Quali dinosauri sono stati trovati in Italia e dove si possono vedere?
I due dinosauri italiani più famosi del Cretaceo sono Scipionyx samniticus, detto Ciro, un cucciolo di circa 113 milioni di anni trovato a Pietraroja (Benevento) con gli organi interni conservati, e Tethyshadros insularis, l'adrosauro di Villaggio del Pescatore (Trieste), di circa 81-80 milioni di anni. Ciro è custodito a Benevento, Antonio e Bruno al Museo civico di Storia naturale di Trieste.
Apri gli occhi: sei in Campania, 113 milioni di anni fa, e sei sott'acqua. L'Italia non esiste ancora: al suo posto c'è un arcipelago di lagune tropicali nel mare della Tetide.
In questo documentario in prima persona attraversi il Cretaceo italiano e incontri due dei fossili più importanti del mondo: Ciro (Scipionyx samniticus), il cucciolo di dinosauro di Pietraroja con gli organi interni ancora conservati, e i Tethyshadros di Villaggio del Pescatore, vicino a Trieste, il branco che per anni è stato raccontato come "dinosauro nano".
Dove vederli: Ciro a Benevento (Soprintendenza ABAP Caserta e Benevento, calchi al Museo di Storia Naturale di Milano); Antonio al Museo civico di Storia naturale di Trieste.
In breve: i fatti da sapere
- Ciro (Scipionyx samniticus) fu trovato nella primavera del 1981 da Giovanni Todesco nella cava Le Cavere di Pietraroja e riconosciuto come dinosauro solo nel 1993.
- Ciro ha circa 113 milioni di anni (Albiano, Cretaceo inferiore), misura 23,7 cm così com'è conservato (circa 46 cm stimati con la coda intera) e morì probabilmente a pochi giorni di vita.
- Nella roccia si vedono intestino, parte del fegato, trachea, muscoli, cartilagini e vasi sanguigni: per questo nel 1998 è finito sulla rivista Nature.
- Lo scheletro quasi completo di Antonio (Tethyshadros insularis) fu trovato nel 1994 a Villaggio del Pescatore, estratto nel 1999 e liberato dalla roccia in circa 2.800 ore di lavoro.
- Uno studio del 2021 ha mostrato che Antonio non era un adulto nano ma un esemplare non ancora adulto; Bruno, più grande del 15-20%, pesava circa 510-580 kg.
- Lo stesso studio ha retrodatato il sito di Villaggio del Pescatore a 81,5-80,5 milioni di anni fa, circa 10 milioni di anni prima di quanto si pensava.
- Nel sito triestino ci sono almeno 7 esemplari di Tethyshadros, forse 11: è il primo branco di dinosauri trovato in Italia.
I capitoli del video
- 0:00Ti svegli in una laguna tropicale
- 1:16Dov'è finita l'Italia?
- 2:10L'alba a Pietraroja
- 3:16Incontri Ciro
- 4:35Il fossile che ha fatto il giro del mondo
- 6:27Salto a Trieste
- 7:28Il mito del dinosauro nano
- 8:58Come nasce un cimitero di dinosauri
- 10:10Torni a casa
Chi è Ciro, il dinosauro di Pietraroja?
Ciro è il soprannome di Scipionyx samniticus, un piccolo dinosauro carnivoro (teropode) vissuto circa 113 milioni di anni fa, nell'Albiano, a Pietraroja, in provincia di Benevento. Il nome scientifico significa "artiglio di Scipione del Sannio".
La sua storia è quasi un romanzo:
- primavera 1981: l'appassionato Giovanni Todesco trova la lastra nella cava Le Cavere e pensa a un uccello fossile;
- inizio 1993: Giorgio Teruzzi del Museo di Storia Naturale di Milano capisce che si tratta di un cucciolo di dinosauro;
- 1993: il settimanale Oggi lo battezza "Ciro", un nome tipicamente napoletano (prima Todesco lo chiamava "cagnolino");
- 1998: Cristiano Dal Sasso e Marco Signore lo descrivono su Nature.
L'esemplare è minuscolo: 23,7 cm come è conservato, circa 46 cm stimati con la coda completa. Le proporzioni, le orbite enormi e i denti mai sostituiti indicano che aveva pochi giorni di vita: secondo la monografia del 2011, forse tre, al massimo circa una settimana. Che aspetto avesse da adulto non lo sappiamo, perché finora è l'unico esemplare noto della sua specie.
Perché il fossile di Ciro è così importante?
Di dinosauri si trovano soprattutto ossa. Ciro invece conserva i tessuti molli: tratti dell'intestino, parte del fegato, la trachea, fasci di muscoli del collo, cartilagini e persino alcuni vasi sanguigni. È uno dei casi di conservazione più eccezionali nella storia della paleontologia.
Il motivo è l'ambiente in cui finì il suo corpo: il fondo di una laguna calda e poco profonda, povera di ossigeno, dove il fango finissimo lo ricoprì in fretta e i batteri non ebbero tempo di decomporlo.
Grazie a questo i paleontologi hanno potuto ricostruire anche cosa aveva mangiato: nella pancia ci sono resti di pesci e di lucertole, in una sequenza di pasti ricostruita dagli studiosi. Alcuni ritengono che un cucciolo così piccolo difficilmente potesse catturare da solo queste prede, e ipotizzano che i genitori lo nutrissero, un possibile indizio di cure parentali.
Tra il 2005 e il 2008 Cristiano Dal Sasso e Simone Maganuco hanno studiato il fossile al Museo di Storia Naturale di Milano; la loro monografia del 2011, di 281 pagine, è considerata la descrizione più completa mai dedicata a un singolo dinosauro.
Tethyshadros: il dinosauro di Trieste era davvero nano?
A Villaggio del Pescatore, nel comune di Duino-Aurisina, i primi frammenti di ossa furono segnalati negli anni Ottanta da Alceo Tarlao e Giorgio Rimoli. Nel 1994 la studentessa di geologia Tiziana Brazzatti individuò uno scheletro quasi completo su una parete di roccia verticale. Per estrarlo servirono anni: fu rimosso nel 1999, dopo aver tolto oltre 300 metri cubi di roccia, e preparato con acido formico diluito in circa 2.800 ore di lavoro, fino alla presentazione al pubblico nel dicembre 2000 con il nome di Antonio.
Nel 2009 il paleontologo Fabio Marco Dalla Vecchia lo descrisse come nuova specie, Tethyshadros insularis, "l'adrosauroide della Tetide, dell'isola". Antonio era lungo circa 4-5 metri e pesava intorno ai 340 kg: più piccolo dei parenti asiatici e americani, sembrava un esempio di nanismo insulare.
Nel 2021 lo studio guidato da Alfio Alessandro Chiarenza (Università di Bologna e altri enti) ha analizzato le ossa al microscopio: Antonio era un giovane non ancora adulto. Il secondo scheletro, Bruno, è più grande del 15-20% e pesava tra 514 e 584 kg. Le sue dimensioni rientrano nella media degli adrosauroidi eurasiatici: niente nanismo.
Com'era l'Italia nel Cretaceo?
Nel Cretaceo, tra circa 143 e 66 milioni di anni fa, la penisola italiana non esisteva. Tra Africa ed Europa si stendeva l'oceano della Tetide, punteggiato da piattaforme carbonatiche: grandi banchi di calcare in acque basse e calde, a tratti emersi come isole e lagune, simili alle Bahamas di oggi.
Il sito di Villaggio del Pescatore si trovava al margine nord-occidentale delle piattaforme carbonatiche adriatiche, i cui resti oggi si estendono dal Nord-Est italiano fino alla Turchia. Secondo Chiarenza e colleghi, nel Campaniano inferiore queste terre erano a tratti collegate all'Europa occidentale e all'Asia, e gli animali potevano spostarsi: la frammentazione in isole più isolate arrivò dopo.
Lo studio del 2021 ha anche corretto l'età del sito: non 70 ma 81,5-80,5 milioni di anni fa. Le rocce del giacimento si sono formate in un intervallo stimato in poche migliaia di anni e conservano, oltre ai dinosauri, pesci, coccodrilli, rettili volanti e piccoli crostacei.
Pietraroja, molto più antica, conserva una fauna simile a una laguna: pesci abbondantissimi, lucertole, un piccolo coccodrilliforme (Pachycheilosuchus), crostacei e perfino un anfibio che indica la vicinanza di acqua dolce.
Quali altri dinosauri sono stati trovati in Italia?
Per molto tempo si pensò che in Italia, coperta dal mare per gran parte del Mesozoico, non si sarebbero mai trovati dinosauri. Oggi l'elenco è più lungo:
- Saltriovenator zanellai, un predatore di circa 7,5 metri di circa 199-198 milioni di anni fa, trovato nel 1996 in una cava di Saltrio (Varese): è il ceratosauro più antico conosciuto;
- Scipionyx samniticus, Ciro, da Pietraroja (circa 113 milioni di anni);
- Tethyshadros insularis, con almeno 7 esemplari, forse 11, a Villaggio del Pescatore (circa 81-80 milioni di anni).
A questi si aggiungono migliaia di orme. Le più famose sono quelle della Cava Pontrelli ad Altamura (Bari), scoperte il 10 maggio 1999 dai geologi Michele Claps e Massimo Sarti: secondo l'ISPRA sono circa 30.000 impronte su un'unica superficie, del Cretaceo superiore, tra le più ricche al mondo.
Orme e ossa dicono la stessa cosa: le piattaforme di calcare della Tetide non erano solo mare aperto, ma terre emerse abbastanza a lungo da ospitare popolazioni di dinosauri.
Cronologia
- Un cucciolo di Scipionyx muore e si fossilizza nel fango della laguna di Pietraroja.
- Un gruppo di Tethyshadros viene sepolto nei sedimenti di Villaggio del Pescatore, vicino a Trieste.
- Giovanni Todesco trova la lastra di Ciro nella cava Le Cavere di Pietraroja.
- Giorgio Teruzzi riconosce in Ciro un cucciolo di dinosauro; il settimanale Oggi gli dà il soprannome.
- Tiziana Brazzatti individua lo scheletro di Antonio a Villaggio del Pescatore.
- Scipionyx samniticus viene descritto sulla rivista Nature.
- Dopo circa 2.800 ore di preparazione, Antonio viene presentato al pubblico a Trieste.
- Fabio Marco Dalla Vecchia descrive la nuova specie Tethyshadros insularis.
- Esce la monografia di Dal Sasso e Maganuco su Scipionyx, 281 pagine.
- Lo studio di Chiarenza e colleghi su Scientific Reports smonta l'ipotesi del dinosauro nano e retrodata il sito.
Domande frequenti
Dove si può vedere il fossile di Ciro?
L'originale di Scipionyx samniticus appartiene allo Stato ed è custodito a Benevento, nella sezione paleontologica del Centro operativo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, nell'ex Convento di San Felice. Le aperture sono spesso legate a giornate ed eventi speciali, quindi conviene contattare la Soprintendenza prima della visita. Calchi di Ciro sono esposti al Museo di Storia Naturale di Milano.
Quanto era grande Ciro?
Il fossile misura 23,7 centimetri, ma manca di gran parte della coda: con la coda completa il cucciolo doveva essere lungo circa 46 centimetri. Era appena nato, forse da tre giorni. Le dimensioni da adulto restano sconosciute, perché non si conoscono altri esemplari della specie; probabilmente non superava i 2-2,5 metri dei compsognatidi più grandi.
Perché si chiama Scipionyx samniticus?
Il nome generico, Scipionyx, unisce il nome di Scipione al greco onyx, artiglio: ricorda Scipione Breislak, geologo che nel Settecento descrisse il giacimento di Pietraroja, e il condottiero romano Publio Cornelio Scipione l'Africano. Samniticus significa "del Sannio", la regione storica in cui si trova Pietraroja. Il soprannome Ciro fu invece un'idea del settimanale Oggi nel 1993.
Ciro è stato esposto all'estero?
Sì. Nel 2023 il fossile è stato prestato al National Museum of Nature and Science di Tokyo per la mostra Dino Expo 2023, dove è rimasto esposto fino al 18 giugno. In passato era stato studiato per anni al Museo di Storia Naturale di Milano, dove tra il 2005 e il 2008 è stata condotta la cosiddetta "paleo-autopsia".
Quanto pesava il Tethyshadros?
Antonio, l'esemplare tipo, è stimato intorno ai 338 kg, ma non era ancora adulto. Bruno, il secondo scheletro descritto nel 2021, è più grande del 15-20% e pesava tra 514 e 584 kg secondo lo studio di Chiarenza e colleghi: più o meno quanto una mucca.
Si può visitare il sito di Pietraroja?
Sì: a Pietraroja, nel Parco regionale del Matese, c'è il Parco geopaleontologico, in via Fontanelle 14, gestito da un ente dedicato. Il giacimento delle Cavere conserva rocce calcaree del Cretaceo inferiore ricche di pesci fossili, rettili e crostacei. Orari e modalità di visita vanno verificati sul sito dell'ente prima di partire.
Dove vederlo oggi
Centro operativo della Soprintendenza ABAP di Caserta e Benevento, ex Convento di San Felice, Benevento
Qui è custodito il fossile originale di Ciro (Scipionyx samniticus), con altri reperti di Pietraroja.
Museo civico di Storia naturale, Trieste
Espone gli scheletri di Antonio e Bruno, i Tethyshadros di Villaggio del Pescatore.
Parco geopaleontologico di Pietraroja (Benevento)
Il luogo dove è stato trovato Ciro, con i calcari fossiliferi del Cretaceo inferiore.
Museo di Storia Naturale, Milano
Espone i calchi di Ciro e le ossa di Saltriovenator, il dinosauro lombardo.


