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1908

Terremoto di Messina e Reggio 1908: 37 secondi

Pubblicato il Durata 9:48 9 fonti

Cosa successe nel terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908?

Alle 5:20 del 28 dicembre 1908 una scossa di magnitudo 7,1 con epicentro nello Stretto durò 37 secondi e distrusse Messina e Reggio Calabria. Pochi minuti dopo un maremoto colpì entrambe le coste, con onde fino a 12-13 metri. Le vittime furono tra 80.000 e 120.000 secondo le stime: è il terremoto più grave della storia d'Italia.

Il terremoto di Messina e Reggio Calabria del 28 dicembre 1908: documentario in italiano sul sisma e sul maremoto che distrussero lo Stretto.

Apri gli occhi a Messina la sera del 27 dicembre 1908: al Teatro Vittorio Emanuele danno l'Aida, piove, la città dorme. Alle 5:20 la terra trema per 37 secondi, magnitudo 7,1. Pochi minuti dopo arriva il maremoto, su tutte e due le coste: fino a 12 metri in Sicilia, 13 a Pellaro. Vivi quella notte da entrambe le sponde: Messina e Reggio Calabria, la città di cui si parla meno. Poi le navi russe all'alba del 29, gli oltre 17.000 estratti vivi, le baracche, le prime norme antisismiche d'Italia (1909) e le città ricostruite a scacchiera.

Tra 80.000 e 120.000 vittime: il terremoto più grave della storia d'Italia e uno dei più gravi mai registrati in Europa.

In breve: i fatti da sapere

I capitoli del video

  1. 0:00Ti svegli a Messina
  2. 1:01Due città, uno Stretto
  3. 2:09La notte
  4. 2:35Trentasette secondi
  5. 3:33Il mare si ritira
  6. 4:13Reggio, dall'altra parte
  7. 5:13Isolati dal mondo
  8. 5:47Arrivano i russi
  9. 6:51Il conto
  10. 7:39Le baracche e la città nuova
  11. 8:35Torni a casa

Cosa successe la mattina del 28 dicembre 1908?

Alle 5:20 di lunedì 28 dicembre 1908 la terra tremò sotto lo Stretto di Messina per 37 secondi. Era ancora buio e quasi tutti dormivano: la sera prima, al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, si era data l'Aida, e molti forestieri erano in città per le feste.

L'INGV stima una magnitudo di 7,1, con epicentro in mare e un'intensità che raggiunse l'XI grado della scala Mercalli nell'area più colpita. Il catalogo storico dell'INGV raccoglie osservazioni da centinaia di località, dalla Sicilia orientale a tutta la Calabria meridionale.

Le case di Messina e Reggio erano in gran parte in pietra e malta povera, con tetti pesanti: la Protezione Civile indica come cause dei crolli la scarsa qualità delle costruzioni e la debolezza dei terreni di fondazione. A Messina venne giù circa il 90% degli edifici, compresa la Palazzata, la cortina di palazzi sul porto già ricostruita dopo il terremoto del 1783.

La scossa fu registrata anche dagli strumenti lontani, come l'osservatorio di Gottinga in Germania. E non fu l'ultima: nei due mesi e mezzo successivi si contarono 293 repliche.

Quanto fu alto il maremoto del 1908 sullo Stretto?

Il terremoto generò quello che l'INGV definisce il maremoto più rovinoso di cui si abbia memoria in Italia. Le prime onde arrivarono sulle coste dello Stretto e della Sicilia orientale tra 5 e 10 minuti dopo la scossa, quando molti sopravvissuti si erano rifugiati proprio sul lungomare, lontano dai palazzi pericolanti.

Prima il mare si ritirò, lasciando le barche sul fondo; poi tornò con almeno tre ondate. Le altezze stimate vanno da 6 a 12 metri sulla costa siciliana e arrivano a 13 metri a Pellaro, a sud di Reggio Calabria. A Reggio la ferrovia costiera fu strappata via.

Il geografo Mario Baratta, inviato sul posto dalla Società Geografica Italiana pochi giorni dopo, raccolse le osservazioni in una carta del maremoto pubblicata nel 1910 nel volume La catastrofe sismica calabro messinese. La carta mostra un fatto sorprendente: l'altezza dell'onda cambiava molto anche tra località vicine, soprattutto per la forma dei fondali e della costa.

Il maremoto spezzò anche i cavi sottomarini del telegrafo, contribuendo a isolare le due città dal resto del Paese.

Quante vittime fece il terremoto di Messina e Reggio?

Il numero esatto non si conoscerà mai. Le stime vanno da circa 80.000 a 120.000 morti: la Protezione Civile parla di circa 80.000 vittime, altre ricostruzioni arrivano a 120.000, contando 80.000 morti in Sicilia e circa 40.000 in Calabria.

  • Messina aveva circa 140.000-150.000 abitanti: ne morì circa la metà, forse 70.000-80.000 persone.
  • Reggio Calabria perse almeno 15.000 abitanti; alcune stime arrivano a 25.000.
  • Nella caserma Mezzacapo di Reggio morirono centinaia di soldati del 22° reggimento di fanteria; all'ospedale civile, su 230 ricoverati, ne sopravvissero 29.

Il conto è incerto per diversi motivi: in città c'erano molti forestieri arrivati per le feste, i registri anagrafici andarono distrutti, e molti feriti morirono nei giorni successivi o dopo essere stati evacuati.

Danni e vittime non si fermarono alle due città. In provincia di Messina furono colpiti centri come Savoca, Santa Teresa di Riva e Alì; in Calabria, Palmi contò circa 700 morti. Resta comunque il terremoto più grave della storia d'Italia e uno dei più gravi mai registrati in Europa.

Perché Reggio Calabria è la città dimenticata del 1908?

Quando si parla del 1908 si dice quasi sempre "terremoto di Messina". Eppure Reggio Calabria fu distrutta quasi quanto la città siciliana, e l'INGV sottolinea che in Calabria gli effetti distruttivi si estesero su un'area più ampia di quella siciliana, fino all'intero versante occidentale dell'Aspromonte.

Le ragioni del ricordo sbilanciato sono diverse. Messina era più grande, con un porto tra i più trafficati del Mediterraneo, ed era lì che approdavano le navi straniere, i giornalisti e i fotografi: la maggior parte delle immagini d'epoca che circolano ritrae Messina. Il re sbarcò per primo a Messina, e lì si concentrarono i soccorsi internazionali.

A Reggio i primi aiuti arrivarono soprattutto via terra, da Cosenza e dai paesi vicini, mentre le comunicazioni restavano interrotte. Anche la ricostruzione ebbe un suo percorso: il piano regolatore dell'ingegnere Pietro De Nava, del 1911, disegnò la Reggio moderna con strade larghe e rettilinee e il lungomare che si vede ancora oggi.

Come arrivarono i soccorsi e cosa fu lo stato d'assedio?

Per ore il resto d'Italia non seppe nulla: telegrafo e ferrovie erano interrotti. La prima notizia partì nel pomeriggio del 28 dicembre dalla torpediniera Spica, da Marina di Nicotera (le fonti indicano le 14:50 o le 17:25), e arrivò a Roma in serata.

All'alba del 29 dicembre entrarono nel porto di Messina le navi della flotta russa che si trovavano nella rada di Augusta, tra cui le corazzate Slava e Cesarevič e gli incrociatori Makarov e Bogatyr'. Arrivarono poi navi britanniche, e nei giorni seguenti aiuti da Germania, Francia e Stati Uniti. In tutto furono estratte vive circa 17.000 persone, la maggior parte dai soldati italiani.

Il 3 gennaio 1909 il governo dichiarò lo stato d'assedio nel comune di Messina e nel circondario di Reggio, affidando i pieni poteri al generale Francesco Mazza, comandante del XII corpo d'armata. Il provvedimento, motivato con la lotta allo sciacallaggio, fu discusso in Parlamento e la gestione di Mazza fu molto criticata: le cronache riportano esecuzioni sommarie di presunti sciacalli, tra cui persone che scavavano tra le rovine delle proprie case.

Cosa cambiò dopo il 1908: baracche, norme antisismiche e città nuove

Per anni i sopravvissuti vissero nelle baracche di legno, in quartieri provvisori che prendevano il nome dei Paesi o delle regioni donatrici: americano, svizzero, lombardo, tedesco, e uno dedicato alla regina Elena. Si discusse perfino di non ricostruire Messina, ma la città rimase dov'era.

Il Regio Decreto 18 aprile 1909, n. 193 fissò norme tecniche e igieniche obbligatorie per riparare, ricostruire e costruire edifici nei comuni colpiti, elencati uno per uno. Fu preparato da una commissione divisa tra geologi, incaricati di valutare i siti, e ingegneri, che stabilirono i criteri costruttivi. Per la prima volta in Italia si chiedeva di tenere conto delle forze sismiche nel progetto e si introduceva una classificazione sismica del territorio.

Le due città rinacquero con un nuovo disegno: a Messina il piano dell'ingegnere Luigi Borzì, a Reggio quello di Pietro De Nava, con strade larghe e dritte a scacchiera ed edifici bassi. Chi passeggia oggi nei due centri cammina ancora dentro quei piani. Il prezzo fu alto anche per il patrimonio: chiese, palazzi e opere d'arte recuperati dalle macerie formano oggi una parte importante delle collezioni del Museo regionale di Messina.

Cronologia

  1. Al Teatro Vittorio Emanuele di Messina va in scena l'Aida; la città è piena di gente per le feste.
  2. Scossa di magnitudo 7,1 sotto lo Stretto: 37 secondi che distruggono Messina e Reggio Calabria.
  3. Tra 5 e 10 minuti dopo la scossa il maremoto colpisce le due coste, con onde fino a 12-13 metri.
  4. La torpediniera Spica trasmette da Marina di Nicotera la prima notizia del disastro; a Roma arriva in serata.
  5. Le navi della flotta russa arrivano da Augusta nel porto di Messina e i marinai cominciano a scavare.
  6. Il re Vittorio Emanuele III e la regina Elena sbarcano a Messina.
  7. Stato d'assedio a Messina e nel circondario di Reggio; il generale Francesco Mazza è commissario straordinario.
  8. Fine del periodo in cui si contano 293 repliche dopo la scossa principale.
  9. Regio Decreto n. 193: prime norme tecniche obbligatorie per costruire nei comuni colpiti.
  10. Piano regolatore di Pietro De Nava per la ricostruzione di Reggio Calabria.

Le vostre memorie

Sotto il video molti spettatori hanno raccontato quello che hanno vissuto o sentito in famiglia. Ne riportiamo alcuni, con le loro parole.

Se io posso scrivere ora, qui, e posso respirare e vivere è perché la piccola famiglia del mio bisnonno si salvò quella terrificante notte. Lui, sua moglie Maria e la piccola Rosaria che aveva 2 anni furono protetti da una trave del tetto che cadde sul letto matrimoniale dove dormivano. La trave protesse i corpi mentre tutto di sopra crollava. La loro casa era al piano terreno. Se non fosse stato così sarebbero morti tutti ed io ora non esisterei su questa terra. Poi mio nonno nacque 8 anni dopo, nel 1916 e nel 1940 mia madre. Io nel 1966. Tutti i miei primi 22 anni di vita sono stati segnati dai racconti del terremoto che mio nonno e la prozia Rosaria raccontavano continuamente. Ho comperato e recuperato decine di libri e documenti su quella notte assassina. Conosco tante storie vere della mia famiglia e di quei primi anni post terremoto. E cerco sempre di raccontare a tutti quella immane tragedia che il 37 secondi annientò circa centomila persone e una civiltà intera di una delle più gloriose città italiane.
Commento su YouTube · il bisnonno salvato da una trave
La mia nonna Giuseppa incinta di 8 mesi l'hanno soccorsa era appesa ad un balcone dopo un mese nasceva mia zia Domenia nata in una stalla la famiglia di 6 persone si sono salvate tutti io sono di Messina sono venuta dopo ho 81 anni😮
Commento su YouTube · la nonna incinta salvata dal balcone
Mia nonna si salvò, perchè una trave di legno del soffitto cadde sulla balaustra del letto e si fermò, creando una bolla d'aria che le impedì di rimanere sepolta ....
Commento su YouTube · ricordo della nonna
mio nonno è nato a novembre del 1908 , un mese e mezzo prima del terremoto, in provincia a Barcellona PG. Mi raccontava che a otto anni suo padre lo portò a Messina. Ricordava che molti edifici erano tutti nelle baracche: il tribunale per esempio. Poi mi raccontò anche della costruzione della Chiesa del Carmine dove si trova attualmente e cioè a fianco del tribunale. Mi raccontò anche una leggenda su questa ricosteuzione della Chiesa: sembra che era lì che volevano ricostruire il tribunale al posto della vecchia Chiesa crollata
Commento su YouTube · Messina delle baracche negli anni Dieci
Un mio vicino lo chiamavano Terremoto perché era Nato nel 1908.
Commento su YouTube · un soprannome nato dal sisma

Hai un ricordo da condividere? Scrivilo nei commenti del video: i più significativi finiscono qui.

Cosa ci hanno fatto notare gli spettatori

Le ricostruzioni con l'IA possono sbagliare dettagli d'epoca. Queste sono le segnalazioni ricevute e cosa abbiamo verificato.

Vittime anche fuori dalle due città

La segnalazione: Uno spettatore ricorda che ci furono morti anche in provincia di Messina, citando la tomba di una vittima nel cimitero di Barcellona Pozzo di Gotto, a oltre 40 chilometri.

La verifica: È corretto che il disastro andò oltre Messina e Reggio: il catalogo storico INGV registra effetti in centinaia di località e sono documentati danni e vittime in centri come Savoca, Santa Teresa di Riva, Alì e, in Calabria, Palmi (circa 700 morti). Il caso specifico di Barcellona Pozzo di Gotto non è stato verificato.

Stato d'assedio e fucilazioni

La segnalazione: Uno spettatore scrive che i militari fucilavano chi cercava di estrarre i propri cari dalle macerie, accusandolo di sciacallaggio.

La verifica: Il 3 gennaio 1909 fu dichiarato lo stato d'assedio con pieni poteri al generale Francesco Mazza (Gazzetta Ufficiale del 4 gennaio 1909), e le cronache riportano esecuzioni sommarie di presunti sciacalli, anche di persone che frugavano tra le proprie case. Il numero dei casi non è documentato con certezza; l'ulteriore affermazione su una cassaforte sparita non ha trovato conferma.

Domande frequenti

Quanto durò il terremoto di Messina del 1908?

La scossa principale durò 37 secondi, alle 5:20 del 28 dicembre 1908. Fu sufficiente a far crollare circa il 90% degli edifici di Messina e gran parte di Reggio Calabria. Alla scossa seguirono un maremoto, arrivato tra 5 e 10 minuti dopo, e una lunga serie di repliche: 293 fino all'11 marzo 1909.

Che magnitudo ebbe il terremoto del 1908?

Il catalogo parametrico dei terremoti italiani dell'INGV (CPTI15) indica una magnitudo momento di 7,1, con un margine di incertezza di circa 0,2. Altre stime vanno da 7,0 a 7,2. Per l'epoca non esistevano strumenti moderni: il valore è ricostruito dai sismogrammi storici e dagli effetti osservati in centinaia di località. L'intensità massima raggiunse l'XI grado della scala Mercalli.

Dove si trovava l'epicentro del terremoto di Messina?

L'epicentro era in mare, nello Stretto di Messina, tra le due città. Gli studi individuano come responsabile una faglia diretta orientata circa nord-nordest/sud-sudovest all'interno dello Stretto, ma la sua geometria esatta è ancora discussa dai sismologi. Per questo le due sponde furono colpite in modo così simile, e il maremoto si generò subito a ridosso delle coste.

Chi era Gaetano Salvemini e cosa gli successe nel 1908?

Gaetano Salvemini, storico e poi celebre antifascista, nel 1908 insegnava all'Università di Messina. Sopravvisse al terremoto, ma perse la moglie, i cinque figli e la sorella: fu l'unico superstite della sua famiglia. La sua storia è una delle più citate per raccontare la dimensione privata di una tragedia che colpì decine di migliaia di famiglie.

Perché i marinai russi sono ricordati a Messina?

Perché furono tra i primi soccorsi organizzati ad arrivare: le loro navi si trovavano nella rada di Augusta ed entrarono nel porto di Messina all'alba del 29 dicembre 1908, meno di 24 ore dopo la scossa. I marinai scavarono tra le macerie ed estrassero vive più di mille persone. Nel 2012 la città ha inaugurato un monumento in bronzo in loro onore.

Chi studiò per primo il terremoto e il maremoto del 1908?

Lo studio più completo dell'epoca è di Mario Baratta, inviato dalla Società Geografica Italiana: nel 1910 pubblicò La catastrofe sismica calabro messinese, oltre 400 pagine con una carta delle osservazioni del maremoto. Sul sisma lavorarono anche Giuseppe Mercalli, Giovanni Platania e il sismologo giapponese Fusakichi Omori.

Lo Stretto di Messina è ancora una zona sismica?

Sì. Lo Stretto e la Calabria meridionale sono tra le aree a più alta pericolosità sismica d'Italia: oltre al 1908, la zona era stata colpita dalla sequenza del 1783 e dal forte terremoto calabrese del 1905. Oggi però si costruisce con regole molto più severe, la cui storia comincia proprio con il decreto del 18 aprile 1909.

Dove vederlo oggi

Museo Interdisciplinare Regionale (MuMe), Messina

Raccoglie centinaia di opere e frammenti architettonici di chiese e palazzi recuperati dalle macerie del 1908, accanto a capolavori di Antonello da Messina e Caravaggio.

Monumento ai marinai russi, Messina

Il bronzo inaugurato nel 2012 ricorda i marinai della flotta russa che scavarono tra le macerie dal 29 dicembre 1908.

Lungomare e centro storico di Reggio Calabria

Le strade larghe e rettilinee del centro e il lungomare seguono il piano di ricostruzione di Pietro De Nava del 1911.

Le foto vere

Sopravvissuti senza casa sotto una tenda a Messina, fotografati da Wilhelm von Gloeden nel 1908
Sopravvissuti senza casa sotto una tenda a Messina, fotografati da Wilhelm von Gloeden nel 1908Wilhelm von Gloeden · pubblico dominio · Wikimedia Commons
Profughi in attesa di essere trasportati via da Messina, gennaio 1909: le navi americane Culgoa e Yankton distribuirono cibo ai sopravvissuti
Profughi in attesa di essere trasportati via da Messina, gennaio 1909: le navi americane Culgoa e Yankton distribuirono cibo ai sopravvissutiNational Museum of the U.S. Navy · pubblico dominio · Wikimedia Commons
Il sismogramma del terremoto del 28 dicembre 1908
Il sismogramma del terremoto del 28 dicembre 1908autore sconosciuto · pubblico dominio · Wikimedia Commons
Il monumento ai marinai russi a Messina, che ricorda i soccorsi del dicembre 1908
Il monumento ai marinai russi a Messina, che ricorda i soccorsi del dicembre 1908Exoduspedia · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Fonti per approfondire

  1. Wikipedia, Terremoto di Messina del 1908
  2. Wikipedia, 1908 Messina earthquake
  3. Regio Decreto 18 aprile 1909, n. 193 (prime norme tecniche antisismiche), Normattiva
  4. Wikipedia, Pietro De Nava (piano regolatore di Reggio, 1911)
  5. Monumento ai marinai russi, Messina 2012 (Ambasciata d'Italia a Mosca)
  6. Dipartimento della Protezione Civile, The earthquake and tsunami in Messina and Reggio Calabria
  7. INGV, ASMI - Archivio Storico Macrosismico Italiano, evento del 28 dicembre 1908
  8. INGVterremoti, 28 dicembre 1908: una story map per ricordare l'alba di dolore sullo Stretto
  9. INGVterremoti, La carta delle osservazioni del maremoto del 28 dicembre 1908 (Mario Baratta)

Trascrizione completa

0:00Ti svegli a Messina

Apri gli occhi. Senti odore di mare e di arance. Sotto la finestra passa una carrozza, i lampioni a gas si riflettono sulle pietre bagnate. Sei a Messina, ed è la sera del ventisette dicembre millenovecentootto. La città è piena di gente. Sono i giorni tra Natale e Capodanno, e al Teatro Vittorio Emanuele stasera danno l'Aida di Verdi. Molti sono arrivati da fuori per le feste, e stanotte dormiranno qui. Sei ospite di una famiglia come tante: Salvatore, che lavora in ferrovia, sua moglie Rosa e il piccolo Nino, otto anni, che non vede l'ora che arrivi l'anno nuovo. Tra poche ore, alle cinque e venti del mattino, la terra tremerà per trentasette secondi. In questo viaggio vivrai quella notte su tutte e due le sponde dello Stretto:

1:01Due città, uno Stretto

a Messina e a Reggio Calabria. Messina è una delle città più importanti del Sud. Ha quasi centocinquantamila abitanti, un porto a forma di falce tra i più trafficati del Mediterraneo, e una fila di palazzi eleganti affacciati sul mare: la Palazzata. Di fronte, a pochi chilometri, c'è Reggio Calabria, con circa quarantacinquemila abitanti, e molti di più contando i paesi tutt'intorno. Le due città si guardano ogni giorno, e i traghetti portano perfino i treni da una sponda all'altra. Poco a sud di Reggio, sulla spiaggia di Pellaro, vive Carmelo, pescatore da tutta la vita. Stasera ha tirato la barca a riva presto: piove, e il mare è nero. Lo Stretto è bellissimo, ma sotto nasconde un pericolo. Qui la crosta terrestre è sotto sforzo, e la terra ha già tremato molte volte. Appena tre anni prima,

2:09La notte

nel millenovecentocinque, un forte terremoto ha colpito la Calabria. Dopo il teatro la città si addormenta. Fuori piove forte. Nella casa di Salvatore la stufa è spenta, e Nino dorme stretto alla sua coperta di lana. Sono le cinque e venti di lunedì ventotto dicembre. È ancora buio. Quasi tutti dormono.

2:35Trentasette secondi

Il mare, per un attimo, è immobile. Poi arriva un boato dal basso, come un treno che passa sotto la casa. Il letto si solleva. Le pareti ondeggiano. È il terremoto: magnitudo sette virgola uno, sotto lo Stretto. Trentasette secondi, che sembrano infiniti. Le case di Messina sono di pietra e malta povera, con tetti pesanti: crollano una sull'altra. Più di nove edifici su dieci vengono distrutti. Salvatore afferra Nino e Rosa e li spinge sotto l'arco della porta. Intorno è tutto polvere e buio. Quando la terra smette di tremare, sopra di loro c'è il cielo: il tetto non c'è più. Per strada la gente esce in camicia da notte, sotto la pioggia, al buio. Molti corrono verso l'unico spazio aperto,

3:33Il mare si ritira

lontano dai palazzi: il lungomare. Ed è lì che arriva la seconda tragedia. Pochi minuti dopo la scossa il mare si ritira. Le barche si posano sul fondo. Poi arriva l'onda. Il maremoto colpisce entrambe le coste con almeno tre ondate. Sulla costa siciliana le onde arrivano fino a dodici metri. A Pellaro, vicino a Reggio, fino a tredici. Carmelo vede il mare tornare come un muro. Corre in salita, verso le colline,

4:13Reggio, dall'altra parte

e ce la fa per pochi metri. La sua barca la ritroverà in mezzo alle case. Dall'altra parte dello Stretto, Reggio Calabria vive la stessa notte. Il mare si ritira di settanta metri, poi si abbatte sulla città. La ferrovia lungo la costa viene strappata via, e i vagoni finiscono in mare. In città crolla la caserma Mezzacapo, dove dormono i soldati del ventiduesimo reggimento di fanteria: centinaia di morti. All'ospedale civile ci sono duecentotrenta malati. Ne sopravvivono ventinove. Reggio perde almeno quindicimila abitanti, forse molti di più: alcune stime arrivano a venticinquemila. Eppure, quando si racconta quella notte, spesso si parla solo di Messina. I primi soccorsi a Reggio arrivano via terra: una squadra partita da Cosenza, guidata dal socialista Pietro Mancini. Si scava a mani nude,

5:13Isolati dal mondo

tra le macerie, sotto la pioggia. E il resto d'Italia? Non sa niente. I fili del telegrafo sono spezzati, le ferrovie interrotte. Per ore, due città intere spariscono dal mondo. La prima notizia completa la manda una piccola nave della Marina, la torpediniera Spica, dalla costa calabrese, a Nicotera, alle cinque e venticinque del pomeriggio.

5:47Arrivano i russi

A Roma arriva di sera, più di dodici ore dopo la scossa. All'alba del ventinove dicembre, nel porto di Messina entrano delle navi con una croce blu sulla bandiera bianca. Sono navi da guerra russe, che si trovavano vicino ad Augusta. Sono le corazzate Slava e Cesarevič, gli incrociatori Makarov e Bogatyr, e altre navi. Sono tra i primi soccorsi organizzati ad arrivare. I marinai scendono a terra e cominciano a scavare. Ivan è uno di loro. Ha vent'anni e non parla una parola di italiano. Con Salvatore scava per ore tra le macerie dei vicini, finché sotto le pietre sentono una voce. Tirano fuori una bambina, viva. Nei giorni seguenti arrivano anche inglesi, tedeschi, francesi, americani. In tutto vengono estratte vive circa diciassettemila persone: la maggior parte dai soldati italiani,

6:51Il conto

più di mille dai russi. Il trenta dicembre arrivano anche il re Vittorio Emanuele terzo e la regina Elena. Trovano una città che non c'è più. A Messina muore circa la metà degli abitanti: forse settantamila persone. In tutto, tra le due sponde, le vittime sono tra ottantamila e centoventimila. È il terremoto più grave della storia d'Italia, e uno dei più gravi mai registrati in Europa. Dietro ogni numero c'è una famiglia. Lo storico Gaetano Salvemini insegna all'università di Messina. Sopravvive, ma perde la moglie, i cinque figli e la sorella. Tutti, in una sola notte.

7:39Le baracche e la città nuova

Si parla perfino di non ricostruire Messina, di spostarla altrove. Ma gli abitanti protestano, e la città resta dov'è. Intanto i sopravvissuti vivono per anni nelle baracche di legno, in quartieri con nomi come americano, svizzero, lombardo, regina Elena. Nell'aprile del millenovecentonove arrivano le prime norme antisismiche moderne dello Stato italiano: in un centinaio di comuni di Sicilia e Calabria diventa obbligatorio costruire case capaci di resistere alle scosse. Le due città rinascono nuove. A Messina il piano dell'ingegnere Luigi Borzì, a Reggio quello di Pietro De Nava: strade larghe e dritte a scacchiera, palazzi bassi. Se oggi passeggi per il centro,

8:35Torni a casa

cammini ancora dentro quel disegno. Nel duemiladodici, a Messina, è stato inaugurato un monumento ai marinai russi, nato da un bozzetto disegnato nel millenovecentoundici. Più di cento anni dopo, la città non ha dimenticato chi è arrivato per primo. Lo Stretto resta una delle zone più sismiche d'Italia. Ma oggi sappiamo costruire molto meglio, e le regole antisismiche italiane cominciano proprio da quella notte del millenovecentootto. Salvatore, Rosa, Nino, Carmelo e Ivan non sono mai esistiti. Ma persone come loro sì, a migliaia. Se sei di Messina o di Reggio, o se un tuo bisnonno c'era, raccontacelo nei commenti. Iscriviti, e ci vediamo nel passato.

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