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Eruzione del Vesuvio 79 d.C.: l'ultimo giorno di Pompei

Pubblicato il Durata 11:09 11 fonti

Come è avvenuta l'eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei nel 79 d.C.?

Nel 79 d.C. il Vesuvio produsse un'eruzione esplosiva, detta pliniana: dall'ora di pranzo una colonna alta fino a circa 30 km fece piovere pomici su Pompei per ore, poi le correnti piroclastiche, nubi roventi di gas e cenere, investirono Ercolano nella notte e Pompei il giorno dopo. La data tradizionale è il 24 agosto, ma molti studiosi propongono il 24 ottobre.

Apri gli occhi: sei a Pompei, poche ore prima che il Vesuvio si risvegli. Vivi il giorno dell'eruzione del 79 d.C. ora per ora: la città normale al mattino, la nube a forma di pino, la pioggia di pomici, la flotta di Plinio il Vecchio, la notte a Stabia e le correnti piroclastiche.

E scopri il giallo che divide ancora gli studiosi: l'eruzione fu il 24 agosto, come dicono i manoscritti di Plinio il Giovane, o in autunno, come suggeriscono i frutti, i bracieri e l'iscrizione a carboncino trovata nel 2018?

In breve: i fatti da sapere

I capitoli del video

  1. 0:00Ti svegli a Pompei
  2. 0:53Il giallo della data
  3. 2:49Una mattina qualunque
  4. 4:15La nube a forma di pino
  5. 5:08Pioggia di pietre
  6. 6:11La flotta di Plinio
  7. 6:46La notte a Stabia
  8. 7:43La fuga da Miseno
  9. 8:35Le correnti piroclastiche
  10. 9:39Quello che resta

Quando è avvenuta l'eruzione del Vesuvio: 24 agosto o 24 ottobre?

La data scolastica, il 24 agosto del 79 d.C., viene dalle lettere di Plinio il Giovane a Tacito. Gli originali sono perduti: conosciamo il testo solo da copie medievali. Secondo uno studio del 2022 di Pedar Foss, i codici più antichi, del IX secolo, riportano sempre il 24 agosto; le altre date (30 ottobre, 1 e 23 novembre) comparirebbero in copie più tarde.

Il dubbio però nasce dagli scavi. A favore dell'autunno si citano frutti di stagione come melograni e castagne, i bracieri accesi nelle case, un tesoretto con monete di Tito e soprattutto l'iscrizione a carboncino scoperta nell'ottobre 2018 nella Regio V, che indica il "sedicesimo giorno prima delle calende di novembre", cioè il 17 ottobre. Nel 2022 uno studio coordinato dall'INGV e pubblicato su Earth-Science Reviews ha proposto il 24-25 ottobre.

La scritta non riporta l'anno. Nel 2023 il Parco archeologico ha tracciato una scritta di prova a carboncino sullo stesso muro: dieci mesi dopo, il 24 agosto 2024, era ancora perfettamente leggibile. Nel dicembre 2024 il direttore Gabriel Zuchtriegel e i suoi collaboratori hanno concluso che, per ora, non ci sono elementi sufficienti per scartare il 24 agosto. La questione resta aperta.

Che cos'è un'eruzione pliniana?

Proprio la descrizione di Plinio il Giovane ha dato il nome a un tipo di eruzione: pliniana. È un'eruzione esplosiva in cui il magma, ricco di gas, viene frammentato e spinto verso l'alto in una colonna altissima, che in quota si allarga come la chioma di un pino, l'immagine usata proprio da Plinio.

Nel 79 d.C. la fase principale cominciò verso l'una del pomeriggio. Le stime sull'altezza della colonna vanno da 15 a 33 km, ben dentro la stratosfera. Il vento spinse la nube verso sud-est: per questo su Pompei caddero pomici per ore, mentre Ercolano, a ovest, fu colpita soprattutto più tardi dalle correnti piroclastiche. Secondo Treccani, Pompei finì sotto uno strato di lapilli e ceneri di 6-7 metri; nella zona di Terzigno l'INGV ha misurato depositi complessivi di oltre 20 metri.

Lo studio INGV del 2022 ha ricostruito la distribuzione della cenere fino in Calabria e in Grecia, e ha documentato colate di fango (lahar) nelle valli della costiera amalfitana, generate dalla pioggia che rimobilizzò pomici e ceneri.

Come morirono gli abitanti di Pompei?

Contrariamente a quanto si immagina, la lava non arrivò a uccidere a Pompei. Le vittime morirono in due fasi diverse.

Nella prima, durante la pioggia di pomici, i tetti crollarono sotto il peso del materiale accumulato e alcune persone rimasero schiacciate o intrappolate. Nella seconda, la colonna eruttiva collassò e generò le correnti piroclastiche: nubi di gas, cenere e frammenti di roccia che scendono lungo i fianchi del vulcano ad alta velocità. Per la prima corrente che raggiunse Pompei si stima una temperatura intorno ai 300 °C.

Secondo i conteggi riportati dagli studiosi, circa il 38% delle vittime di Pompei fu trovato negli strati di pomici e il 62% in quelli lasciati dalle correnti piroclastiche. Chi aveva aspettato in casa che la pioggia di pietre finisse, e solo dopo aveva provato a fuggire camminando sopra metri di pomici, fu sorpreso all'aperto. A Ercolano, più vicina al cratere, le correnti arrivarono già nella notte e colpirono le persone rifugiate sulla spiaggia.

Quante vittime fece l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.?

Un numero esatto non esiste. I dati archeologici più solidi sono questi:

  • a Pompei sono stati recuperati circa 1.044 corpi e i resti sparsi di circa altre 100 persone;
  • a Ercolano sono stati trovati circa 330 individui, quasi 300 dei quali nei fornici, i ricoveri per le barche dell'antica spiaggia, scoperti a partire dagli anni Ottanta.

Una parte di Pompei, circa un quinto della città antica, non è ancora stata scavata, e molte persone morirono lungo le strade di fuga o nelle campagne. Per questo le stime complessive variano molto: si parla di tra 1.500 e 3.500 morti nell'intera area, con ipotesi più alte che restano incerte.

Il dato significativo è un altro: la maggior parte degli abitanti, in una città che ne contava forse tra 10.000 e 20.000, riuscì probabilmente a lasciare Pompei durante le prime ore di pioggia di pomici. A Ercolano la quasi assenza di vittime dentro la città fa pensare che molti fossero già fuggiti verso Napoli.

Come furono scoperte Pompei ed Ercolano?

Per più di sedici secoli le due città restarono sepolte. Ercolano fu la prima a riemergere: tra il 1709 e il 1716 il principe austriaco d'Elboeuf fece scavare pozzi e cunicoli per recuperare statue; gli scavi regolari iniziarono nel 1738 sotto Carlo di Borbone. A Pompei si cominciò nel 1748, ma solo nel 1763 il ritrovamento dell'iscrizione di Suedio Clemente permise di identificare con certezza la città.

La svolta arrivò nel 1863, quando l'archeologo Giuseppe Fiorelli versò gesso liquido nei vuoti lasciati nella cenere dai corpi decomposti, ottenendo i calchi delle vittime. Da allora ne sono stati realizzati più di cento, tra i più recenti quelli del 2020 di due uomini trovati nella villa di Civita Giuliana. Il progetto di ricerca sui calchi avviato nel 2015 ha mostrato che spesso le ossa furono rimosse o integrate durante i restauri dell'Ottocento.

Oggi gli scavi continuano: nell'area di Pompei restano da indagare oltre venti ettari.

Cronologia

  1. Inizia la fase principale: la colonna a forma di pino sale sopra il Vesuvio, vista da Miseno da Plinio il Giovane e da sua madre.
  2. Pioggia di pomici su Pompei per circa 18-20 ore; Plinio il Vecchio salpa da Miseno con la flotta e raggiunge Stabia.
  3. Le prime correnti piroclastiche investono Ercolano e le persone rifugiate nei fornici della spiaggia.
  4. Le correnti piroclastiche raggiungono Pompei; a Stabia muore Plinio il Vecchio.
  5. Iniziano gli scavi regolari di Ercolano sotto Carlo di Borbone.
  6. Iniziano gli scavi di Pompei; la città sarà identificata con certezza nel 1763.
  7. Giuseppe Fiorelli realizza i primi calchi in gesso delle vittime.
  8. Nella Regio V di Pompei viene scoperta l'iscrizione a carboncino che indica il 17 ottobre.
  9. Uno studio coordinato dall'INGV propone il 24-25 ottobre; uno studio di Pedar Foss sui manoscritti difende il 24 agosto.
  10. Il Parco archeologico pubblica uno studio secondo cui non ci sono elementi sufficienti per scartare il 24 agosto.

Domande frequenti

Pompei è stata distrutta dalla lava?

No. A Pompei la lava non arrivò. La città fu sepolta prima da una pioggia di pomici durata ore, che fece crollare molti tetti, e poi da correnti piroclastiche: nubi roventi di gas, cenere e roccia che scendono dal vulcano ad alta velocità. Sono state queste correnti, con il loro calore e la cenere respirata, a causare la maggior parte delle vittime.

Chi era Plinio il Vecchio?

Gaio Plinio Secondo, detto il Vecchio, era lo zio di Plinio il Giovane. Nel 79 d.C. comandava la flotta romana di stanza a Miseno ed era autore della Naturalis historia, un'enciclopedia della natura in 37 libri. Partì con le navi verso la costa vesuviana per osservare il fenomeno e soccorrere gli abitanti, e morì sulla spiaggia di Stabia.

Cosa ci sono dentro i calchi di Pompei?

I calchi sono nati riempiendo di gesso liquido i vuoti lasciati nella cenere indurita dai corpi decomposti. Dentro molti di essi si trovano ancora ossa e denti delle vittime. Le indagini con raggi X e TAC avviate nel 2015 hanno però mostrato che spesso durante i restauri ottocenteschi alcune ossa furono tolte e altri elementi aggiunti, quindi non tutti i calchi sono fedeli all'originale.

Qual è la differenza tra Pompei ed Ercolano?

Pompei fu sepolta soprattutto da pomici e ceneri per uno spessore di diversi metri, e per questo si conservano i vuoti dei corpi da cui nascono i calchi. Ercolano, più vicina al vulcano, fu coperta da depositi di correnti piroclastiche molto più spessi, che carbonizzarono legno, cibi e papiri. Lì le vittime sono state trovate come scheletri, soprattutto sulla spiaggia.

Quando è stata l'ultima eruzione del Vesuvio?

L'ultima eruzione del Vesuvio è iniziata il 18 marzo 1944 ed è durata una decina di giorni, colpendo comuni come San Sebastiano e Massa di Somma. Da allora il vulcano è in una fase di quiescenza, con condotto ostruito, attività fumarolica e sciami sismici di bassa energia, sorvegliati dall'Osservatorio Vesuviano dell'INGV.

Quanto è grande Pompei e quanto è ancora da scavare?

Secondo Treccani circa un quinto della città antica non è ancora stato scavato, e il Ministero della Cultura indica oltre venti ettari ancora da indagare. Gli scavi recenti, come quelli della Regio V e della villa di Civita Giuliana, continuano a restituire affreschi, iscrizioni e nuove vittime.

Dove vederlo oggi

Parco Archeologico di Pompei, Pompei (NA)

Le strade, le case, il foro e i calchi delle vittime della città sepolta nel 79 d.C., con il Vesuvio sullo sfondo.

Parco Archeologico di Ercolano, Ercolano (NA)

Case a più piani con legni carbonizzati e i fornici dell'antica spiaggia dove furono trovati circa 300 scheletri.

Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Affreschi, mosaici e oggetti di uso quotidiano provenienti da Pompei ed Ercolano.

Le foto vere

Calco in gesso di una vittima dell'eruzione del 79 d.C. a Pompei
Calco in gesso di una vittima dell'eruzione del 79 d.C. a PompeiJebulon · CC0 · Wikimedia Commons
I fornici dell'antica spiaggia di Ercolano con gli scheletri delle persone che vi cercarono riparo
I fornici dell'antica spiaggia di Ercolano con gli scheletri delle persone che vi cercarono riparoAd Meskens · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Il foro di Pompei oggi, con il Vesuvio sullo sfondo
Il foro di Pompei oggi, con il Vesuvio sullo sfondoGary Todd · Pubblico dominio · Wikimedia Commons

Fonti per approfondire

  1. Plinio il Giovane, Lettere 6.16 e 6.20 a Tacito
  2. National Geographic, "When was Pompeii really destroyed?"
  3. CNN, iscrizione a carboncino (2018)
  4. Science, "Ancient graffiti shifts date of Pompeii's destruction"
  5. Smithsonian, "Resurrecting Pompeii"
  6. INGV, "Vesuvio: svelati antichi misteri dell'eruzione del 79 d.C." (2022)
  7. Ministero della Cultura, iscrizione a carboncino e data dell'eruzione (2018)
  8. Ministero della Cultura, nuovi calchi dalla villa di Civita Giuliana (2020)
  9. Treccani, Enciclopedia on line, voce "Pompei"
  10. Treccani, Enciclopedia on line, voce "Ercolano"
  11. Finestre sull'Arte, il dibattito sulla data dell'eruzione e lo studio di Pedar Foss sui manoscritti (2024)

Trascrizione completa

0:00Ti svegli a Pompei

Apri gli occhi. Sei sdraiato su un letto di legno, sotto una coperta di lana grezza. Dalla finestra entra una luce dorata e il rumore di una città che si sveglia: ruote di carro sul basolato, un cane che abbaia, qualcuno che grida il prezzo del pane. Sei a Pompei, in Campania, una città di commercianti e di vino, all'ombra di una montagna verde coperta di vigne. Nessuno qui la chiama vulcano. Per loro è solo il Vesuvio, la montagna che dà l'uva migliore della regione. Tra poche ore quella montagna esploderà. E sarà uno dei giorni più raccontati della storia. Eppure, c'è una cosa che ancora oggi nessuno sa con certezza: che giorno è.

0:53Il giallo della data

A scuola ti hanno insegnato il 24 agosto del 79 dopo Cristo. Quella data viene da un solo testimone: Plinio il Giovane, che aveva diciassette anni e guardava la scena dall'altra parte del golfo. Molti anni dopo la racconta in due lettere allo storico Tacito. Il problema è che quelle lettere originali non esistono più. Abbiamo solo copie di copie, trascritte a mano dai monaci per più di mille anni. E in alcune di quelle copie la data non è la stessa. Poi ci sono gli scavi. Nelle case di Pompei gli archeologi hanno trovato frutti d'autunno, melograni, noci, fichi secchi. Hanno trovato bracieri, come se facesse freddo. E una moneta coniata, secondo alcuni studiosi, solo poche settimane prima di agosto. Persino lo storico Cassio Dione, che scrive più di un secolo dopo, parla di un disastro d'autunno. E nel 2018, in una casa della Regio Quinta, salta fuori una scritta a carboncino sul muro, lasciata forse da un operaio. Indica una data: il sedicesimo giorno prima delle calende di novembre. Il nostro diciassette ottobre. Per un momento sembrò la prova definitiva: l'eruzione sarebbe avvenuta in ottobre. Poi le prove di laboratorio hanno mostrato che il carboncino sui muri resiste più del previsto: quella scritta poteva essere più vecchia. Nel 2022 uno studio ha difeso il 24 ottobre, un altro ha ribadito il 24 agosto. Il giallo è ancora aperto. E tu, che sei qui, senti solo che l'aria di questa mattina è tiepida.

2:49Una mattina qualunque

Pompei non è una metropoli: ci vivono forse tra diecimila e ventimila persone. Ha un anfiteatro, due teatri, le terme, un foro pieno di templi. Una città di provincia ricca, piena di botteghe. Esci in strada. I marciapiedi sono alti, perché quando piove le vie diventano torrenti. Per attraversare si salta su grandi pietre, lasciando passare in mezzo le ruote dei carri. Dal forno esce un profumo di pane appena cotto. Il fornaio sforna pagnotte rotonde divise in spicchi, come una torta. Ottantuno di quelle pagnotte, carbonizzate nel forno, saranno ritrovate quasi duemila anni dopo. Alle fontane le donne riempiono le brocche. Nei thermopolia, i bar di allora, si mangia in piedi da grandi vasi di terracotta incastrati nel bancone. E sui muri, ovunque, ci sono scritte: propagande elettorali, insulti, dichiarazioni d'amore, conti della spesa. Da giorni la terra trema, piccole scosse. Qui ci sono abituati. Nessuno collega quei tremori alla montagna. Nessuno sa che sotto i loro piedi il magma sta salendo.

4:15La nube a forma di pino

È circa l'una del pomeriggio. Un boato, poi un altro. Tutti si girano verso la montagna. Dalla cima sale una colonna enorme, dritta, che in alto si allarga come la chioma di un pino. È proprio l'immagine che usa Plinio. Dall'altra parte del golfo, a Miseno, sua madre nota quella nube strana e chiama il fratello, Plinio il Vecchio: l'ammiraglio della flotta romana. Plinio il Vecchio è uno scienziato, l'autore di un'enciclopedia della natura in trentasette libri. Vuole vedere da vicino. Poi arriva un messaggio: una donna, Rectina, chiede aiuto dalla sua villa sotto il vulcano. Lo scienziato diventa soccorritore. Ordina di far salpare le navi da guerra.

5:08Pioggia di pietre

A Pompei il cielo diventa scuro in pieno giorno. Poi comincia a piovere. Non acqua: pietre. Pomici leggere, bianche e grigie, grandi come noci, che rimbalzano sulle tegole e si ammucchiano nelle strade. Chi può scappa. La maggior parte degli abitanti lascia la città in queste ore, verso Nocera, verso Stabia, verso il mare. Altri restano. Si chiudono in casa, pensano che passerà. Le pomici continuano a cadere per ore. Si accumulano sui tetti, mezzo metro, un metro. E i tetti, pensati per la pioggia e non per le pietre, cominciano a cedere.

6:11La flotta di Plinio

Intanto le navi di Plinio attraversano il golfo. Più si avvicinano, più la cenere cade calda e fitta sul ponte, insieme a pietre annerite dal fuoco. Il mare si ritira, la costa è bloccata dai detriti. Il timoniere vorrebbe tornare indietro. Plinio risponde con una frase che il nipote ci ha tramandato: la fortuna aiuta gli audaci. E fa rotta su Stabia, dove vive un amico, Pomponiano.

6:46La notte a Stabia

A Stabia Plinio trova l'amico terrorizzato. Per calmarlo si fa un bagno, cena con tranquillità, e va a dormire. Dalla stanza si sente il suo russare. Sul Vesuvio, nella notte, brillano incendi enormi. Ma il cortile si riempie di cenere e pomici, così tanto che se restasse lì dentro non potrebbe più uscire. Lo svegliano. Le case tremano. Decidono di andare verso il mare, con dei cuscini legati sulla testa per ripararsi dalle pietre. Sulla spiaggia il mare è impraticabile. Plinio si sdraia su un telo. Arrivano fiamme e un odore di zolfo. Si alza, sorretto da due servi, e cade. Due giorni dopo ritroveranno il suo corpo intatto, più simile a chi dorme che a chi è morto.

7:43La fuga da Miseno

Dall'altra parte del golfo, a Miseno, il giovane Plinio è rimasto a casa con la madre. Durante la notte le scosse sono così forti che sembra che la casa si ribalti. All'alba decidono di lasciare la città a piedi, in mezzo a una folla in preda al panico. Vede il mare ritirarsi dalla riva, lasciando pesci e animali sulla sabbia. Poi una nube nera, squarciata da lampi, scende sul golfo. Scrive che il buio non era quello di una notte senza luna, ma quello di una stanza chiusa quando si spegne la lampada. Sopravvive. Ed è proprio grazie a lui, che quel giorno aveva diciassette anni, che oggi sappiamo come è morto uno degli uomini più famosi di Roma.

8:35Le correnti piroclastiche

Torna a Pompei. È mattina, ma è buio come di notte. Chi è rimasto prova ora a scappare, camminando sopra metri di pomici. È troppo tardi. La colonna dell'eruzione collassa su sé stessa. Giù dalla montagna scende una nube rovente di gas, cenere e roccia, a centinaia di gradi, veloce come un'auto in autostrada. Si chiama corrente piroclastica. La prima città a essere colpita, già dopo la mezzanotte, è Ercolano, più vicina al vulcano. Lì, nei magazzini delle barche sulla spiaggia, gli archeologi hanno trovato quasi trecento persone che aspettavano di essere portate via dal mare. Non è la lava ad uccidere a Pompei. Sono queste correnti: il calore e la cenere che riempie i polmoni. In pochi minuti la città smette di respirare. Ne arriveranno diverse, una dopo l'altra, fino a seppellirla del tutto.

9:39Quello che resta

Per più di sedici secoli Pompei resta sotto la cenere. Quando gli scavi riprendono, gli archeologi trovano dei vuoti nella cenere indurita: la forma lasciata dai corpi. Nel 1863 l'archeologo Giuseppe Fiorelli ha un'idea: colare il gesso in quei vuoti. Ne escono i calchi che conosci, persone rannicchiate, mani sul viso, un cane che si contorce. Sono stati trovati i resti di oltre mille persone, e molti altri non sono mai stati trovati. Oggi cammini sullo stesso basolato, davanti allo stesso forno, sotto la stessa montagna. E la domanda è ancora lì: agosto o ottobre? Forse una scritta su un muro non ancora scavato ci darà la risposta. La prossima volta la Macchina del Tempo ti riporta ancora più indietro: un milione di anni fa, la sera in cui l'uomo accende il suo primo fuoco. Iscriviti, e ci vediamo nel passato.

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