lo sciopero generale del 14 luglio 1970, il giorno dopo la prima seduta del consiglio regionale a Catanzaro.
- Durò circa sette mesi, fino al febbraio 1971: è considerata una delle proteste più lunghe e violente dell'Italia repubblicana.
- A Reggio morirono cinque persone, tre civili e due uomini delle forze dell'ordine; feriti e arresti furono centinaia.
- Tra il 14 luglio e il 23 settembre 1970 il ministero dell'Interno contò 13 attentati dinamitardi, 33 blocchi stradali e 14 ferroviari.
- Il 22 luglio 1970 il deragliamento della Freccia del Sud a Gioia Tauro fece 6 morti; solo decenni dopo fu ricondotto a un attentato.
- Il 16 febbraio 1971 il consiglio regionale approvò il compromesso: giunta e capoluogo a Catanzaro, consiglio a Reggio.
- Il centro siderurgico promesso a Gioia Tauro non fu mai costruito; al suo posto nacque il porto, che nel 2024 ha movimentato 3,94 milioni di container (TEU).
I capitoli del video
- 0:00Ti svegli a Reggio
- 1:06Una regione, tre città
- 2:02Il rapporto alla città
- 2:53Boia chi molla
- 3:51Il treno di Gioia Tauro
- 5:03La Repubblica di Sbarre
- 6:12I morti
- 7:34Le promesse
- 8:28I blindati
- 9:04Quello che resta
- 10:27Torni a casa
Perché scoppiò la rivolta di Reggio Calabria?
Nel 1970 nascono le Regioni a statuto ordinario, previste dalla Costituzione dal 1948. Le prime elezioni regionali si tengono a giugno, e ogni Regione deve scegliere il proprio capoluogo. In Calabria la contesa è antica: secondo lo storico Luigi Ambrosi, la disputa tra le città era iniziata già nel 1947, quando le Regioni erano solo un progetto della Costituente.
Reggio è la città più grande, con circa 160.000 abitanti, ma Catanzaro è al centro della regione e gode di appoggi politici forti; Cosenza punta invece all'università. Quando il 13 luglio 1970 il nuovo consiglio regionale si riunisce per la prima volta a Catanzaro, a Reggio la decisione sembra già presa altrove.
La protesta non nasce da un partito: i promotori sono esponenti locali della Democrazia cristiana, alla guida di Comune e Provincia, affiancati da partiti laici, Msi, Cisl, Uil, associazioni cattoliche e Chiesa. Pci, Psi e Cgil reggini, invece, non aderiscono. Dietro la questione del capoluogo c'erano anche la povertà e la paura di restare tagliati fuori da posti di lavoro e investimenti pubblici.
Chi guidava i moti di Reggio: popolo o estrema destra?
È la domanda su cui si discute ancora. Dopo le prime settimane la guida della protesta passa al Comitato d'azione per Reggio capoluogo, guidato da Ciccio Franco, sindacalista della Cisnal vicino al Msi, che lancia il motto Boia chi molla.
Gli studi più recenti descrivono un movimento interclassista e ideologicamente trasversale: in piazza c'erano giovani, studenti, operai, impiegati. Una cellula comunista dei ferrovieri scrisse alla direzione del Pci, dopo tre mesi, che in piazza non c'erano solo pochi fascisti ma anche giovani e operai di sinistra. Secondo un rapporto del prefetto del 1972, il 47% degli arrestati e denunciati aveva meno di 25 anni e il 10% meno di 18.
È però accertato l'intervento di gruppi della destra extraparlamentare (Avanguardia nazionale, Fronte nazionale, Ordine nuovo) e, in misura minore, di gruppi anarchici e della sinistra extraparlamentare. Le indagini hanno riscontrato anche il contributo della 'ndrangheta in diversi attentati con esplosivo. Per molti storici la rivolta fu insieme protesta popolare e terreno di azione dell'estrema destra.
Quanti morti ci furono nella rivolta di Reggio?
A Reggio la rivolta causò cinque morti, tre civili e due appartenenti alle forze dell'ordine:
- Bruno Labate, ferroviere di 46 anni, il 15 luglio 1970, dopo gli scontri alla stazione;
- Angelo Campanella, autista di 45 anni dell'azienda municipale dei trasporti, ucciso da un colpo d'arma da fuoco il 17 settembre 1970;
- Vincenzo Curigliano, agente di 47 anni, morto d'infarto durante un assalto alla questura a dicembre;
- Antonio Bellotti, agente di 19 anni, colpito da una pietra e morto a Messina il 16 gennaio 1971;
- un barista di 25 anni, ucciso da un proiettile vagante il 17 settembre 1971, durante un corteo in ricordo di Campanella.
Alcune fonti parlano di sei morti, contando diversamente le vittime. A queste si aggiungono i 6 morti del treno deragliato a Gioia Tauro il 22 luglio 1970 e i cinque giovani anarchici morti in un incidente stradale il 26 settembre 1970. I feriti furono centinaia; per gli arresti e le denunce le fonti parlano di centinaia o migliaia di casi.
Cosa fu la strage di Gioia Tauro?
Il 22 luglio 1970, intorno alle 17, la Freccia del Sud Palermo-Torino deragliò poco prima della stazione di Gioia Tauro. Morirono 6 persone; per i feriti le fonti danno cifre diverse, tra 54 e 77. Le vittime venivano dalla Sicilia.
Per oltre vent'anni fu considerato un incidente: le prime perizie parlarono di un guasto o di un errore, e l'inchiesta si chiuse nel 1974 senza colpevoli. Nel 1993 il collaboratore di giustizia Giacomo Lauro raccontò che sui binari era stato messo dell'esplosivo da persone legate ad Avanguardia nazionale e al Comitato d'azione. Nel 2001 la Corte d'Assise di Palmi individuò tre esecutori, tutti già morti; i mandanti non sono mai stati scoperti.
Oggi quel deragliamento è ricordato come la strage di Gioia Tauro, e ogni 22 luglio le vittime vengono commemorate.
Come finì la rivolta e perché la Calabria ha due sedi?
Il governo inviò a Reggio migliaia di militari. Il 16 ottobre 1970 il presidente del Consiglio Emilio Colombo promise che sul capoluogo avrebbe deciso il Parlamento; il 12 febbraio 1971 arrivò la proposta finale, il pacchetto Colombo. Il 16 febbraio il consiglio regionale la approvò: Catanzaro ebbe il titolo di capoluogo e la sede della giunta, Reggio la sede del consiglio regionale. Il 23 febbraio 1971 i mezzi corazzati dei carabinieri smantellarono le ultime barricate di Sbarre e Santa Caterina.
Lo statuto regionale del 1971 fissò la divisione: capoluogo e giunta a Catanzaro, consiglio a Reggio. La regola è rimasta nello statuto del 2004: ancora oggi il consiglio si riunisce a Palazzo Campanella, a Reggio.
Il pacchetto prometteva anche il quinto centro siderurgico a Gioia Tauro, con 7.500 posti, mai realizzato, e la Liquichimica di Saline Joniche, inaugurata nel 1974 e mai entrata in produzione. Alle politiche del 7 maggio 1972 Ciccio Franco fu eletto senatore con il Msi, che a Reggio superò il 40%; restò in Senato fino alla morte, nel 1991.
Cronologia
- Prime elezioni dei consigli regionali delle Regioni a statuto ordinario.
- Il sindaco Pietro Battaglia tiene in piazza il 'rapporto alla città'.
- Prima seduta del consiglio regionale della Calabria a Catanzaro.
- Sciopero generale a Reggio: corteo, occupazione della stazione e primi scontri.
- Muore il ferroviere Bruno Labate, prima vittima della rivolta.
- Deragliamento della Freccia del Sud a Gioia Tauro: 6 morti.
- Arresto di Ciccio Franco; nella stessa giornata viene ucciso l'autista Angelo Campanella.
- Emilio Colombo promette che sul capoluogo deciderà il Parlamento.
- Il consiglio regionale approva il pacchetto Colombo.
- I mezzi corazzati entrano a Sbarre e Santa Caterina: fine della rivolta.
Domande frequenti
Qual è il capoluogo della Calabria?
Il capoluogo della Calabria è Catanzaro, dove hanno sede il presidente e la giunta regionale. Il consiglio regionale ha invece sede a Reggio Calabria, a Palazzo Campanella. La divisione risale al compromesso del febbraio 1971 che chiuse i moti di Reggio ed è scritta ancora oggi nello statuto regionale.
Cosa significa 'Boia chi molla'?
È un motto che significa più o meno 'è un vigliacco chi si arrende'. Di memoria dannunziana e poi usato dal fascismo, fu rilanciato nel 1970 da Ciccio Franco e diventò lo slogan della rivolta di Reggio, scritto su muri e striscioni. Ancora oggi è associato soprattutto all'estrema destra.
Chi era Ciccio Franco?
Francesco 'Ciccio' Franco era un sindacalista della Cisnal, vicino al Movimento sociale italiano, e fu il leader più noto del Comitato d'azione per Reggio capoluogo. Arrestato nel settembre 1970 e scarcerato a dicembre, nel 1972 fu eletto senatore e restò in Senato fino alla morte, nel 1991. A Reggio gli è intitolata l'arena sul lungomare.
Cos'era la Repubblica di Sbarre?
Era il nome con cui il rione popolare di Sbarre, a sud del centro di Reggio, si proclamò simbolicamente indipendente durante la rivolta, difeso da barricate di autobus, pali e copertoni. Anche il quartiere di Santa Caterina si diede un nome simile, il Granducato. Le barricate furono smantellate dai blindati il 23 febbraio 1971.
Ci furono rivolte simili in altre regioni?
Sì, anche se meno lunghe. Nel 1971 a L'Aquila ci furono disordini legati alla rivalità con Pescara sulle sedi della nuova Regione Abruzzo; oggi le istituzioni regionali sono divise tra le due città, con L'Aquila capoluogo. Secondo gli storici, la nascita delle Regioni, pensata per avvicinare le istituzioni ai cittadini, in alcune zone del Sud accese invece rivalità antiche tra città.
Cosa resta oggi della Liquichimica di Saline Joniche?
Restano gli edifici abbandonati e la grande ciminiera, sulla costa ionica a sud di Reggio. Lo stabilimento fu inaugurato nel 1974 ma non entrò mai in produzione: centinaia di operai assunti finirono in cassa integrazione, alcuni per oltre vent'anni, senza aver mai prodotto nulla.
Dove vederlo oggi
Palazzo Campanella, Reggio Calabria
La sede del consiglio regionale della Calabria, frutto del compromesso che chiuse la rivolta.
Lungomare Falcomatà e Arena dello Stretto 'Ciccio Franco', Reggio Calabria
L'anfiteatro sul mare intitolato al leader della rivolta, sul lungomare dove ogni 14 luglio si ricordano le vittime.
Rione Sbarre, Reggio Calabria
Il quartiere della Repubblica di Sbarre e delle ultime barricate del febbraio 1971.
Ex Liquichimica, Saline Joniche (Montebello Jonico)
La fabbrica del pacchetto Colombo mai entrata in produzione, con la ciminiera ancora in piedi.



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