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113 milioni di anni fa

Dinosauri in Italia: il Cretaceo italiano

Pubblicato il Durata 11:20 11 fonti

Quali dinosauri sono stati trovati in Italia e dove si possono vedere?

I due dinosauri italiani più famosi del Cretaceo sono Scipionyx samniticus, detto Ciro, un cucciolo di circa 113 milioni di anni trovato a Pietraroja (Benevento) con gli organi interni conservati, e Tethyshadros insularis, l'adrosauro di Villaggio del Pescatore (Trieste), di circa 81-80 milioni di anni. Ciro è custodito a Benevento, Antonio e Bruno al Museo civico di Storia naturale di Trieste.

Apri gli occhi: sei in Campania, 113 milioni di anni fa, e sei sott'acqua. L'Italia non esiste ancora: al suo posto c'è un arcipelago di lagune tropicali nel mare della Tetide.

In questo documentario in prima persona attraversi il Cretaceo italiano e incontri due dei fossili più importanti del mondo: Ciro (Scipionyx samniticus), il cucciolo di dinosauro di Pietraroja con gli organi interni ancora conservati, e i Tethyshadros di Villaggio del Pescatore, vicino a Trieste, il branco che per anni è stato raccontato come "dinosauro nano".

Dove vederli: Ciro a Benevento (Soprintendenza ABAP Caserta e Benevento, calchi al Museo di Storia Naturale di Milano); Antonio al Museo civico di Storia naturale di Trieste.

In breve: i fatti da sapere

I capitoli del video

  1. 0:00Ti svegli in una laguna tropicale
  2. 1:16Dov'è finita l'Italia?
  3. 2:10L'alba a Pietraroja
  4. 3:16Incontri Ciro
  5. 4:35Il fossile che ha fatto il giro del mondo
  6. 6:27Salto a Trieste
  7. 7:28Il mito del dinosauro nano
  8. 8:58Come nasce un cimitero di dinosauri
  9. 10:10Torni a casa

Chi è Ciro, il dinosauro di Pietraroja?

Ciro è il soprannome di Scipionyx samniticus, un piccolo dinosauro carnivoro (teropode) vissuto circa 113 milioni di anni fa, nell'Albiano, a Pietraroja, in provincia di Benevento. Il nome scientifico significa "artiglio di Scipione del Sannio".

La sua storia è quasi un romanzo:

  • primavera 1981: l'appassionato Giovanni Todesco trova la lastra nella cava Le Cavere e pensa a un uccello fossile;
  • inizio 1993: Giorgio Teruzzi del Museo di Storia Naturale di Milano capisce che si tratta di un cucciolo di dinosauro;
  • 1993: il settimanale Oggi lo battezza "Ciro", un nome tipicamente napoletano (prima Todesco lo chiamava "cagnolino");
  • 1998: Cristiano Dal Sasso e Marco Signore lo descrivono su Nature.

L'esemplare è minuscolo: 23,7 cm come è conservato, circa 46 cm stimati con la coda completa. Le proporzioni, le orbite enormi e i denti mai sostituiti indicano che aveva pochi giorni di vita: secondo la monografia del 2011, forse tre, al massimo circa una settimana. Che aspetto avesse da adulto non lo sappiamo, perché finora è l'unico esemplare noto della sua specie.

Perché il fossile di Ciro è così importante?

Di dinosauri si trovano soprattutto ossa. Ciro invece conserva i tessuti molli: tratti dell'intestino, parte del fegato, la trachea, fasci di muscoli del collo, cartilagini e persino alcuni vasi sanguigni. È uno dei casi di conservazione più eccezionali nella storia della paleontologia.

Il motivo è l'ambiente in cui finì il suo corpo: il fondo di una laguna calda e poco profonda, povera di ossigeno, dove il fango finissimo lo ricoprì in fretta e i batteri non ebbero tempo di decomporlo.

Grazie a questo i paleontologi hanno potuto ricostruire anche cosa aveva mangiato: nella pancia ci sono resti di pesci e di lucertole, in una sequenza di pasti ricostruita dagli studiosi. Alcuni ritengono che un cucciolo così piccolo difficilmente potesse catturare da solo queste prede, e ipotizzano che i genitori lo nutrissero, un possibile indizio di cure parentali.

Tra il 2005 e il 2008 Cristiano Dal Sasso e Simone Maganuco hanno studiato il fossile al Museo di Storia Naturale di Milano; la loro monografia del 2011, di 281 pagine, è considerata la descrizione più completa mai dedicata a un singolo dinosauro.

Tethyshadros: il dinosauro di Trieste era davvero nano?

A Villaggio del Pescatore, nel comune di Duino-Aurisina, i primi frammenti di ossa furono segnalati negli anni Ottanta da Alceo Tarlao e Giorgio Rimoli. Nel 1994 la studentessa di geologia Tiziana Brazzatti individuò uno scheletro quasi completo su una parete di roccia verticale. Per estrarlo servirono anni: fu rimosso nel 1999, dopo aver tolto oltre 300 metri cubi di roccia, e preparato con acido formico diluito in circa 2.800 ore di lavoro, fino alla presentazione al pubblico nel dicembre 2000 con il nome di Antonio.

Nel 2009 il paleontologo Fabio Marco Dalla Vecchia lo descrisse come nuova specie, Tethyshadros insularis, "l'adrosauroide della Tetide, dell'isola". Antonio era lungo circa 4-5 metri e pesava intorno ai 340 kg: più piccolo dei parenti asiatici e americani, sembrava un esempio di nanismo insulare.

Nel 2021 lo studio guidato da Alfio Alessandro Chiarenza (Università di Bologna e altri enti) ha analizzato le ossa al microscopio: Antonio era un giovane non ancora adulto. Il secondo scheletro, Bruno, è più grande del 15-20% e pesava tra 514 e 584 kg. Le sue dimensioni rientrano nella media degli adrosauroidi eurasiatici: niente nanismo.

Com'era l'Italia nel Cretaceo?

Nel Cretaceo, tra circa 143 e 66 milioni di anni fa, la penisola italiana non esisteva. Tra Africa ed Europa si stendeva l'oceano della Tetide, punteggiato da piattaforme carbonatiche: grandi banchi di calcare in acque basse e calde, a tratti emersi come isole e lagune, simili alle Bahamas di oggi.

Il sito di Villaggio del Pescatore si trovava al margine nord-occidentale delle piattaforme carbonatiche adriatiche, i cui resti oggi si estendono dal Nord-Est italiano fino alla Turchia. Secondo Chiarenza e colleghi, nel Campaniano inferiore queste terre erano a tratti collegate all'Europa occidentale e all'Asia, e gli animali potevano spostarsi: la frammentazione in isole più isolate arrivò dopo.

Lo studio del 2021 ha anche corretto l'età del sito: non 70 ma 81,5-80,5 milioni di anni fa. Le rocce del giacimento si sono formate in un intervallo stimato in poche migliaia di anni e conservano, oltre ai dinosauri, pesci, coccodrilli, rettili volanti e piccoli crostacei.

Pietraroja, molto più antica, conserva una fauna simile a una laguna: pesci abbondantissimi, lucertole, un piccolo coccodrilliforme (Pachycheilosuchus), crostacei e perfino un anfibio che indica la vicinanza di acqua dolce.

Quali altri dinosauri sono stati trovati in Italia?

Per molto tempo si pensò che in Italia, coperta dal mare per gran parte del Mesozoico, non si sarebbero mai trovati dinosauri. Oggi l'elenco è più lungo:

  • Saltriovenator zanellai, un predatore di circa 7,5 metri di circa 199-198 milioni di anni fa, trovato nel 1996 in una cava di Saltrio (Varese): è il ceratosauro più antico conosciuto;
  • Scipionyx samniticus, Ciro, da Pietraroja (circa 113 milioni di anni);
  • Tethyshadros insularis, con almeno 7 esemplari, forse 11, a Villaggio del Pescatore (circa 81-80 milioni di anni).

A questi si aggiungono migliaia di orme. Le più famose sono quelle della Cava Pontrelli ad Altamura (Bari), scoperte il 10 maggio 1999 dai geologi Michele Claps e Massimo Sarti: secondo l'ISPRA sono circa 30.000 impronte su un'unica superficie, del Cretaceo superiore, tra le più ricche al mondo.

Orme e ossa dicono la stessa cosa: le piattaforme di calcare della Tetide non erano solo mare aperto, ma terre emerse abbastanza a lungo da ospitare popolazioni di dinosauri.

Cronologia

  1. Un cucciolo di Scipionyx muore e si fossilizza nel fango della laguna di Pietraroja.
  2. Un gruppo di Tethyshadros viene sepolto nei sedimenti di Villaggio del Pescatore, vicino a Trieste.
  3. Giovanni Todesco trova la lastra di Ciro nella cava Le Cavere di Pietraroja.
  4. Giorgio Teruzzi riconosce in Ciro un cucciolo di dinosauro; il settimanale Oggi gli dà il soprannome.
  5. Tiziana Brazzatti individua lo scheletro di Antonio a Villaggio del Pescatore.
  6. Scipionyx samniticus viene descritto sulla rivista Nature.
  7. Dopo circa 2.800 ore di preparazione, Antonio viene presentato al pubblico a Trieste.
  8. Fabio Marco Dalla Vecchia descrive la nuova specie Tethyshadros insularis.
  9. Esce la monografia di Dal Sasso e Maganuco su Scipionyx, 281 pagine.
  10. Lo studio di Chiarenza e colleghi su Scientific Reports smonta l'ipotesi del dinosauro nano e retrodata il sito.

Domande frequenti

Dove si può vedere il fossile di Ciro?

L'originale di Scipionyx samniticus appartiene allo Stato ed è custodito a Benevento, nella sezione paleontologica del Centro operativo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, nell'ex Convento di San Felice. Le aperture sono spesso legate a giornate ed eventi speciali, quindi conviene contattare la Soprintendenza prima della visita. Calchi di Ciro sono esposti al Museo di Storia Naturale di Milano.

Quanto era grande Ciro?

Il fossile misura 23,7 centimetri, ma manca di gran parte della coda: con la coda completa il cucciolo doveva essere lungo circa 46 centimetri. Era appena nato, forse da tre giorni. Le dimensioni da adulto restano sconosciute, perché non si conoscono altri esemplari della specie; probabilmente non superava i 2-2,5 metri dei compsognatidi più grandi.

Perché si chiama Scipionyx samniticus?

Il nome generico, Scipionyx, unisce il nome di Scipione al greco onyx, artiglio: ricorda Scipione Breislak, geologo che nel Settecento descrisse il giacimento di Pietraroja, e il condottiero romano Publio Cornelio Scipione l'Africano. Samniticus significa "del Sannio", la regione storica in cui si trova Pietraroja. Il soprannome Ciro fu invece un'idea del settimanale Oggi nel 1993.

Ciro è stato esposto all'estero?

Sì. Nel 2023 il fossile è stato prestato al National Museum of Nature and Science di Tokyo per la mostra Dino Expo 2023, dove è rimasto esposto fino al 18 giugno. In passato era stato studiato per anni al Museo di Storia Naturale di Milano, dove tra il 2005 e il 2008 è stata condotta la cosiddetta "paleo-autopsia".

Quanto pesava il Tethyshadros?

Antonio, l'esemplare tipo, è stimato intorno ai 338 kg, ma non era ancora adulto. Bruno, il secondo scheletro descritto nel 2021, è più grande del 15-20% e pesava tra 514 e 584 kg secondo lo studio di Chiarenza e colleghi: più o meno quanto una mucca.

Si può visitare il sito di Pietraroja?

Sì: a Pietraroja, nel Parco regionale del Matese, c'è il Parco geopaleontologico, in via Fontanelle 14, gestito da un ente dedicato. Il giacimento delle Cavere conserva rocce calcaree del Cretaceo inferiore ricche di pesci fossili, rettili e crostacei. Orari e modalità di visita vanno verificati sul sito dell'ente prima di partire.

Dove vederlo oggi

Centro operativo della Soprintendenza ABAP di Caserta e Benevento, ex Convento di San Felice, Benevento

Qui è custodito il fossile originale di Ciro (Scipionyx samniticus), con altri reperti di Pietraroja.

Museo civico di Storia naturale, Trieste

Espone gli scheletri di Antonio e Bruno, i Tethyshadros di Villaggio del Pescatore.

Parco geopaleontologico di Pietraroja (Benevento)

Il luogo dove è stato trovato Ciro, con i calcari fossiliferi del Cretaceo inferiore.

Museo di Storia Naturale, Milano

Espone i calchi di Ciro e le ossa di Saltriovenator, il dinosauro lombardo.

Le foto vere

Il fossile di Ciro (Scipionyx samniticus), fotografato al Museo di Storia Naturale di Milano.
Il fossile di Ciro (Scipionyx samniticus), fotografato al Museo di Storia Naturale di Milano.Mogi · Pubblico dominio · Wikimedia Commons
Antonio, l'esemplare tipo di Tethyshadros insularis, al Museo civico di Storia naturale di Trieste.
Antonio, l'esemplare tipo di Tethyshadros insularis, al Museo civico di Storia naturale di Trieste.JensKunstfreund · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Bruno, il secondo Tethyshadros descritto nel 2021, più grande di Antonio del 15-20%.
Bruno, il secondo Tethyshadros descritto nel 2021, più grande di Antonio del 15-20%.JensKunstfreund · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Il Parco geopaleontologico di Pietraroja, in provincia di Benevento.
Il Parco geopaleontologico di Pietraroja, in provincia di Benevento.Adam91 · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Fonti per approfondire

  1. Scipionyx samniticus
  2. Fossili regionali, Campania
  3. Pietraroja, Paleoitalia
  4. Tethyshadros insularis
  5. Chiarenza et al. 2021, Scientific Reports
  6. EurekAlert, "An Italian dinosaur Lagerstätte"
  7. Dal Sasso C. & Signore M. (1998), Exceptional soft-tissue preservation in a theropod dinosaur from Italy, Nature 392
  8. Ministero della Cultura, Pasquetta al Centro operativo di Benevento: il fossile Ciro
  9. ISPRA, Il fossile di dinosauro "Ciro" esposto alla Dino Expo 2023 di Tokyo
  10. Università di Bologna, Italy's first herd of dinosaurs
  11. Museo civico di Storia naturale di Trieste, I dinosauri del Carso

Trascrizione completa

0:00Ti svegli in una laguna tropicale

Apri gli occhi. Sei sott'acqua. L'acqua è calda, quasi come un bagno, e sa di sale. Sopra di te la luce del sole si spezza in mille lame dorate. Tiri su la testa e respiri. Intorno a te c'è una laguna immobile, verde e azzurra. Isole basse, coperte di felci e di alberi che non hai mai visto. Nessun rumore di motori. Nessuna strada. Solo il ronzio degli insetti e, lontano, un verso che non riconosci. Non sei in Florida. Non sei ai Caraibi. Sei in Italia. Per la precisione, dove oggi c'è un paesino del Sannio, in provincia di Benevento. Solo che mancano più di centodieci milioni di anni al tuo tempo. In questo video resterai qui un giorno intero. Incontrerai un dinosauro italiano che ha fatto il giro del mondo, e un piccolo branco che per trent'anni è stato raccontato in modo sbagliato. E alla fine capirai perché proprio queste pietre italiane valgono più dell'oro per chi studia i dinosauri.

1:16Dov'è finita l'Italia?

Prima di muovere un passo, guarda la mappa. Nel Cretaceo l'Italia, come la conosci, non esiste. Non c'è lo stivale, non ci sono le Alpi, non c'è l'Appennino. Tra l'Africa e l'Europa si apre un mare caldo e poco profondo, la Tetide. Qua e là affiorano piattaforme di calcare, banchi di sabbia, lagune e isole. Pensa alle Bahamas di oggi, ma sparse dove un giorno sorgeranno la Campania, la Puglia, il Friuli. Quelle lagune, strato dopo strato, depositano un fango bianco finissimo. Milioni di anni dopo quel fango sarà diventato roccia, e le spinte tra Africa ed Europa lo solleveranno fino a farne montagne. Le montagne su cui oggi c'è Pietraroja.

2:10L'alba a Pietraroja

Sono le sei del mattino. Esci dall'acqua e i piedi affondano in un fango chiaro e molle. L'aria è umida, pesante. Fa già caldo. La laguna è calma, separata dal mare aperto. L'acqua si rinnova poco. In superficie brulica di vita, pesci argentati che saltano, piccoli coccodrilli che scivolano tra le radici. Ma sul fondo è un altro mondo. Laggiù l'acqua non si mescola, l'ossigeno manca, e i batteri producono gas tossici. Niente mangia quello che ci cade dentro. È una trappola perfetta. E proprio per questo, milioni di anni dopo, sarà un tesoro. Sulle isole intorno vivono lucertole, salamandre, insetti enormi. E dinosauri. Non i giganti dei film. Qui, su queste terre piccole e spezzettate, i dinosauri sono spesso piccoli, rapidi, nervosi.

3:16Incontri Ciro

Un fruscio tra le felci. Ti fermi. Qualcosa si muove all'altezza delle tue caviglie. Poi lo vedi. È un cucciolo di dinosauro. Tutto intero è lungo meno di mezzo metro, e buona parte è coda. Occhi enormi, un muso corto, mani piccolissime che afferrano. È nato da pochi giorni. È un predatore, anche se ora sembra un pulcino. Guarda: si avvicina all'acqua, fissa un pesciolino, scatta. Lo ingoia intero. Poi ne prende un altro. E più tardi, tra i sassi, afferra una lucertola lunga quasi un quarto di lui. Lo sappiamo con certezza, e non per ipotesi. Perché quei due pesci e quella lucertola sono ancora lì, dentro la sua pancia. Fossilizzati. Il cucciolo si allontana verso la riva. Il fango è scivoloso. Forse cade in acqua, forse è già morto quando la corrente lo porta via. Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è dove è andato a finire: sul fondo della laguna, in quel fango senza ossigeno dove niente lo avrebbe toccato.

4:35Il fossile che ha fatto il giro del mondo

Salta avanti di centotredici milioni di anni. Primavera del 1981. Un appassionato di fossili, Giovanni Todesco, trova in una cava vicino a Pietraroja una lastra con uno scheletro minuscolo. Pensa che sia un uccello. Lo tiene per anni in casa. Solo nel 1993 un paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano capisce cosa ha davanti: non un uccello, ma un dinosauro. Un cucciolo di teropode, uno dei primissimi dinosauri mai trovati in Italia. Nel 1998 finisce sulla rivista scientifica Nature, e il mondo scopre una cosa che nessuno aveva mai visto. Gli danno un nome scientifico, Scipionyx samniticus, l'artiglio di Scipione del Sannio. Ma un settimanale lo battezza con un nome da ragazzo napoletano. Ciro. Cos'ha di speciale Ciro? Non le ossa. Le ossa di dinosauro si trovano in tutto il mondo. Ciro ha qualcosa che quasi nessun dinosauro ha conservato: i suoi organi. Nella pietra si vedono l'intestino, il fegato, la trachea, fasci di muscoli, persino i vasi sanguigni. Il fango senza ossigeno della laguna lo ha sigillato così in fretta che i batteri non hanno fatto in tempo a distruggerlo. Per questo nel 2011 gli hanno dedicato un'intera monografia, la descrizione più completa mai fatta di un singolo dinosauro. E ancora oggi, se vuoi vederlo, Ciro è in Campania, a Benevento, a pochi chilometri da dove è morto.

6:27Salto a Trieste

Ora tieniti forte. Ti porto avanti di trentadue milioni di anni, e centinaia di chilometri più a nord. Sei sulla costa di una terra bassa, dove oggi c'è il Carso, vicino a Trieste. Ciro è morto da un tempo lunghissimo, eppure sei ancora nel Cretaceo. Il paesaggio è cambiato. Più terra, più foreste, spiagge lunghe. Sulla sabbia, orme grandi come piatti. Le segui fino a una radura vicino all'acqua. E li vedi. Sono adrosauri, dinosauri dal becco d'anatra. Si chiamano Tethyshadros, l'adrosauro della Tetide. Lunghi circa quattro metri, con una coda rigida e lunga, pesano quanto una mucca. Mangiano piante basse, camminano a quattro zampe e, quando serve, si alzano sulle due posteriori.

7:28Il mito del dinosauro nano

Il primo di questi scheletri salta fuori nel 1994, in una cava vicino al mare. Ci vogliono cinque anni per estrarlo, e duemilaottocento ore di lavoro per liberarlo dalla roccia. Lo chiamano Antonio. Antonio è piccolo. Più piccolo dei suoi parenti in America e in Asia. E per anni la spiegazione è sembrata ovvia: era un dinosauro nano. Su un'isola il cibo è poco, e nel corso delle generazioni gli animali grandi si rimpiccioliscono. Succede davvero, agli elefanti e agli ippopotami di Sicilia e di Creta. Poi, dalla stessa cava, arriva un secondo scheletro. Più grande, più robusto, adulto. Lo chiamano Bruno. È fino a un quinto più grande di Antonio, e pesa oltre mezza tonnellata. Nel 2021 un gruppo di paleontologi guarda le ossa al microscopio. E scopre che Antonio non era un adulto nano. Era un giovane. Non aveva ancora finito di crescere. Il dinosauro nano di Trieste, semplicemente, era un ragazzino. E c'è di più. Quella terra non era un'isola sperduta. Era collegata all'Europa e all'Asia da rotte che gli animali potevano percorrere. Una storia raccontata per anni, smontata da un paio di ossa.

8:58Come nasce un cimitero di dinosauri

Torni alla radura. Il cielo si è fatto scuro. Il vento gira, porta odore di pioggia. In lontananza, il tuono. Nessuno sa esattamente com'è andata a Villaggio del Pescatore. Ma sappiamo una cosa che lascia a bocca aperta: in una lente di roccia larga settanta metri, formata in meno di diecimila anni, ci sono almeno sette dinosauri, forse undici. Immagina una delle ipotesi possibili. Le piogge gonfiano i fiumi, l'acqua travolge gli animali o le loro carcasse e li trascina in una baia calma. Lì affondano, il fango li copre. Insieme a loro finiscono pesci, coccodrilli, rettili volanti, persino piccoli gamberi. Un intero ecosistema fotografato nella pietra. Ottanta milioni di anni dopo, quella baia è diventata la roccia del Carso. E l'Italia, che nel Cretaceo non esisteva, si ritrova in mano due dei fossili più preziosi del pianeta.

10:10Torni a casa

Il giorno è finito. Chiudi gli occhi, e quando li riapri sei di nuovo nel tuo tempo. Ma adesso lo sai: sotto le montagne del Sannio e le cave di Trieste c'è un'Italia di lagune tropicali, di cuccioli predatori e di branchi sulla spiaggia. Ciro lo trovi a Benevento. Antonio al Museo civico di Storia naturale di Trieste. Vale il viaggio. La prossima volta la Macchina del Tempo ti porta ancora più indietro, nel Giurassico, per ventiquattro ore nel mondo dei giganti. Se non vuoi perderti il viaggio, iscriviti. Ci vediamo nel passato.

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